00 5/17/2009 9:20 PM
LEGGE ELETTORALE
Gli esiti nocivi del referendum

Tra poco saremo chiamati a votare parecchio. Ma il voto che sin d’ora accende gli animi e fa più discutere è sul referendum Guzzetta-Segni in calenda­rio per il 21 giugno: un refe­rendum che modifica il si­stema elettorale in vigore, il giustamente malfamato Porcellum. Per l’esattezza i quesiti referendari sono due. Il secondo propone di vietare le candidature mul­tiple, e questa proposta è sacrosanta. Però il quesito importante è il primo, che mantiene il premio di mag­gioranza ma lo attribuisce soltanto alla lista vincente e non più alla coalizione vincente. Di questa propo­sta 1) si deve dire bene, 2) si può aggiungere che è inutile, ma 3) si deve an­che dire che è pessima.

Bene perché il Porcel­lum esibiva un controsen­so, il controsenso di predi­sporre uno sbarramento (alla Camera il 4% per un partito, il 10 per una coali­zione) e di consentire al tempo stesso coalizioni che lo avrebbero scavalca­to. Per esempio, cinque «nanetti» del 2% cadauno si potevano alleare e così beffare la barriera.

Il che non toglie, però, che il divieto di coalizioni previsto dal referendum fosse inutile. Inutile per­ché la legge parla di «liste» e non di partiti, e quindi quel divieto sarebbe stato aggirato dall’invenzione, per le elezioni, di due «li­stoni » acchiappatutti al co­perto dei quali restavano e sarebbero riemersi i partiti di prima. Insomma, fatta la legge, trovato l’inganno. In­ganno lucidamente previ­sto da Franceschini, allora presidente dei deputati Ds, che a quel tempo era evi­dentemente ancora lucido. Pessima. Pessima per­ché si tratta davvero di un premio di maggioranza truffaldino e distorcente. Il professor Guzzetta lo pote­va tranquillamente cancel­lare. Non lo ha fatto. Pecca­to.

Un premio di maggio­ranza non è truffaldino (co­me non lo fu all’inizio de­gli anni Cinquanta) quan­do rinforza una vera mag­gioranza, e cioè quando ri­chiede, per scattare, che la coalizione vincente arrivi almeno al 50% del voto. In­vece il premio previsto dal referendum scatta in ogni caso, e così trasforma in maggioranza la maggiore minoranza. Anche se, per esempio, il Pdl ottenesse al­le prossime elezioni soltan­to il 30% dei voti, otterreb­be lo stesso alla Camera il 55% dei seggi. Già lo scrive­vo in data 1 novembre 2006: il rischio più grave è che «un partito di maggio­ranza relativa possa vince­re il premio senza aggregar­si con nessuno e così con­seguire una maggioranza assoluta tutto da solo: il che prefigura, in ipotesi, un inedito strapotere di Berlusconi». Purtroppo l’ipotesi di allora è la certez­za di oggi.

Che fare? Si avverta: il si­stema elettorale, in Italia, è stabilito con legge ordina­ria a maggioranza sempli­ce. Pertanto non è espres­sione di una volontà popo­lare ma di una normale vo­lontà parlamentare. Ma se sottoposto a referendum, allora ottiene un rinforzo di legittimità. Nel caso in esame, se vinceranno i No (il rifiuto delle modifiche referendarie) allora si po­trà dire che il popolo italia­no vuole il Porcellum così come è. Se invece vincesse­ro i Sì, allora si dirà che la sovranità popolare vuole una maggioranza ope legis.

E in entrambi i casi ci do­vremo tenere questa mani­polazione truffaldina a lun­go.
Allora, che fare? Perso­nalmente io non voterò. Non per indifferenza o pi­grizia, ma perché rifiuto di conferire legittimità a due soluzioni che sono entram­be nocive. Non sarà, que­sta, una soluzione brillan­te. Ma è forse il male mino­re.

Giovanni Sartori
17 maggio 2009


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