[top news] "Leaving Neverland" - il nuovo documentario diffamatorio su Michael Jackson

Last Update: 6/1/2021 10:32 PM
Author
Vote | Print | Email Notification    
4/7/2019 10:47 AM
 
Quote
Post: 12,481
Registered in: 3/3/2002
Gender: Male
Moderatore
Thriller Fan
Staff
OFFLINE
intervista rilasciata da Taj Jackson alla rivista Billboard
Interessantissima intervista rilasciata da Taj Jackson alla rivista Billboard, nella quale il membro dei 3T affronta i temi più caldi riguardanti suo zio: da chi fosse davvero Michael Jackson ai pigiama party di Neverland, dalle accuse del "documentario" a quelle del '93 e del 2005.

Taj si sofferma inoltre sulle colpe della famiglia Jackson in questa vicenda, rea di aver sottovalutato per troppi anni delle calunnie che oggi la gente percepisce come dati di fatto. E conferma il cattivo rapporto che intercorre tra alcuni suoi parenti e l'Estate di Michael Jackson.

Ricorda l'importanza del ruolo di MJ nei due momenti più drammatici della sua vita: l'abuso subito durante l'infanzia da un parente e l'efferato omicidio di sua madre Dee Dee. E rivela che, proprio per questo, oggi si sente in dovere di contribuire alla diffusione della verità su zio Michael.

Fondamentale, in questo senso, sarà il contro-documentario che sta finanziando tramite la piattaforma di crowdfunding 'GoFundMe', e che ha raccolto finora 114 mila dollari a fronte dei 777 mila previsti. Tutte donazioni dei fan di MJ, che lo stesso Taj definisce «straordinari».

Vi lasciamo all'intervista.
_______________________________

- Come descriveresti Michael Jackson?

«Probabilmente Michael è stato la persona migliore che io abbia mai incontrato. In lui c'era una componente curativa, aveva il cuore e l'anima più grandi di tutti. Quando eri con lui non ti importava di nient'altro. Tutti i tuoi problemi e tutte le tue pene sparivano. Anche quando mia madre è morta, sono stato bene grazie a lui.

So che alcuni non ci crederanno ed è un loro diritto, ma posso dirti che le persone che erano intorno a lui ci credono. Tutti, da Elizabeth Taylor a Diana Ross. Conoscevano il suo cuore. Trovo molto interessante il fatto che quelli che non l'hanno mai incontrato abbiano da dire le cose più negative».
_______________________________

- Come ti sei sentito dopo aver visto 'Leaving Neverland'?

«Sapevo che ci sarebbe stato qualcosa per il decimo anniversario della sua morte, perché i media non possono farne a meno. È un anno troppo importante per non pubblicare qualcosa di negativo su Michael Jackson, anche se neanche nei miei sogni più barbari avrei pensato che potesse essere 'Leaving Neverland'. Così come non avrei mai immaginato che un documentario a senso unico sarebbe stato accettato come verità. Pensavo che la gente avrebbe fatto almeno delle ricerche.

La seconda metà per me è stata molto difficile da guardare. Non c'è nessuna legge che tuteli mio zio. Non c'è legge contro la diffamazione o la calunnia verso i morti. Wade e James [gli accusatori di 'Leaving Neverland'] contraddicono perfino le loro deposizioni giurate in tribunale. Sapendo quanto mio zio ha fatto per loro, non capisco come possano fargli questo ora che non è più qui. È malvagio».
_______________________________

- Hai conosciuto Wade Robson per un bel pò di tempo. Ha mai condiviso con te le accuse che oggi rivolge a tuo zio?

«No. Ecco perché ciò che sta facendo ora è così frustrante. Ha idolatrato mio zio per la sua musica. Tutta la sua carriera da ballerino è stata calcolata. Era un arrivista».
_______________________________

- Sei stato in contatto con Wade negli ultimi anni o hai parlato con lui recentemente?

«Niente affatto. Non so nemmeno cosa farei. Non penso che sarebbe in grado di affrontarmi. Fui io a far entrare lui e la sua famiglia al memorial di Michael, nel 2009. Ecco perché mi sento tradito. Lo ringraziai subito dopo la sua testimonianza, nel 2005. Gli dissi che non molte persone si erano esposte pubblicamente per sostenere mio zio e che questo significava molto. Rispose: "Nessun problema. È il minimo che io possa fare"».
_______________________________

- Conoscevi James Safechuck?

«No, ma conosco persone che lo conoscono. Il problema è che la sua storia non regge. Solo che adesso hanno uno spazio e un movimento da utilizzare, un movimento in cui si crede alle vittime, a prescindere. Sono d'accordo che tutti debbano essere ascoltati, ma non credo a nessuno ciecamente, perché è un contesto pericoloso».
_______________________________

- Tu, tuo padre e i tuoi zii vi siete fatti avanti per difendere Michael. In che modo la tua famiglia ha avuto a che fare con le accuse esposte in 'Leaving Neverland'?

«Abbiamo le nostre colpe. Abbiamo sempre ignorato le "Jackson news". Non volevamo dare loro alcuna attenzione. Quindi, per oltre 20 anni, queste voci sono circolate e la gente le ha percepite come un dato di fatto. Ora ne stiamo affrontando le conseguenze.

Quelle stesse voci sono ciò che le persone stanno usando contro di noi in questo momento. Avrei voluto combatterle subito. Volevo combatterle nel 2013, quando Wade iniziò ad alzare la testa in TV, perché lo conosco molto bene.

Avrei voluto essere più aggressivo, ma mi è stato detto da familiari e amici di lasciarlo perdere perché la maggior parte del pubblico non gli credeva in quel momento. Quindi, in realtà, ho lasciato correre pensando che la cosa sarebbe scemata. E ora, eccoci qui».
_______________________________

- L'Estate di Jackson o la società di pubbliche relazioni che la rappresenta, Sitrick e Company, hanno chiesto a qualcuno della tua famiglia di parlare a sostegno di Michael?

«No. Si è trattato solo di una nostra iniziativa. La verità è che alcuni della nostra famiglia non hanno un buon rapporto con l'Estate. [Gli unici membri della famiglia beneficiari della volontà di Michael sono la matriarca della famiglia Jackson, Katherine, e i tre figli di Michael: Prince, Paris e Blanket].

Mi esporrò sempre per mio zio. Anche se mio zio era qualcosa di straordnario non vuol dire che non fosse un essere umano. Conosco Michael come voi conoscete i vostri fratelli o i vostri genitori. So la verità. Fareste la stessa cosa se qualcuno accusasse vostra sorella o vostro fratello di qualcosa che sapete, nel profondo del vostro cuore, non essere vero. È così che mi sento. Non ho dubbi sull'innocenza di mio zio».
_______________________________

- Quanto sarebbe stato importante che il regista Dan Reed ti avesse chiesto di partecipare al documentario?

«Molto importante. Ma non c'entravamo proprio niente. Dan Reed non ha voluto nulla che fosse in contrasto con la sua narrativa. Tutto ciò che non si adattava è stato omesso. Più si scava dall'altra parte, più ci si rende conto di quanti buchi abbia 'Leaving Neverland'».
_______________________________

- Il film ha influenzato il prossimo tour dei 3T?

«Questa non è la nostra prima battaglia. Nel 2004 uscì il nostro album 'Identity' e, quando ci fu il processo a Michael nel 2005, ci furono alcuni Paesi che non suonavano più la sua musica. L'intero Stato della Germania era off limit per noi. Non potevamo suonare neanche le nostre canzoni. Quindi per noi questo non rappresenta nulla di nuovo.

Allo stesso tempo, penso sia importante essere là fuori perché i fan ne hanno bisogno. Hanno bisogno di quell'amore e di quel sostegno di cui abbiamo bisogno anche noi. Quelle stesse stazioni tedesche, in seguito, finirono per suonare i The Jacksons, Janet Jackson e Michael. Furono reazioni istintive e non possiamo permettere che questo ci fermi».
_______________________________

- Sono sicuro che questa non sia una novità, ma anche se la riproduzione radiofonica dei brani di Michael Jackson è diminuita, lo streaming è rimasto attivo nelle ultime due settimane.

«Non puoi silenziare Michael Jackson. La sua fan-base è probabilmente una delle più esperte al mondo. Sono stati definiti con ogni aggettivo, da complottisti a fanatici.

Colpiscono coi fatti. Conoscono documenti giudiziari, interviste, sanno quali vestiti indossava Michael per il messaggio di buon compleanno a Wade. Loro sanno tutto. Sanno anche la verità.

Quando sentiamo parlare di un episodio dei Simpsons (doppiato dalla voce di Michael Jackson) che viene censurato senza che mio zio sia stato condannato per qualcosa, siamo di fronte a un atteggiamento pericoloso».
_______________________________

- Credi di poter separare l'arte dall'artista?

«È difficile, perché la musica di Michael era Michael stesso. Penso sia per questo che risuona nelle persone. Ha canalizzato se stesso attraverso la sua musica. Puoi separarlo ma, allo stesso tempo, mio zio diceva sempre: "Le bugie sprintano sul breve, ma la verità vince le maratone, sai?". Lo sento, forse ci vorranno due anni, cinque anni o cento, ma la verità sul fatto che mio zio sia innocente verrà fuori».
_______________________________

- Eri con Michael durante il Dangerous Tour del 1993, a Bangkok, quando arrivarono le prime accuse di abusi sessuali da Jordy Chandler. Come reagì Michael?

«Michael si trovava nella sua camera d'albergo ed era arrabbiato. La sua reazione fu: "Non ho intenzione di lasciare che mi facciano questo". Era la nostra forza e noi eravamo la sua. Hanno preso l'unica cosa che amava al mondo: aiutare le persone, in particolare i bambini, e l'hanno resa perversa. Quella era la kryptonite di mio zio. Era molto, molto sconvolto e arrabbiato.

Gli dicevamo di concentrarsi sul concerto. Prendeva la sua forza dai fan. Ma stava andando oltre. Si stava deteriorando di settimana in settimana, letteralmente, da uno spettacolo all'altro. Saliva sul palco e il pubblico gli dava quell'energia di cui aveva bisogno. Ma poi, quando scendeva, arrivava quasi a collassare per tutte le pressioni e per tutto quello che stava succedendo. È stata una battaglia che non mi piace ricordare».
_______________________________

- Com'è stato vivere con Michael a Neverland in quel periodo?

«Ho vissuto lì per un anno perché sapevo che mio zio aveva bisogno di me ogni giorno quando tornava dal tribunale. Fondamentalmente gli facevo dimenticare tutto l'inferno che aveva affrontato quel giorno e lo facevo sorridere.

Era come nel film 'Ricomincio da capo' ['Groundhog Day']. Ripetevamo ogni giorno le stesse cose. Guardavamo 'I tre marmittoni' ['The Three Stooges'], parlavamo di cinema, magari guardando un film e discutendone. Parlavamo molto del futuro. Questo è ciò che abbiamo fatto durante l'intero processo».
_______________________________

- Ha mai pensato al suicidio?

«No. No. No. I suoi figli erano tutto per lui. È nato per essere un padre. Lo era davvero. Questa è stata la cosa che ha illuminato la sua vita. Mi sto dando troppi meriti. Ero lì per sostenerlo, ma i suoi figli erano la sua motivazione, i suoi figli erano il suo tutto. Ho trascorso tanto tempo con loro, ed è per questo che abbiamo un rapporto così bello. Se non avesse avuto i suoi figli, penso che sarebbe stato molto peggio».
_______________________________

- Non hai mai pensato che forse avrebbe potuto abusare sessualmente dei bambini?

«No. Non perché io sia ingenuo, ma perché so chi è. Mio zio era il tipo che, se veniva a sapere di un bambino che soffriva, alzava il telefono per donare denaro in forma anonima.

Mio zio era il tipo di persona che, quando la scuola di Ryan White gli impedì di tornare in classe perché aveva l'AIDS, lo portò a Neverland in modo da farlo sentire accolto, normale e amato. [White morì all'età di 18 anni, nel 1990. Fu un emofiliaco che contrasse il virus in seguito ad un trattamento del sangue].

Mio zio si prese cura di Dave Dave quando suo padre gli versò benzina addosso e gli diede fuoco, procurandogli gravi ustioni. Quello era Michael Jackson».
_______________________________

- Nel documentario 'Living with Michael Jackson', Martin Bashir chiese a Michael se pensava ci fosse qualcosa di sbagliato nel dormire coi bambini. Rispose: "La cosa più amorevole che si possa fare è condividere il proprio letto con qualcuno". Cosa ne pensi della sua affermazione?

«Macaulay Culkin lo ha detto meglio: "Michael non è mai stato bravo a spiegarsi". È una delle cose più ostiche che abbia visto, in quanto so cosa intendeva mio zio. È così frustrante per me perché è del tutto innocuo. Ho partecipato a quei divertenti pigiama party insieme ai miei fratelli, sul suo letto, guardando film come 'L'esorcista' e cose del genere..

Il problema con Michael è che a parole rendeva le cose peggio di quello che erano. Anche a Hayvenhurst non c'era un divano, quindi ci rilassavamo e guardavamo i film sul suo letto. Ciò che accade è che la gente sente la parola "letto" e pensa che ci sia qualcosa di sessuale. È come se "condividere un letto" si trasformasse in "dormire coi bambini". Non è affatto così».
_______________________________

- Anche se non credi alle accuse di Wade o James, che dici delle accuse di altri, nel 2005, come Gavin Arvizo e Jason Francia, figlio dell'ex cameriera di Michael?

«Se controllate in rete, sono stati tutti confutati».
_______________________________

- Tuttavia, con Jordy Chandler e Jason Francia ci furono accordi economici?

«Furono errori di mio zio, e se ne pentì più tardi».
_______________________________

- Hai parlato apertamente dell'abuso che hai subito da parte di un parente quando avevi 9 o 10 anni. Cos'è successo?

Non voglio ripetere i dettagli, ma lo ricordo molto vividamente. Ricordo i suoni. Ricordo lui in bagno. Ricordo il rubinetto dell'acqua. Ricordo molto bene quanto fossi traumatizzato, perchè sapevo che era sbagliato.

Il giorno dopo lo dissi subito a mia madre. Non l'abbiamo mai più visto [il parente]. È strano, perché quando ti capita è come se acquisissi il senso di ciò che è giusto o sbagliato, malvagio, oscuro. Sono molto sensibile a quella roba ora».
_______________________________

- Cosa fece Michael dopo che gli dicesti di essere stato molestato?

«Scrisse una lettera a mia madre e le inviò un articolo. Le disse: "Dee Dee, leggi questo articolo sulle molestie sui minori e ti prego di leggerlo a Taj. Evidenzia come anche i tuoi stessi parenti possano essere molestatori di bambini. Per favore, leggi".

Mia madre e Michael ebbero una relazione speciale. Ha sempre confidato in Michael perché ha sempre avuto fiducia del suo giudizio. Se mia madre avesse pensato per un solo istante che mio zio potesse essere quel mostro che dipingono, probabilmente l'avrebbe fatto sbattere in prigione. Mia madre non scherzava».
_______________________________

- Michael è stato lì per te dopo la tragica morte di tua madre?

«Appena ci dissero che si era trattato di un incidente in piscina, capimmo che era stata uccisa. Era terrorizzata dall'acqua e non sapeva nuotare. [Delores "Dee Dee" Jackson annegò nella piscina del suo allora fidanzato Don Bohana, nel 1994. Quattro anni dopo, Bohana fu dichiarato colpevole di omicidio di secondo grado. Ha sempre sostenuto di non averla uccisa].

Mio zio era sempre lì per noi. Non lo dimenticherò mai. Giocavamo a nascondino e andavamo nella casa di Hayvenhurst con lui. È così che abbiamo affrontato il dolore. Lui è stato fantastico. Fu lui a dirci di finire il nostro album 'Brotherhood', perché l'avevamo appena iniziato.

Disse: "Dovete finirlo e dovete onorare vostra madre. È ciò che voleva". E aveva ragione, era esattamente ciò che avrebbe voluto. Era la nostra più grande fan. Michael, fondamentalmente, ci ha presi sotto la sua ala e ha fatto in modo che stessimo bene».
_______________________________

- Stai pensando di creare il tuo documentario su Michael. Sarà una confutazione di 'Leaving Neverland'?

«Non sto combattendo 'Leaving Neverland'. Sto creando un documentario sul rapporto dei media con mio zio e su come hanno reso reali delle palesi bugie. Tornerò al 1993, alla prima accusa, per arrivare a smascherare quella del 2005. Ovviamente lo renderò divertente perché non voglio che la gente si addormenti, ma riguarderà fatti, documenti giudiziari, deposizioni e interviste. Si tratta di sfatare ciò che avete sentito e condividere ciò che è realmente accaduto. Voglio che la verità venga fuori».
_______________________________

- È per questo che senti un grande bisogno di combattere per l'innocenza di tuo zio?

«Sì, ed è per questo che il mio documentario deve essere realizzato. Non voglio che qualcuno guardi 'Leaving Neverland' tra cento anni e pensi che contenga la verità. Voglio che ci sia una contro-argomentazione che ridimensioni tutto. Quando dico tutto, intendo tutto. Lo sto facendo per mio zio, perché se lo merita. Ha bisogno di qualcuno che lo difenda così come lui si è preso cura di noi».
_______________________________

- Se scoprissi che una delle accuse fosse vera, la documenteresti?

«Se trovassi una prova al cento per cento indiscutibile, allora sì. Io sono per la giustizia. L'integrità è tutto per me. Ma quello che posso dirti è che, dopo dieci anni di indagini [multiple], centinaia di documenti, un processo e una linea che il pubblico ministero, Tom Sneddon, ha tenuto aperta per anni a favore di eventuali altre vittime di Michael Jackson, non esiste ancora niente».


...:::::: FAN dal 1991 - Presente sul FORUM dal 2002 ::::::...
New Thread
 | 
Reply
Cerca nel forum
Tag discussione
Discussioni Simili   [vedi tutte]

Feed | Forum | Bacheca | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin
Create your free community and forum! Register to FreeForumZone
FreeForumZone [v.6.0] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 4:12 PM. : Printable | Mobile
Copyright © 2000-2021 FFZ srl - www.freeforumzone.com