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Michael Jackson's This is it: commenti dei vip e recensioni

Last Update: 6/18/2011 10:06 PM
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Re: mymovies.it
dr.dree, 29/10/2009 18.42:

Kenny Ortega ricompone nel modo e nel luogo giusto il mito impalpabile di Michael Jackson. E le stelle stanno a guardare
Marzia Gandolfi
Michael Jackson muore in scena come in un dramma shakespeariano. Suicidio, overdose, arresto cardiaco? Il sesso, le (presunte) molestie, la fama. C'è tutto, come in un film hollywoodiano. C'è una grande villa, una stanza piena di indizi, un corpo nudo sul letto, la polizia che indaga, la folla che spinge fuori e oltre i nastri, l'autopsia, le (inverosimili) ipotesi del decesso, le esequie, quelle pubbliche e quelle private. Muore così il 25 giugno a Los Angeles e a un mese dal suo concerto londinese, Michael Jackson, Re del Pop, che resisteva al tempo danzando. Ma il sadismo della stampa e dello spettatore vuole sopra ogni cosa che il morto resti in scena a ciondolare sul patibolo mediatico, senza il conforto di potersene mai davvero andare via. Corpo conteso, eredità (artistica e sostanziale) reclamata, immagine contestata, l'artista dell'Indiana non trova pace, ostinatamente e barbaramente esposto alla luce del racconto. La sua vita e la sua morte vengono catturate e imbrigliate dentro una cronaca volgare e indecente. Poi arriva in sala Michael Jackson's – This is it di Kenny Ortega, si spengono le luci e inizia un altro film che potrete (e dovete) vedere in tutte le sale del mondo per quindici giorni. Poi verrà annullato, come un concerto in un giorno mesto di pioggia.
Diretto e prodotto da Ortega con il supporto della Fondazione Michael Jackson, il documentario pop del regista californiano è uno sguardo privato sul concerto che avrebbe, ci potete giurare, rivoluzionato l'arte dello stare in scena. Declinando l'approccio biografico, le interviste, gli sballi, le strade percorse o i negozi visitati, l'autore mette ai nastri di partenza una lucida, tirata e micidiale macchina del pop che si chiama(va) Michael Jackson, regalando ai suoi spettatori quello che sarebbe stato l'ultimo tour dell'artista e offrendogli un punto di vista (im)possibile su tutte le prove provate, sofferte, sudate. Non appena Michael entra sulla scena, in giacca in silver e simultaneamente nera, meraviglia del découpage, gli occhi si spalancano e l'anima si desta. Adesso esistono soltanto il gesto, il volto, il corpo, la musica, la parola, il tono, l'emozione. Come il suo man in the mirror, Jackson risponde con uno sguardo d'intesa alla sua immagine speculare.
Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can't stop loving you, M. J. si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un'esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. Perché la bravura tecnica, come suggeriscono le coreografe addette alle selezioni dei ballerini che faranno corona intorno all'artista, non è sufficiente per concretizzare un sogno e raggiungere “la prima fila” nello show. Soltanto undici ballerini proveranno la singular sensation in costumi dorati e cilindro, soltanto la prima linea accompagnerà Jackson sul palco e ne sarà la sua osservante e reverente emanazione, moltiplicata all'infinito come negli specchi di Chorus Line e grazie alla magia del green screen. Dopo aver personalmente promosso gli elementi più meritevoli, l'artista avvia lo show, rigorosamente cronometrico e superbamente coreografico, costringendo la macchina da presa da creatrice dello spettacolo a spettatrice dell'esibizione.
Lo schermo diventa allora tutta una scoperta: M. J. allarga le braccia e muove le mani come un direttore d'orchestra in un teatro di marionette e di talenti, dentro uno spettacolo fondato sulla centralità della danza e di un artista in grado di avere vita sulla scena e di distruggere gli automatismi quotidiani del corpo, creando una diversa qualità di energia, visibile anche in situazioni di immobilità. Dietro l'impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta ("Le prove servono a questo"), sempre nobile, sempre garbata. Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla "ricomposto" (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto. This is it. That is it.


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10/29/2009 9:10 PM
 
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articolo tratto da il Giornale .it
a mio avviso un bel articolo a parte due cosette riguardanti i soliti dubbi sulla persona di mike


Se questo era Michael Jackson poco prima di morire (This is it era il titolo del brano che chiudeva e insieme titolava il suo ritorno concertistico sulle scene), l’unica cosa da fare è chiedergli scusa. Ricordate? «Non si reggeva più in piedi, era ormai pelle e ossa, si drogava, era calvo, aveva la dentiera»... E invece dalle immagini del film-documentario che racconta i tre mesi di prova per il primo dei cinquanta concerti previsti alla 02 Arena di Londra (Michael Jackson's This is it, regia di Kenny Ortega, da domani e per sole due settimane sugli schermi cinematografici di tutto il mondo, 600 solo in Italia) emerge un artista completo, musicalmente perfetto, di straordinaria presenza e padronanza scenica, in grado di intervenire su ogni aspetto dello show: dalle luci agli effetti speciali, dalla valorizzazione dei singoli partner alla scenografia d’insieme. Lo spettacolo che aveva in mente e di cui il documentario dà diligentemente conto, era qualcosa che avrebbe fatto impallidire qualsiasi concerto rock e/o pop fino ad allora realizzato, una via di mezzo fra un musical, un film di Spielberg, un’opera di danza moderna...

Come tutte le creature irreali, Jackson era a suo agio solo in un mondo fantastico, dove gli zombie risorgono, le immagini si sdoppiano, la finzione cinematografica si fa realtà. Un mondo che gli permetteva di entrare e uscire dai film con Rita Hayworth e Humphrey Bogart, dai fondali di cartapesta dello skyline di New York o dalle pellicole che ritraevano la foresta amazzonica...

Questo essere asessuato, né uomo né donna, e come senza età, condannato a un’eterna e artificiale giovinezza, alieno persino nella pigmentazione della pelle, un negro-bianco, un bianco-negro, un’altra cosa, funzionava perfettamente lì dove ogni regola è sospesa, ogni prodigio è naturale, ogni licenza artistica è permessa. Fuori da quel palcoscenico, la normalità della realtà doveva apparirgli così incomprensibile da atterrirlo. La quotidianità, ovvero la vita, deve essere stata per lui un lungo, insopportabile incubo.

Un altro aspetto che emerge in This is it, e che in qualche modo è correlato con quanto andiamo dicendo, è una professionalità mai capricciosa, ma umilmente orgogliosa. Si capisce come lavorare con lui potesse essere considerato un apice, un arricchimento e per molti versi un’educazione. Nessun divismo, nessuna compiacenza né impazienza. Essendosi costruito un mondo fuori dal mondo, Jackson vi regnava nel segno dell’armonia, un sovrano gentile che sussurrava i suoi grazie e non sopportava l’infelicità, che giocava con la musica con la serietà gioiosa tipica dei divertimenti infantili.

Per uno che aveva esordito nel campo della musica a undici anni, This i sit sarebbe dovuto essere il compendio, la celebrazione e la riaffermazione di un talento artistico che per i successivi quaranta era però andato di pari passo con un rovinoso quanto patetico alterarsi della personalità (la chirurgia plastica in eccesso, la paura delle malattie, l’ossessione per l’igiene, il sospetto e poi le accuse di pedofilia eccetera). Il tempo, che con lui da subito era stato prodigo, alla fine gli si è dimostrato avaro, ma può anche darsi che fosse questa la giusta misura delle cose, scomparire quando se ne attendeva la ricomparsa, ma lasciando il ricordo di che cosa sarebbe stata: una meravigliosa fiaba per adulti cantata e recitata da un principe bambino.


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10/29/2009 9:37 PM
 
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Questo bell'articolo non fa che aggiungere tristezza alla tristezza....scusate ma oggi sono speechless....

MICHAEL JACKSON IL RE DEL POP
L'AMORE VIVE PER SEMPRE......
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10/29/2009 9:43 PM
 
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Alla faccia di chi lo disprezza tanto e dice che era un "abominio"..
Che tristezza..
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10/29/2009 10:06 PM
 
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Complimenti Andrea per le tue parole
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10/29/2009 10:22 PM
 
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Bhe un gran bello articolo.
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10/29/2009 10:35 PM
 
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Bellissime parole...un plauso!
Mi piace che gli unici aggettivi, non positivi ma che secondo me sceglie appositamente di utilizzare per riprendere gli stereotipi con cui lo si descriveva, siano stati accuratamente scelti solo per rafforzare poi quello che e' il suo pensiero di Michael artista dal valore morale e artistico ineccepibile e inarrivabile!



Cioe' come per dire...si per voi potra' essere pure un alieno o quello che vi pare ma era il genio piu' grande che sia esistito e che se sarebbe vissuto avrebbe assestato un altro bel colpo a tutto il panorama artistico e musicale portando sulle scene "this is it".








[Edited by MKFUEGO 10/29/2009 10:39 PM]
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10/29/2009 10:39 PM
 
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Re:
Fated, 29/10/2009 22.06:

Complimenti Andrea per le tue parole




non sono mie parole...nn avrei mai usato ASESSUATO !! [SM=x47918] [SM=x47954] [SM=x47983]

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10/29/2009 10:45 PM
 
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Re: Re:
AndreaMJ, 29/10/2009 22.39:




non sono mie parole...nn avrei mai usato ASESSUATO !! [SM=x47918] [SM=x47954] [SM=x47983]




Pure io anche perche' non l' ho mai pensato potesse esserlo. [SM=g27817] anzi.... [SM=g27828]

Comunque secondo me e' una scelta del giornalista di utilizzare termini comuni,stereotipi come chiave di lettura per entrare meglio nel pensiero comune pero' per poi dire "ok pensate cosi'se volete,fate cio' che vi pare ma non negate che Michael era un talento unico!"

Cosi' l'ho interpretata io ma magari sono troppo ottimista da leggere queste sfumature di significato.
[Edited by MKFUEGO 10/29/2009 10:46 PM]
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10/29/2009 11:08 PM
 
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sono contento del titolo che hanno dato all'articolo, ma nonostante questo non li perdonerò di tutto il fango e la mer*a che hanno sparato su michael negli ultimi anni. Michael era il mglioree sono siuro che anche loro lo sapevano, solamente che come ben si sa "le notizie buone non fanno tanto scoop"

Le foto non sono abbastanza, perchè vi spingete così oltre?
Confondete le persone, raccontate solo le storie che volete voi.
Continuate ad inseguirmi, invadendo la mia privacy.
Volete lasciarmi in pace?!

"MJ, October 2001"
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