00 4/28/2013 12:30 PM
-Oh cazzo! Soraya!- la voce di Michael arrivó ovattata alle mie orecchie. 
-Soraya! Rispondimi! Ma che cazzo è successo Mildret!?- chiese Michael  urlando ripetutamente il mio nome. Ma io non riuscivo ad aprire bocca. Il dolore era forte e sentivo il cuore battere all'impazzata. Michael fece passare le  mani sotto le mie ascelle per poi appoggiarle poco sotto al seno e mi alzó lentamente. Ma io sentivo le gambe molli.
-Chiamate un'ambulanza! Ora!- ordinó Michael. Ero ancora appoggiata con una mano sul corrimano. La mano di Michael andó su quella appoggiata e delicatamente la staccó. Mi cedettero le gambe e prontamente Michael mi sorresse prendendomi in braccio. 
-Soraya! Soraya rispondimi!- ancora niente, non riuscivo proprio a parlare. Riuscii solamente ad aprire gli occhi ed a fissare i suoi senza mai staccarmene. Sentii le sirene provenire dall'esterno. Michael camminó velocemente verso il viale esterno dove c'era un'ambulanza pronta con barella e tutto il necessario. Mi adagió sulla barella e da li in poi non ricordai molto. Quando mi svegliai sentii ancora una scarica di dolore che mi arrivó dritta alle tempie. Aprii lentamente gli occhi. Michael mi teneva la mano mentre con l'altra si teneva la fronte. Stava piangendo. Silenziosamente ma piangeva. Strinsi appena le dita attorno alla sua mano. Se ne accorse e mi guardó. Aveva tutti gli occhi arrossati dal pianto ma si sforzó di sorridere.
-Cos'è successo?- chiesi con difficoltà. Lui sospiró. 
-Hai avuto un giramento di testa e un alzamento della pressione. Sei caduta dalle scale...- io aprii leggermente la bocca.
-E... il bambino?- chiesi preoccupata. Ed ecco che una lacrima solcò il suo viso. 
-Soraya... quando... sei caduta... il bambino... ha subito dei danni...- disse asciugandosi le lacrime. Istintivamente portai una mano alla pancia. Iniziai a piangere. Michael mi accarezzó una guancia con il dorso della mano. Chiusi gli occhi per un'altra fitta.
-Shh... si sistemerà tutto...- mi rassicuró continuando ad asciugare le mie lacrime. -É malato! Lo so è malato!- urlai iniziando a divincolarmi nel letto e muovendo le gambe nel tentativo di togliermi le coperte. Michael mi prese i polsi ma io continuai a divincolarmi piangendo. 
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-Soraya! Calmati... piccola...- cercai di farla calmare ma continuava ad agitarsi.
-Non toccarmi! È malato! É colpa tua! Ti odio!- mi urló ad un tratto. Io mollai la presa sulle sue braccia. La guardai. Ad un tratto sentii un rumore. Mi voltai e vidi il monitor con sopra l'elettrocardiogramma. Il cuore stava battendo troppo velocemente. La porta della stanza si spalancó ed entrarono delle infermiere. Due di loro mi fecero allontanare da lei. Prima che chiudessero la porta vidi lei che piangeva ed urlava il suo dolore. Mi sedetti su una poltroncina da visita. Dopo qualche attimo sentii solamente silenzio. Aspettavo impazientemente i risultati degli esami. Già, il bambino aveva sentito la botta della caduta ma per capire se era affetto da qualche malattia dovevamo fare gli esami. Fissai a terra. 
-Signor Jackson, ho i risultati.- mi sentii come svegliato da un coma. Erano passate tre ore. Per tre ore ero rimasto a fissare il nulla. Mi alzai in piedi e lo guardai con speranza.
-La caduta ha danneggiato la signorina... ma il bambino non ha subito alcun danno grave.- stavo per saltargli addosso, quando mi fece capire di non aver detto tutto.
-L'utero non ha subito danni... ed è tutto okay.- gli strinsi la mano continuando a dire una serie infinita di "grazie!" 
-Puó entrare ora.- disse facendo cenno con la testa alla porta della stanza.
-Quando potrà uscire?- chiesi io. Lui diede una lettura veloce ai documenti.
-Anche adesso. Fra qualche minuto dovrebbe arrivare una sedia a rotelle, evitiamo di provocare altro dolore alla ragazza poichè il coccige ha subito una scheggiatura.- rispose lui con tono autoritario. Ringraziato un'ultima volta il dottore entrai nella camera. Lei era sdraiata e volgeva la testa in un altra direzione. Mi avvicinai lentamente. Anche se aveva la faccia rivolta verso di me non mi guardava. Guardava a terra. 
-Soraya...- bisbigliai con timore. Lei alzó lo sguardo e mi guardó. Gli occhi erano ancora pieni di lacrime che lentamente stavano iniziando a scendere.
-No Soraya... non piangere...- bisbigliai ancora prendendole il volto fra le mani. Mi chinai dolcemente. I nostri nasi quasi si sfioravano. 
-Scusa Mike...- disse prima che la baciassi. Appoggiai le mie labbra sulle sue con una leggera pressione. Schiuse la bocca e il nostro bacio diventó piú caldo e piú intimo. Mi staccai a fatica da quella dolce morte che erano le sue labbra.
-Piccola... il bambino sta bene...- le dissi asciugandole le lacrime. Nel suo sguardo vidi una luce e le sue labbra si distesero in un sorriso. Ma poi ritornò triste. Mi sedetti su una sedia vicino al lettino.
-Cosa ti turba?- chiesi tenendole le mani.
-Io non ti odio... scusa... ma non ero in me... io... io ti amo infinitamente!- e mi buttó le braccia al collo.
-Voglio tornare a casa...- mi bisbiglió nell'orecchio. In quel momento entró un infermiere con la sedia a rotelle. Ci sciogliemmo dall'abbraccio. L'infermiere stava per prenderla in braccio ma lo anticipai. La presi delicatamente in braccio e la adagiai sulla sedia a rotelle. Uscimmo dalla stanza e dopo aver compilato dei moduli ed aver ritirato i vari medicinali andammo a casa. Aprii lentamente la porta d'entrata e spinsi la sedia a rotelle. Chiusi dietro di me la porta. Soraya non mi aveva ancora rivolto parola. Mi abbassai sui talloni e cercai il suo sguardo.
-Piccola...- dissi dolcemente. Le presi il mento con due dita e glielo alzai dolcemente. Finalmente vidi i suoi occhi, tristi.
-Amore cosa ti turba?- chiesi ancora. Lei si limitó ad abbassare lo sguardo.
-Puoi dirmi tutto.-
-Mi... mi sento in colpa.- mormorò. Mi si strinse il cuore. 
-Shhh... ti ho già perdonata.- e mi sorrise. 
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