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[musica] La vera storia di 'Gone Too Soon', la canzone simbolo della lotta all'AIDS

Last Update: 12/3/2020 12:58 PM
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Estratta come nono e ultimo singolo dello strepitoso album Dangerous, Gone Too Soon fu originariamente scritta da Buz Kohan e in seguito registrata da Michael Jackson in onore del suo giovane amico Ryan White, stroncato dall'AIDS nel 1990, a soli 18 anni.

Eppure, la storia di questa canzone ha radici ben più lontane, risalenti a sette anni prima della tragica scomparsa di Ryan.
Se vi va di conoscerla o riscoprirla, mettetevi comodi. Ne vale la pena.

Era una domenica del febbraio 1983. Nonostante la mezzanotte fosse già passata da un pezzo, il telefono di casa Kohan cominciò a squillare con una certa insistenza.
Un po' assonnata, la moglie di Buz alzò la cornetta e, dall'altro capo del filo, sentì una flebile voce sussurrare: «Scusa, ti ho svegliato? C'è Buzzie?». Era Michael Jackson.

"Buzzie" - per inciso - sarebbe Buz Kohan, noto produttore televisivo e scrittore.
Jackson lo aveva incontrato la prima volta quando aveva 12 anni. Buz, infatti, abitava vicino a Encino, sulla bella Beaumont Street. Era un noto veterano nel settore dello spettacolo, e i due divennero buoni amici.

Il piccolo Michael, noto per la sua incontenibile curiosità, poneva a Buz un numero infinito di domande su figure leggendarie quali Bing Crosby, Gene Kelly, Sammy Davis Jr. e Fred Astaire. «I grandi», come li chiamava.
Qualche anno più tardi, avrebbero anche lavorato insieme a Las Vegas per il varietà della famiglia Jackson.


Michael Jackson con Buz Kohan

La moglie di Kohan, Rhea, abituata alle chiamate notturne di MJ, rispose: «Solo un secondo», mentre passava il telefono al marito.

Jackson voleva parlare con Buz per un motivo ben preciso: la sera precedente aveva visto uno special TV dal titolo Here's Television Entertainment, dedicato a vari artisti scomparsi prematuramente; da John Lennon a Jimi Hendrix, da Janis Joplin a Sam Cooke. Fino a Karen Carpenter, morta pochi giorni prima a soli 32 anni.

A un certo punto della trasmissione, l'artista Dionne Warwick si era esibita nella commovente interpretazione di un brano scritto proprio da Buz Kohan insieme a Larry Grossman. Il suo titolo era Gone Too Soon.


Dionne Warwick si esibisce in Gone Too Soon (dal min. 2:38)

Michael, che era cresciuto con la musica dei Carpenters, rimase profondamente colpito dall'intensità di quella canzone, al punto da sciogliersi letteralmente in lacrime.
Quella notte disse a Buz che sentiva di doverla registrare, un giorno.
«È tua quando vuoi», gli rispose Kohan.

Molti anni dopo, nella prima metà del 1990, Buz e Jackson stavano parlando al telefono, quando quest'ultimo menzionò un ragazzo con cui aveva fatto amicizia l'anno precedente. Si chiamava Ryan White.
«Non vivrà per molto», gli disse Michael con tono malinconico. «Voglio fare qualcosa di speciale per lui».

Ryan, un normale ragazzo di Kokomo, nell'Indiana, era diventato per gli Stati Uniti il volto nazionale dell'AIDS, in un periodo storico dove la malattia era ancora gravemente fraintesa, stigmatizzata e temuta.

Essendo un emofiliaco, il giovane White aveva contratto il virus in seguito a una delle sue frequenti trasfusioni di sangue. Per questo motivo, veniva spesso evitato, schernito, maltrattato e perfino minacciato con violenza dai suoi compagni di classe e dalla comunità cittadina.

I ragazzi lo definivano un «finocchio» e lo trattavano come un lebbroso. I membri della sua chiesa locale si rifiutavano di stringergli la mano. I vicini di casa cancellavano i loro abbonamenti ai giornali, quando era Ryan a consegnarli. Alla fine, fu costretto a lasciare la sua scuola media.

Michael rimase scioccato e addolorato da questa storia di pregiudizio, discriminazione e ignoranza. Così, decise di avvicinarsi a Ryan per offrirgli amicizia e sostegno.

Ben presto, i due divennero amici.
Entrambi erano talmente abituati a sentirsi diversi, che si rivelò un sollievo condividere qualche ora di normalità in compagnia l'uno dell'altro.

Nel corso dei mesi successivi, parlarono spesso al telefono.
Ryan era un adolescente molto riflessivo, eloquente e maturo. Capiva di essere odiato e temuto da molti. Capiva il ruolo pubblico che gli avevano assegnato. E capiva anche che sarebbe morto presto.


Michael Jackson con Ryan White

Nel 2000, durante una conversazione con il rabbino Shmuley Boteach, Jackson racconterà di una sera in cui ascoltò Ryan, seduto al tavolo da pranzo, mentre dava istruzioni alla madre sulla sua sepoltura: «Mamma, quando morirò, non mi mettere giacca e cravatta. Mettimi dei jeans OshKosh e una t-shirt».

Michael, visibilmente scosso, chiese di andare in bagno, dove crollò in un pianto disperato: «Avevo appena sentito questo ragazzino dire a sua madre come seppellirlo», dirà al rabbino.

Jackson sapeva di non poter cambiare il destino di Ryan, ma sperava almeno di riuscire a donargli un po' di evasione e di gioia prima che arrivasse il suo momento.

White e la sua famiglia si erano recati diverse volte a Neverland. Avevano girato per il ranch, mangiato la pizza e guardato una proiezione privata di Indiana Jones e l'ultima crociata.
«Quei viaggi in California mi facevano andare avanti», dichiarò il ragazzo.


Uno scorcio del rapporto tra Michael Jackson e Ryan White

Il 6 dicembre 1989, giorno del diciottesimo compleanno di Ryan, Michael comprò al giovane amico una Mustang cabriolet rossa, l'auto dei suoi sogni.
Ma quattro mesi dopo, l'8 aprile del 1990, Ryan White morì.

Il giorno successivo, Jackson volò in Indiana. Si sedette nella stanza vuota di Ryan per ore, guardando i suoi souvenir, i vestiti e le foto. «Non capisco quando un bambino muore», sussurrò, «non lo capisco davvero».
La madre del giovane, Jeanne, disse a Michael che avrebbe potuto prendere ciò che voleva come ricordo, ma lui le rispose di tenere tutto nella sua stanza così com'era.


Michael Jackson con Jeanne davanti alla casa di Ryan, 9 aprile 1990

Nel cortile c'era la Mustang rossa che Jackson gli aveva regalato, ricoperta di fiori dagli amici.
La sorella di White, Andrea, entrò in macchina con Michael. Quando quest'ultimo accese l'autoradio, le note di Man in the Mirror avvolsero l'abitacolo in un abbraccio doloroso e inaspettato.
Era l'ultima canzone che Ryan aveva ascoltato.


Michael Jackson con Jeanne al funerale di Ryan

Appena Buz Kohan seppe della morte del giovane, chiese all'archivista Paul Seurrat - che stilava e catalogava i video per Jackson - di montare delle riprese di Michael e Ryan insieme, con in sottofondo la versione di Gone Too Soon cantata da Dionne Warwick.

MJ chiamò Buz subito dopo: «È perfetta», disse, «mi piace».
Michael aveva fatto una promessa a Ryan: «Nel mio prossimo videoclip, ci sarai anche tu». Ma non aveva fatto in tempo a mantenerla.
«Sarà questo», pensò Jackson. Avrebbe creato un video e una canzone dedicati a White e alla sua causa. E così, quella promessa la rinnovò: «Farò in modo che il mondo sappia chi sei».

«C'è una cosa però», disse Michael a Buz, «io non faccio cover. Qualcuno l'ha mai registrata?».
«No», rispose Buzz. «È stata cantata, ma non registrata. Avevo detto ai miei collaboratori di averla già promessa a qualcuno. Bashert (vuol dire destino in yiddish, linguaggio ebraico)... sta aspettando te».


Michael e Ryan in quella che diventerà la copertina del singolo di Gone Too Soon

Mesi dopo, quando Jackson registrò la canzone all'Ocean Way Recording di Los Angeles, Buz era con lui.
Come al solito, Michael cantò al buio per immergersi pienamente nella sua sfera creativa ed emotiva.

Mentre lo ascoltava, seduto con l'ingegnere del suono Bruce Swedien alla console di controllo, Buz aveva la pelle d'oca.

I testi erano sulla bellezza, caducità e fragilità della vita. Le parole potevano facilmente degenerare in cliché ed eccessivo sentimentalismo nelle mani di un normale performer. Ma Michael Jackson non era un interprete ordinario.
«Ci ha messo la sua anima», avrebbe poi ricordato Buz. «Non c'era esagerazione o finzione. Era vera emozione».

Gone To Soon venne pubblicata come singolo il 1° Dicembre 1993, in occasione della Giornata Mondiale dell'AIDS.


Il videoclip ufficiale di Gone Too Soon

Michael l'avrebbe poi cantata dal vivo, per la prima e unica volta, durante il gala in onore del quarantaduesimo presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton.

Con questa premessa:

«Vorrei approfittare un attimo di questa cerimonia pubblica per parlare di qualcosa di molto personale. Riguarda un mio caro amico che non è più con noi.

Il suo nome è Ryan White, un emofiliaco a cui era stato diagnosticato il virus dell'AIDS quando aveva 11 anni. Morì poco dopo aver compiuto 18 anni, nella fase in cui la maggior parte dei giovani sta appena iniziando ad esplorare le meravigliose possibilità della vita.

Il mio amico Ryan era un giovane uomo molto brillante, molto coraggioso e molto normale, che non ha mai voluto rappresentare un simbolo o un portavoce di una malattia mortale.

Nel corso degli anni, ho condiviso tanti momenti leggeri, felici e dolorosi con Ryan; ed ero con lui al termine del suo breve, ma movimentato viaggio.

Ryan se n'è andato e, come chiunque abbia perso una persona cara a causa dell'AIDS, mi manca profondamente e costantemente.
Lui se n'è andato, ma voglio che la sua vita abbia un senso al di là della sua scomparsa
».

Di seguito, il video dell'esibizione, 19 Gennaio 1993.



A cura di Vincenzo Compierchio per il Michael Jackson FanSquare.
[Edited by Compix83 12/2/2020 6:26 PM]
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12/1/2020 11:12 PM
 
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La storia di Ryan è sempre così triste e commuovente.
Sentire gone too soon 2 versioni è davvero wow. Uno meglio dell'altro. Troppo bello
Grazie [SM=g5818274]

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12/2/2020 12:21 AM
 
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Il dolore che si percepisce In questa canzone è molto forte, leggere e poi ascoltarla mette il magone.

La musica è una sostanza pesante senza effetti collaterali. (Gigi D'Agostino)
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12/2/2020 1:31 AM
 
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E' vero, in questa canzone il dolore è palpabile. Grazie Compix.
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12/2/2020 9:06 PM
 
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Grazie.
Ascoltarla mentre guardo la bellissima nevicata che ci sta imbiancando, è ancora più magico.
[Edited by (Miss Piggy) 12/2/2020 9:06 PM]
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12/3/2020 12:58 PM
 
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Lo sento un po ovunque ultimamente Gone too soon. È una voce che rimane e non posso fare a meno di cantarla.

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