00 06/04/2016 01:12
Michael Jackson con Tjandamurra O'Shane



Tjandamurra O'Shane non doveva andare a scuola quel giorno del 1996. Si era svegliato con una sensazione di malessere, e la madre Jenni voleva rimanesse a casa.
Ma a 6 anni di età, e con un nuovo giocattolo da mostrare agli amici, insistette per andarci.

Come ogni giorno, Tjandamurra rimase in aula per tutta la mattina e, quando la campana suonò per il pranzo, uscì a giocare. Ma improvvisamente gli si avvicinò un ragazzo da dietro: prima che il bambino potesse rendersi conto, lo cosparse di benzina e gli diede fuoco. Entrambi non si erano mai visti prima.

«Sentii odore di benzina e pensai che venisse dalla scuola, ma poi iniziai a bruciare: guardai il mio braccio ed era in fiamme», ricorda Tjandamarra. Gridando, corse verso la scuola, dove il direttore Michael Aitken si precipitò per spegnere le fiamme.

Con ustioni sul 70% del corpo, i medici gli avevano dato poche speranze di sopravvivenza. Sottovalutarono, però, la forza di quel bambino sfortunato, battezzato con lo stesso nome di un leggendario guerriero aborigeno del 19°secolo. Ma soprattutto, non potevano prevedere chi sarebbe andato a trovarlo da lì a poco.

Fu in quel periodo, infatti, che Michael Jackson arrivò in Australia con il suo HIStory World Tour. Come sua abitudine, spostandosi di città in città, il Re del Pop riusciva a visitare ospedali e orfanotrofi di tutto il mondo.

Gli raccontarono il caso di Tjandamurra, e Michael ne rimase talmente colpito che volle vederlo personalmente. Arrivato al 'Royal Brisbane Children's Hospital', lo abbracciò, gli parlò a lungo e scattarono delle foto insieme; ma senza mai trascurare gli altri bambini ricoverati nella struttura.









Dopo quell'incontro, nonostante la previsione dei medici, Tjandamurra cominciò progressivamente a migliorare, e dopo mesi di trattamenti lancinanti poté tornare a casa.
Ma il dolore non era ancora finito: il bambino infatti iniziò a crescere rapidamente, e gli furono necessari innesti di pelle per coprire le ferite.

Inoltre, a causa della sua condizione, divenne oggetto di discriminazioni da parte di alcuni compagni: «Ho subito atti di bullismo a scuola per un certo periodo. Nessuno voleva essere mio amico a causa del mio aspetto. Per fortuna c'erano anche molte persone che mi sostenevano».

Da quel giorno molto tempo è passato, e oggi Tjandamurra è un uomo felice. Nel 2011 si è anche sposato ed è diventato padre: «Per come era cominciata la mia vita, non avrei mai immaginato di ricevere la benedizione di una famiglia così bella».

Questa nuova visione della vita gli ha permesso di perdonare l'uomo che gli causò tanta sofferenza, Paul Wade Streeton. L'autore del reato rimane tuttora in carcere per una condanna a vita, ma Tjandamarra vuole incontrarlo: «Molte persone a me care non sono d'accordo, ma credo sia importante per me e per i miei genitori offrirgli il perdono».

Ora che ha raggiunto l'età adulta, vuole usare la sua esperienza per aiutare gli altri giovani, bambini aborigeni in particolare, attraverso colloqui motivazionali: «Fondamentalmente voglio aiutarli ad uscire dalla droga, dall'alcool e da altre dipendenze. Voglio mostrare loro che è facile cambiare percorso di vita, perché se ci sono riuscito io può farlo chiunque. La cosa più importante è mantenere sempre un atteggiamento positivo».



Tjandamurra O'Shane

Fonte: brisbanetimes.com.au
[Modificato da Compix 10/11/2016 18:23]