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Michael Jackson's This is it: commenti dei vip e recensioni

Last Update: 6/18/2011 10:06 PM
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ostianews.com
“THIS IS IT” JACKSON LA LEGGENDA
29

ott

(LEGGO) - Il palco, le scenografie, gli effetti speciali, i colori, sono spettacolari. Ma non si vedono. Quando appare lui, tutto si dissolve. Michael Jackson è il mito e il palco, è il ritmo che prende corpo a uno schioccar di dita, a un movimento di bacino, a un cenno degli occhi . Con la voce nel cuore e la sicurezza di chi sa di essere ancora il numero uno, Jacko fa le prove generali di quello che sarebbe dovuto essere uno degli spettacoli più grandi di tutti i tempi. This is it (Questo è quanto) è un film-documentario che non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Ce l’aveva quasi fatta quest’uomo fragile e controverso, dotato di genialità e sensibilità, a mettere su lo show della sua storica rentrée live. Poi, il buio . All’improvviso, il 25 giugno, la notizia della sua morte. Tutto finito. Chi vive nella musica , sa che la leggenda è tale quando un brano, una nota, continuano negli anni a trasmettere qualcosa, a smuovere le coscienze, a far ballare. Jacko è qui, con noi: basta andare al cinema entro due settimane per capire quanta energia avesse ancora un ragazzino di 50 anni che allo Staples Center di Los Angeles (i concerti però si sarebbero dovuti tenere alla 02 Arena di Londra) appare in gran forma, incredibilmente asciutto ma atletico. Forse “bombato” per reggere l’urto del maxi-evento, ma comunque illuminato: dà indicazioni a tutti, dai ballerini arrivati dall’altra parte del mondo per affiancarlo in questa incredibile avventura, ai coristi che lo seguono come i cani fanno con il loro padrone, dentro le melodie di They don’t care about us e Wanne be startin’ something o i battiti di Smooth Criminal e Billie Jean. Fa tutto, Michael: gioca, si diverte, ride di gusto , si mette dietro la macchina da presa per aggiustare il tiro, si critica, risparmia la sua voce, modella le canzoni a uso e consumo dei fan. «Il pubblico deve ascoltare esattamente il pezzo del disco», dice alla troupe con cui lavora ogni giorno durante le prove. Mostra il lato umano e l’animo gentile: «Vi voglio bene, Dio vi benedica», esclama alla fine di una canzone andata a buon fine. «E’ il tuo momento di gloria, trova la nota più alta», sussurra alla favolosa chitarrista greca, la bionda Orianthi Panagaris, nell’assolo di Black or white . In quasi due ore di filmati, c’è un Jackson che nella forza della voce, nel ritmo funky e nel coraggio della break dance, non sembra vicino alla morte. Nel montaggio (meraviglioso) del film chiaramente commerciale girato dal regista dello show, Kenny Ortega, probabilmente saranno state tagliate le scene che mostrano il re del pop nella sua versione più oscura (la vita privata, tipo i fatti di Neverland, è scartata a prescindere), la depressione e la fatica anche mentale di dover sopportare 50 date quando a mala pena sopportava le pressioni di amici e parenti che oggi si godono (alcuni, forse molti) l’eredità di un artista che poteva ancora dire molto. «Metteteci più amore - spiegava durante lo show - e ricordatevi che dobbiamo fare qualcosa per salvare questo mondo entro quattro anni». We are the world, Michael. Ci proveremo.

Lucia
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10/29/2009 1:17 PM
 
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Avvenire
Film postumo su Jackson tra inediti e mezze verità
Le accuse di sciacallaggio scagliate da alcuni fans contro This is it, il film su Michael Jackson da ieri sugli schermi di mezzo mondo, hanno forse una loro ragione. Utilizzare i filmati girati dallo staff del cantante durante le prove dello show che avrebbe dovuto portarlo alla O2 di Londra – per fare cassetta e ripianare la voragine commerciale aperta nelle casse della produzione dalla sua improvvisa scomparsa – è un’incursione nella privacy del cantante così violenta da legittimare una riflessione sui tempi che viviamo.

Allo stesso tempo però (e qui stanno forse le ragioni dietro al sì dei familiari) l’operazione restituisce dignità al re del pop. This is it infatti restituisce a Jacko quel che è di Jacko, mettendo l’accento sulle sue svettanti qualità d’artista, sulla sua dedizione per il lavoro, sul suo puntiglio di performer, sulla cortesia riservata ai collaboratori anche nei momenti di maggior tensione, sulla straordinaria bravura di un cast fuori dal comune. Le immagini seguono passo dopo passo i primi cinque giorni di prove al Forum di Inglewood e allo Staples Center di Los Angeles, per offrire un’idea di quel che sarebbe stato il suo show.

La bassa definizione di alcune immagini dimostra che il materiale ha provenienza varia; dalle cineprese alle telecamere amatoriali. Si parla di 200 ore di girato, da cui un attento lavoro di editing ha partorito i 112 minuti della pellicola. Anche se alcune inquadrature sono di qualità tale da sembrare appositamente realizzate (in un momento successivo) per il film.

Ci sono frammenti «rubati» molto efficaci. Si vede Michael che ringrazia ballerini, tecnici e musicisti ricordando loro che tutti assieme stanno «riportando l’amore nel mondo per ricordare al mondo che l’amore è importante», oppure Jackson che, vestito da gangster, scivola sul set di Gilda, tra Rita Hayworth ed Humphrey Bogart, per introdurre il balletto di Smooth criminal. Senza contare un filmato di Thriller in 3D che reinventa il celeberrimo videoclip di John Landis e che in scena avrebbe dovuto essere accompagnato da ballerini in costume, spettri volanti e un grosso ragno meccanico con dentro lo stesso Jackson.

Insomma si vedono le prove di un grande show con al centro un grandissimo professionista in gran forma nonostante il volto scheletrico devastato dal bisturi plastico. La pellicola però non racconta come stessero realmente le cose giù dal palco, se è vero che il cantante si facesse fare tre iniezioni al giorno di antidolorifici o avesse bisogno della maschera ad ossigeno per riprendersi dallo sforzo come riferiscono alcune fonti.

Siccome il business è business, su Jackson c’è anche una mostra, aperta ieri a Londra, con i costumi che l’idolo di Bad avrebbe dovuto indossare in scena. Sul mercato è appena arrivato anche l’album «ispirato dal film» con una compilation di "hit", ma si tratta solo di un’operazione commerciale visto che, oltre al singolo This is it contiene versioni originali di alcune hit, più tre "demo" di trascurabile entità, più una poesia recitata dallo stesso Michael. Stasera, poi, a Bolzano debutta il tour italiano di Thriller-Live lo show sulla vita e le canzoni di Jackson trasformato dagli eventi nel suo memoriale. Trieste, Roma (dal 10 al 22 novembre), Bologna, e Milano (dal 26 novembre al 6 dicembre) le altre tappe.
Massimo Gatto

Lucia
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10/29/2009 1:18 PM
 
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Reuters italia
Giudizo favorevole da critica per "This is it", film su Jackson
mercoledì 28 ottobre 2009 09:19
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1 / 1Schermo interoLOS ANGELES (Reuters) - Il film su Michael Jackson "This Is It", ieri in anteprima per una platea tra cui attori come Will Smith, Jennifer Lopez e quattro fratelli del cantante, ha ottenuto un primo favorevole giudizio dalla cirtica dimostrando che il re del Pop sa ancora fare spettacolo.
Realizzato con un estratto delle 80 ore di riprese degli ultimi giorni di vita di Jackson e delle prove della serie di concerti londinesi che il cantante stava preparando, il film è stato definito "la storia di un maestro nel suo mestiere" dal regista Kenny Ortega.

Diverse centinaia di fan, con indosso un solo guanto come era usanza di Jackson negli anni 80, si sono riuniti per le anteprime di Los Angeles e Londra, mentre 150.000 fan, anche dal Brasile e dall'Australia, hanno visto l'anteprima di Los Angeles via internet. Ieri è stato giorno di anteprima per il film anche in altre 15 città, tra cui Seul, Johannesburg, Rio de Janeiro e Berlino.

Il fondatore di Motown Records, Berry Gordy, e i fratelli di Jackson, Jermaine, Tito, Jackie e Marlon sono tra i vip che hanno reso omaggio al re del pop, morto improvvisamente lo scorso 25 giugno. Ortega ha dato il via all'anteprima di Los Angeles descrivendo Michael Jackson come "un uomo che ha cercato di rendere il mondo un posto migliore. 'This Is It' è e rimarrà sempre un film per i fan".

Il documentario si apre con i cantanti e i ballerini che hanno collaborato con la star che raccontano le sensazioni provate nel lavorare con un divo come Jackson, per poi passare direttamente alle immagini del suo grande successo "Wanna Be Startin' Somethin'".

Il resto della pellicola mostra le prove di Michael Jackson in vista del suo show "This Is It". Tra le coreografie preparate per i concerti c'erano quelle di cult come "Beat It", "Thriller", "Black or White" e "Man In The Mirror". Per tutto il film si vede Jackson lavorare con cantanti e ballerini per creare uno show che soddisfi il suo pubblico.

Claudia Puig, critica cinematografica per Usa Today, ha commentato per Reuters il film: "Ti dà un senso dello show e un'idea della sua straordinaria capacità di intrattenere", ha detto la giornalista. Il critico dell'Hollywood Reporter Kirk Honeycutt ha scritto che Michael Jackson "stava chiaramente preparando una serie di concerti spettacolari". Beau Franklin, una delle fortunate che hanno assistito all'anteprima, ha definito "This Is It" un film "molto commovente".

"Ti da l'idea che non sia finita, che (la storia di Michael Jackson) continuerà con i remix delle sue canzoni e via dicendo", ha detto la donna.



Lucia
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10/29/2009 1:19 PM
 
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Il giornale.it
L'ultimo Jacko? In gran forma Prodigio ai confini della natura


di Stenio Solinas
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aiuto Se questo era Michael Jackson poco prima di morire (This is it era il titolo del brano che chiudeva e insieme titolava il suo ritorno concertistico sulle scene), l’unica cosa da fare è chiedergli scusa. Ricordate? «Non si reggeva più in piedi, era ormai pelle e ossa, si drogava, era calvo, aveva la dentiera»... E invece dalle immagini del film-documentario che racconta i tre mesi di prova per il primo dei cinquanta concerti previsti alla 02 Arena di Londra (Michael Jackson's This is it, regia di Kenny Ortega, da domani e per sole due settimane sugli schermi cinematografici di tutto il mondo, 600 solo in Italia) emerge un artista completo, musicalmente perfetto, di straordinaria presenza e padronanza scenica, in grado di intervenire su ogni aspetto dello show: dalle luci agli effetti speciali, dalla valorizzazione dei singoli partner alla scenografia d’insieme. Lo spettacolo che aveva in mente e di cui il documentario dà diligentemente conto, era qualcosa che avrebbe fatto impallidire qualsiasi concerto rock e/o pop fino ad allora realizzato, una via di mezzo fra un musical, un film di Spielberg, un’opera di danza moderna...

Come tutte le creature irreali, Jackson era a suo agio solo in un mondo fantastico, dove gli zombie risorgono, le immagini si sdoppiano, la finzione cinematografica si fa realtà. Un mondo che gli permetteva di entrare e uscire dai film con Rita Hayworth e Humphrey Bogart, dai fondali di cartapesta dello skyline di New York o dalle pellicole che ritraevano la foresta amazzonica...

Questo essere asessuato, né uomo né donna, e come senza età, condannato a un’eterna e artificiale giovinezza, alieno persino nella pigmentazione della pelle, un negro-bianco, un bianco-negro, un’altra cosa, funzionava perfettamente lì dove ogni regola è sospesa, ogni prodigio è naturale, ogni licenza artistica è permessa. Fuori da quel palcoscenico, la normalità della realtà doveva apparirgli così incomprensibile da atterrirlo. La quotidianità, ovvero la vita, deve essere stata per lui un lungo, insopportabile incubo.

Un altro aspetto che emerge in This is it, e che in qualche modo è correlato con quanto andiamo dicendo, è una professionalità mai capricciosa, ma umilmente orgogliosa. Si capisce come lavorare con lui potesse essere considerato un apice, un arricchimento e per molti versi un’educazione. Nessun divismo, nessuna compiacenza né impazienza. Essendosi costruito un mondo fuori dal mondo, Jackson vi regnava nel segno dell’armonia, un sovrano gentile che sussurrava i suoi grazie e non sopportava l’infelicità, che giocava con la musica con la serietà gioiosa tipica dei divertimenti infantili.

Per uno che aveva esordito nel campo della musica a undici anni, This i sit sarebbe dovuto essere il compendio, la celebrazione e la riaffermazione di un talento artistico che per i successivi quaranta era però andato di pari passo con un rovinoso quanto patetico alterarsi della personalità (la chirurgia plastica in eccesso, la paura delle malattie, l’ossessione per l’igiene, il sospetto e poi le accuse di pedofilia eccetera). Il tempo, che con lui da subito era stato prodigo, alla fine gli si è dimostrato avaro, ma può anche darsi che fosse questa la giusta misura delle cose, scomparire quando se ne attendeva la ricomparsa, ma lasciando il ricordo di che cosa sarebbe stata: una meravigliosa fiaba per adulti cantata e recitata da un principe bambino.


Lucia
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10/29/2009 1:20 PM
 
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La stampa.it
Michael Jackson, quel filmato
lo riabilita





LUCA DONDONI

MILANO
Eccolo il tanto atteso film/documentario This is it dove in 112 minuti ci sono le immagini degli ultimi e unici cinque giorni di prove di uno spettacolo che avrebbe sancito l’addio alle scene del re del pop. Dieci, venti, forse trenta serate alla 02 Arena di Londra. La vita ha deciso diversamente.

Guardando This is it abbiamo avuto la conferma di una verità: Michael Jackson, poco prima che il cocktail di farmaci lo uccidesse, non era affatto il relitto umano mostrato da centinaia di tabloid scandalistici. In molti ricorderanno le sue foto in carrozzella. In This is it Michael Jackson è il personaggio che intere generazioni hanno imparato ad amare proprio per le sue movenze, passi e gesti entrati nella storia dello show business.

MJ, come lo chiama spesso il suo partner creativo Kenny Ortega, è sulla scena in ogni momento della produzione dello spettacolo. «Siamo felici - dicono Ortega e John Mc Clain, che hanno reso possibile il progetto - finalmente il mondo vedrà la verità. Tutta la famiglia di Michael ha appoggiato la realizzazione di un documentario che potesse mostrare le vere condizioni di salute del loro caro. Un uomo - continua Ortega - del quale ho apprezzato l’estrema gentilezza, la passione per le cose che faceva, la pignoleria che dopo tanti anni lo portava ancora a voler decidere non solo le canzoni in scaletta, ma anche il modo in cui dovevano essere arrangiate».


Lucia
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10/29/2009 1:21 PM
 
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La Repubblica
SPETTACOLI & CULTURA Da oggi nei cinema di tutto il mondo il docufilm sul megashow londinese
cancellato poi dalla sua scomparsa. Tra musica, danza ed effetti speciali
"This is it": alla vigilia della morte
tutto il genio di Michael Jackson
Dalle prove del suo spettacolo emerge un vero ritratto d'artista
Al di là della vita controversa e dei misteri legati al decesso

di CLAUDIA MORGOGLIONE

Multimedia
LA CLIP in esclusiva

SCHEDA

TRAILER

FOTO

IL COMMENTO di Gino Castaldo

VIDEO: Anteprima a Los Angeles
ROMA - Se non si è fan acritici di Michael Jackson, ci si accosta a This is it - docufilm sulle prove del suo show cancellato dalla morte, da oggi nei cinema di tutto il mondo - con un pregiudizio negativo: l'operazione sulla carta sa di eccessiva nostalgia, di agiografia, di volontà di lucrare ancora una volta sulla popolarità della popstar scomparsa. Ma la visione della pellicola (sempre che si amino musica e ballo) finisce invece per emozionare, per appassionare. Celebrando il talento di un uomo che, nelle sue ultime settimane di vita, appare ancora capace di cantare, di danzare, di stupire con le strabilianti coreografie del suo spettacolo.

This is it, infatti, ritrae la preparazione - dall'aprile al giugno 2009 - di quello che avrebbe dovuto essere l'ultima mega-esibizione del cantante, all'Arena 02 di Londra. E a cui lui non è mai arrivato, visto che la morte lo ha stroncato poco prima. Quelle prove, però, erano state filmate: un totale di 100 ore di materiale, da cui sono stati tratti i 112 minuti del film. E il risultato è un potente ritratto d'artista nella sua "bottega": anche se, trattandosi di un personaggio eccessivo per definizione come Jackson, la bottega è costituita da un palco faraonico, per un concerto-musical (regia di Kenny Ortega, lo stesso che firma il film) costosissimo e ambizioso. Con effetti speciali in 3D (per la performance in stile ovviamente horror di Thriller), giochi di interazione con le antiche star hollywoodiane (da Rita Hayworth a Humphrey Bogart, per il brano Smooth Criminal), effetti visivi e sonori di ogni genere. Ma anche un team di persone in carne e ossa, selezionate da lui: musicisti, coristi, ballerini, tecnici delle luci.

Pochissimi i pezzi parlati della pellicola: quasi sempre, al centro dello schermo ci sono la musica, il ballo, le trovate sceniche con cui Michael cerca il modo migliore di catturare l'attenzione del pubblico. Ed è lui, Jackson, a seguire, con maniacale pignoleria, tutti i passaggi: a chiedere che un refrain sia accelerato o rallentato; a provare e riprovare, pur di avere la certezza di aver trovato la soluzione migliore. Il tutto attraverso una serie di indicazioni date dal re del pop ai suoi collaboratori, con la sua vocina flebile di quando non canta: ordini dati con un certo garbo, e accompagnati sempre da espressoni gentili come "God bless you" o "With love".

Ma naturalmente chi va a vedere il film non può non cercare anche una correlazione tra quello che vede in sala e la tragica, e ancora misteriosa, morte del cantante: vittima di un cocktail micidiale di psicofarmaci, e - secondo le testimonianze di chi gli era vicino - stanco, provato e anoressico, subito prima di andarsene. Da qui la domanda: il Jackson che vediamo sullo schermo porta con sé quell'immagine, quell'aura di autodistruzione, di catastrofe imminente, che ci si potrebbe aspettare?

Ebbene, dalla visione del film, la risposta più onesta è un no. Certo, lui appare molto magro, ma non tanto più di come lo abbiamo visto negli ultimi anni; la faccia, spesso seminascosta dagli occhialoni scuri, è quella strana maschera un po' informe di chi ha probabilmente abusato della chirurgia estetica, ma anche questa non è una novità degli ultimi mesi di vita; la voce non ha forse più il timbro argentino della gioventù, ma è ancora a suo modo inconfondibile, capace di regalare emozioni. E poi c'è il ballo, punta di diamante della genialità di Michael: guardando le prove, c'è da dire che anche su questo fronte lui non sembra risparmiarsi.

Certo, in alcuni momenti, la stanchezza di Jackson traspare. Come pure una certa tristezza, al di là della gentilezza e della voglia di tornare prepotentemente alla ribalta - dopo il processo per pedofilia, il crac finanziario, gli strani matrimoni, la pelle sempre più bianca, tutto ciò che di eccentrico gli conosciamo.

Su tutto, però, in This is it prevalgono la potenza, la gioia della musica. Del resto col suo songbook, e con le sue capacità da ballerino, la cosa viene quasi naturale: e allora lo spettatore finisce per lasciarsi andare alla malinconia di Human nature, alla quasi violenza di Beat it, all'andamento prima lento poi scatenato di The way you make me feel, all'immortalità dell'iper-classico Billie Jean. E tanto per non lasciare nulla di intentato, la società distributrice del film, la Sony, mette in contemporanea sul mercato anche un doppio album che ha lo stesso titolo del film: i più grandi successi del cantante, nello stesso ordine in cui appaiono sullo schermo, e due versioni dell'inedita This is it.



Lucia
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10/29/2009 1:23 PM
 
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Mi scuso se ho postatoqualcosa che era già presente sul forum.
Nel complesso mi sembrano tutte critiche strapositive anche se questi giornalisti a volte mi sembrano dei marziani tipo quando dicono che il film lo riabilita che l'immagine dei Tabloid non era veritiera ecc.. ecc.. HANNO SCOPERTO L'AMERICA C---O!!!!!!!!!!!!!!

Lucia
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10/29/2009 5:41 PM
 
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Michael Jackson's This is It - Recensione
Inviato il 29/10/2009 da Andrea Cassaro
Una delle uscite più curiose degli ultimi tempi sicuramente è This is it, un inedito documentario sulla preparazione di quello che sarebbe stato l'ultimo, grandioso tour di Michael Jackson. Curioso per diversi motivi. Il primo evidentemente è quello etico. Ci si può ancora stupire dello sfruttamento commerciale di un'icona? O forse non possono stonare più di tanto queste operazioni "finanziarie" che tentano di commemorare ed al contempo regalare le ultime performace al pubblico oceanico di MJ? Difficile sciogliere il nodo, ma pare che i fan vadano soprattutto per la seconda opzione, nonostante alla prima losangelina alcuni dimostranti abbiano contestato il film, reo di sfruttare l'immagine di un uomo già sofferente e cagionevole.
In realtà si vede un MJ molto lucido e calibrato nella mente, un vero leader che dirige centinaia di collaboratori, tra tecnici e ballerini, nonostante un fisico scheletrico, debolissimo, ma sostanziato, non tanto dalla carne quanto dall'energia del ballo - e pertanto le critiche di alcuni, suddetti fan non posso esser dette distorte, ma sicuramente opinabili.

MJ avrebbe dovuto tenere una cinquantina (e forse più) di concerti, per quello che sarebbe stata l'ultima sua grande performance. Scopo di questo prodotto registico è mostrare cosa sarebbe stato; quanto lavoro, dedizione (circa 4 mesi serrati) Jacko ed il suo staff avessero dedicato a questo progetto che, per quel che si può arguire, appare, o meglio sarebbe apparso, come qualcosa di veramente strepitoso.
Un enorme dispiacere per tutti i fan che moltiplica, evidentemente, quello di cordoglio per la fine prematura del Re del pop, questione che nel film, sia detto in modo chiaro, non si tange minimamente.
This is it è quindi un grande documentario girato allo Staples Centre di Los Angeles, mesi di lavoro curato nelle più minute particolarità, alleggerito da diverse interviste dei suoi collaboratori, agiografiche, ma certo non ipocrite. La stima sincera del suo staff è veramente intensa e percepibile.
Si capisce come nelle prove, nel duro lavoro con Jacko, si scherzi poco e ci si impegni molto. L'ambizione del grande protagonista emerge in ogni movimento, la volontà di preparare uno dei più grandi show musicali di sempre è quel fuoco che lo porta alla pignoleria; un'intervista particolarmente ficcante di un suo collaboratore rivela come MJ sia uno dei pochi artisti che conosce a menadito la propria musica, sa riconoscere chi, lavorando con lui non "ha studiato" a fondo i suoi dischi, e sa esattamente cosa vuole, seguendo non un progetto di ingegneria, ma l'intensa profondità di chi riesce a sincronizzare visione personale con volontà del pubblico, quale difatti viene sempre pensato nelle prove, sia come entità vivente al di là del palco, sia come entità esigente nella scelte spettacolistiche.
L'immagine di Jacko, da questo lavoro, ne esce migliorata (e d'altro canto non avrebbe potuto essere altrimenti). Non intendiamo tergiversare nei gossip e nelle malelingue ricorse, ma è innegabile che MJ sia stato screditato negli ultimi anni agli occhi di molti per questioni soprattutto extra-musicali, ebbene This is it ci restituisce un performer nel pieno delle sue cognizioni, capace di calarsi perfettamente nelle sperimentazioni tecnologiche in 3D che avrebbero animato il proscenio, interagendo senza problemi con musicisti, tecnici, assistendo personalmente alle selezioni dei ballerini; insomma un MJ, tutto sommato e fisico adusto a parte, ben lontano da un ipotetico stato di sofferenza. Colpisce la capacità di rimproverare i suoi collaboratori senza un filo di arroganza, non si esageri però parlando di umiltà, ma sicuramente di umanità.
Un uomo ispirato che mette constantemente Dio e amore al centro delle sue frasi, risultando in prima battuta retorico e mielosamente idiomatico, ma scoprendo dopo che probabilmente quelle che in bocca d'altri risulterebbero tali, da lui sembrano invece sincere e quasi ingenue nella sua spontaneità. Altra peculiarità che motiva discorsi dall'aureola quasi evangelica, sentimenti talmente buoni da spiazzare, come la necessità di fare uno show che "porti un messaggio d'amore", quasi si sentisse un missionario nella musica, impegnato anche nella salvaguardia del pianeta alla quale, nelle prove dello show, sono state dedicate filmati, coreografie, musiche e quant'altro potesse, seguendo le sue intenzioni, sensibilizzare la gente a questo argomento che pareva stargli molto a cuore.

Si vede spesso Kenny Ortega lavorare al fianco di MJ, direttore artistico dello show e qui regista di questo lavoro. Capace di seguirlo in ogni esigenza professionale nonchè di montare benissimo questo documentario, perfetto nei passaggi che legano le prove di una canzone all'altra, ben armonizzato con le interviste ed altro materiale da making of. La pecca però pare proprio questa: ogni tanto si ha la sensazione di assistere ad un "dietro le quinte" di Mtv, programmetti che solitamente banalizzano lavori magari seri come questo. Il rischio c'è, ma fortunatamente, il carisma metallico che profonde Jacko su tutti i suoi collaboratori allontana il pericolo di frivolezza.
Scendendo più nel merito di "ciò che sarebbe potuto essere", queste immagini faranno male davvero. Si perchè ciò che si intuisce è la preparazione di uno spettacolo grandioso che mai si vedrà. Per ogni singolo pezzo sono stati costituiti spezzoni tratti da film rielaborati nella figura di Michael o creati appositamente per l'occasione, scenografie tridimensionali, effetti pirotecnici strepitosi, palchi mobili, braccia meccaniche che lo avrebbero portato a cantare sopra la folla, ballerini catapultati da trampolini, chitarristi d'eccezione, costumi che cambiano da pezzo a pezzo particolarmente elaborati - a tal uopo si ascolti con attenzione l'intervista al costumista rivelatore di chicche impensabili. Il tutto coordinato con coreografiche ad hoc e perfettamente calibrato, dai gesti scattosi di Michael sincronizzati con la musica che lui stesso intende fermare, lanciare con le sue mosse, dal tema con i costumi, dall'architettura cangiante, dagli effetti a sorpresa.
Le scenografie, in primis quella cimiteriale di Thriller, sono francamente oleografiche, ma sono talmente curate e perfette da riuscire a far superare il complesso di manierismo, che spesso investe il senso americano dello spettacolo.
E' interessante assistere al passaggio dalla creazione alle prove concrete, dalle prove concrete a quelle definitive o quasi.
Anche nelle sole preparazioni si riesce a dare una capacità dell'intrattenimento davvero notevole, ma tutto sarebbe vano se al centro non ci fosse lui. Effigiato in questo lavoro come un demiurgo magico, capace di volgere in genialità artistica ogni pensiero. La sua presenza scheletrica, l'abbigliamento personalizzato, sembrano avere un'ascendenza profonda su tutti quanti. Certo commuoverà vederlo danzare quasi solo su quel palco, la capacità di avvitarsi nello spazio come nessuno, l'esigenza di perfezionismo, l'entusiasmo di chi pretende da sè stesso e dagli altri il massimo. Il suo corpo stupisce così flessibile da farne un'onda in continuo moto, quasi rendendo problematica l'uscita di una voce cristallina, ma tenuta cautelativamente a risparmio per tutte le prove. Questo fa specie perchè il canoro è comunque adamantino, alto, squillante, pur non cantando a pieni polmoni...arrivando a delle ottave impensabili anche per voci femminili.
E' questo un lavoro estremamente elogiativo, quasi potrebbe dirsi apologetico...così tutto si muove attorno a lui e per lui; il resto in fondo sono solo proiezioni del suo volere, sono lì per eseguire e concretare la sua sensibilita artistica e per quanto lui riesca ad essere molto umano e coinvolgente, rimane solo sul palco a creare ed interpretare la sua musica, gli altri lo seguono a volte senza capire, si ha l'impressione che i sofferenti siano proprio loro e non lui, che persegue il suo sogno di spettacolo grandioso.





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10/29/2009 6:36 PM
 
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prima recensione negativa che trovo
sto navigando per trovare recensioni internazionali e mi sono imbattuta in questa, in inlese, che stronca il film in maniera categorica. sostanzialmente afferma che Michael non avrebbe mai voluto che uscisse perchè non gli rende giustizia. che canta solo a mezza oce, che è confuso e poco chiaro nelle spiegazioni che dà, per cui i suoi collaboratori non capiscono cosa vuole.
non sono proprio d'accordo!!


www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/10/28/AR2009102800099.html?wprss=rss_pri...

Everybody says that time is borrowed,
And hangin' down your head just ain't no good
And if your dares arise above tommorrow
Just give yourself a chance,
Fight the circumstance,
Rise and do it again

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mymovies.it
Kenny Ortega ricompone nel modo e nel luogo giusto il mito impalpabile di Michael Jackson. E le stelle stanno a guardare
Marzia Gandolfi
Michael Jackson muore in scena come in un dramma shakespeariano. Suicidio, overdose, arresto cardiaco? Il sesso, le (presunte) molestie, la fama. C'è tutto, come in un film hollywoodiano. C'è una grande villa, una stanza piena di indizi, un corpo nudo sul letto, la polizia che indaga, la folla che spinge fuori e oltre i nastri, l'autopsia, le (inverosimili) ipotesi del decesso, le esequie, quelle pubbliche e quelle private. Muore così il 25 giugno a Los Angeles e a un mese dal suo concerto londinese, Michael Jackson, Re del Pop, che resisteva al tempo danzando. Ma il sadismo della stampa e dello spettatore vuole sopra ogni cosa che il morto resti in scena a ciondolare sul patibolo mediatico, senza il conforto di potersene mai davvero andare via. Corpo conteso, eredità (artistica e sostanziale) reclamata, immagine contestata, l'artista dell'Indiana non trova pace, ostinatamente e barbaramente esposto alla luce del racconto. La sua vita e la sua morte vengono catturate e imbrigliate dentro una cronaca volgare e indecente. Poi arriva in sala Michael Jackson's – This is it di Kenny Ortega, si spengono le luci e inizia un altro film che potrete (e dovete) vedere in tutte le sale del mondo per quindici giorni. Poi verrà annullato, come un concerto in un giorno mesto di pioggia.
Diretto e prodotto da Ortega con il supporto della Fondazione Michael Jackson, il documentario pop del regista californiano è uno sguardo privato sul concerto che avrebbe, ci potete giurare, rivoluzionato l'arte dello stare in scena. Declinando l'approccio biografico, le interviste, gli sballi, le strade percorse o i negozi visitati, l'autore mette ai nastri di partenza una lucida, tirata e micidiale macchina del pop che si chiama(va) Michael Jackson, regalando ai suoi spettatori quello che sarebbe stato l'ultimo tour dell'artista e offrendogli un punto di vista (im)possibile su tutte le prove provate, sofferte, sudate. Non appena Michael entra sulla scena, in giacca in silver e simultaneamente nera, meraviglia del découpage, gli occhi si spalancano e l'anima si desta. Adesso esistono soltanto il gesto, il volto, il corpo, la musica, la parola, il tono, l'emozione. Come il suo man in the mirror, Jackson risponde con uno sguardo d'intesa alla sua immagine speculare.
Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can't stop loving you, M. J. si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un'esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. Perché la bravura tecnica, come suggeriscono le coreografe addette alle selezioni dei ballerini che faranno corona intorno all'artista, non è sufficiente per concretizzare un sogno e raggiungere “la prima fila” nello show. Soltanto undici ballerini proveranno la singular sensation in costumi dorati e cilindro, soltanto la prima linea accompagnerà Jackson sul palco e ne sarà la sua osservante e reverente emanazione, moltiplicata all'infinito come negli specchi di Chorus Line e grazie alla magia del green screen. Dopo aver personalmente promosso gli elementi più meritevoli, l'artista avvia lo show, rigorosamente cronometrico e superbamente coreografico, costringendo la macchina da presa da creatrice dello spettacolo a spettatrice dell'esibizione.
Lo schermo diventa allora tutta una scoperta: M. J. allarga le braccia e muove le mani come un direttore d'orchestra in un teatro di marionette e di talenti, dentro uno spettacolo fondato sulla centralità della danza e di un artista in grado di avere vita sulla scena e di distruggere gli automatismi quotidiani del corpo, creando una diversa qualità di energia, visibile anche in situazioni di immobilità. Dietro l'impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta ("Le prove servono a questo"), sempre nobile, sempre garbata. Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla "ricomposto" (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto. This is it. That is it.


EMI
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