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[top news] "Leaving Neverland" - il nuovo documentario diffamatorio su Michael Jackson

Last Update: 9/16/2019 10:24 PM
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3/10/2019 10:57 AM
 
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::: LE TELEFONATE INEDITE DEL 2005 :::

ROBSON: «FARÒ DI TUTTO PER MICHAEL»

L'ex avvocato Brian Oxman, membro del team legale di Michael Jackson nel processo del 2005, venne incaricato di raccogliere la deposizione del «testimone chiave della difesa» Wade Robson. Per la prima volta in assoluto, Oxman rivela al Daily Mail il contenuto di quelle lunghe telefonate, che mettono ulteriormente in luce le bugie raccontate nel documentario "Leaving Neverland".
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::: «MICHAEL NON MI HA MAI TOCCATO» :::

«Ricordo di un Robson emotivo e in lacrime durante le nostre lunghe chiacchierate telefoniche. Diceva: "Non possono fare una cosa del genere, dì a Michael che siamo dalla sua parte. Farò tutto il necessario per essere lì al suo fianco".

Sapevamo che l'accusa avrebbe cercato di tirare dentro anche lui, quindi lo contattammo per chiedergli di fornirci delle prove su ciò che sapeva. Inizialmente era riluttante ad esporsi pubblicamente, ma ha sempre detto che Michael non lo aveva mai toccato.

Non eravamo sicuri che ci avrebbe fornito delle prove, ma continuava a chiamarmi chiedendo degli aggiornamenti sul caso. Era molto preoccupato, e così sconvolto che alla fine cambiò idea.

Fui incaricato di raccogliere la sua deposizione. Passai molte ore a parlare con lui al telefono e non si contano le volte in cui Robson mi disse: "Michael non ha fatto niente del genere. Questo ragazzo (Arvizo) sta mentendo".

Cercò sempre di parlare con Michael e mi diceva spesso: "Mandagli questo messaggio da parte mia, digli che siamo dalla sua parte e che farò il possibile per essere lì".

Non ci facemmo scrupoli su questa faccenda. Wade e io parlammo dei dettagli più espliciti riguardanti le accuse e di qualsiasi cosa lui potesse aver ritenuto inappropriata, ma rimase sempre fedele alla sua versione dei fatti: Michael era innocente da ogni accusa.

Parlando con lui, gli chiesi: "Si dice che Michael abbia messo la sua mano sul tuo pene e che vi siate masturbati". Lui rispose categorico: "No, non è mai successo". Incalzai: "In un'altra occasione, si dice che Michael abbia abusato di te in un albergo". E lui: "No, non è vero e mia madre era lì".

Durante ogni conversazione fu irremovibile, ed ero così sicuro della sua testimonianza che organizzai il viaggio dall'Australia a Santa Barbara affinché potesse presentarsi come testimone chiave della difesa».
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::: LA TESTIMONIANZA DI ROBSON :::

«Né Michael, né alcun componente del team legale pagò un solo centesimo a Robson perché testimoniasse a suo favore. Quest'ultimo ricevette soltanto un rimborso spese ragionevole per il viaggio, il vitto e l'alloggio. La cosa fu organizzata tramite avvocati, non da Michael.

Inoltre, qualsiasi argomentazione secondo la quale Michael abbia avuto contatti con Robson per costringerlo a testimoniare, non ha senso, in quanto avrebbe rappresentato un'influenza indebita.

Seguendo quelle che furono le mie istruzioni, non si incontrarono né parlarono mai, anche perché in quel momento i pubblici ministeri erano a caccia di una qualsiasi cosa da poter utilizzare contro Michael».

Oxman ricorda di aver assistito alla testimonianza dell'allora ventiduenne Wade Robson, tenutasi in due udienze. E nelle carte giudiziarie, i suoi dinieghi non potrebbero essere più chiari.

Ecco la trascrizione della testimonianza datata 5 Maggio 2005, nella quale Robson risponde alle domande del principale avvocato della difesa, Thomas Mesereau.

Mesereau: «Signor Robson, Michael Jackson l'ha mai molestata in un qualsiasi momento?».

Robson: «Assolutamente no».

Mesereau: «Signor Robson, Michael Jackson l'ha mai toccata a fini sessuali?».

Robson: «No, mai».

Mesereau: «Signor Robson, il signor Jackson ha mai toccato in modo inopportuno, in qualsiasi momento, una qualunque parte del suo corpo?».

Robson: «No».
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::: LE BUGIE DI "LEAVING NEVERLAND" :::

Prosegue Oxman: «La sua testimonianza mostra chiaramente che i due uomini sono dei bugiardi. Giurando sulla Bibbia, Robson disse alla Corte le stesse cose dette a me molte altre volte. Aver cambiato la sua versione dopo tutti questi anni, significa aver mentito a tutti noi, Corte compresa. E questo è spergiuro. Ma essendo un caso troppo vecchio, la polizia non agirà.

Ipotizzando che adesso stia dicendo la verità, conto almeno sei crimini da lui commessi in passato. Anche nel 1993, durante il periodo delle accuse da parte di Evan Chandler, dichiarò a polizia e giornalisti di non aver mai subito alcun maltrattamento da Michael Jackson.

Mi sarebbe piaciuto guardarlo fisso negli occhi mentre registrava questo documentario. "Leaving Neverland" è semplicemente sbilanciato, un attacco unilaterale da parte di due spergiuri a un uomo morto.

È una vergogna che abbiano ricevuto la garanzia che nessuno potesse contraddirli. I membri della famiglia Jackson, se interpellati, si sarebbero esposti per raccontare la loro verità.

Ho riflettuto per un momento sulla possibilità che i due uomini stessero dicendo la verità, ma sono giunto a una sola conclusione: Wade non ha mai cambiato la sua versione dei fatti per molti anni e non credo a ciò che dice oggi. Lo fa per fama e denaro.

Personalmente mi fa male che sia sceso così in basso. Il Michael Jackson che ho conosciuto per oltre trent'anni non era un abusatore di bambini».
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::: «QUEL PROCESSO LO UCCISE» :::

«Dopo il caso Chandler, dicemmo a Michael che continuare a frequentare bambini fosse troppo rischioso. Ma lui ha sempre insistito: "Non sto facendo nulla di inappropriato e non lascerò che chi mi critica detti la mia vita".

Diceva di non aver mai avuto un'infanzia e che questa era la sua decisione. Ripeteva spesso: "Mi sarebbe piaciuto aver giocato di più e vivere come gli altri bambini. E così, ora lo faccio".

Michael non si riprese mai dal processo del 2005. Fu l'inizio della fine per lui. Era libero e innocente da ogni accusa, ma il danno era stato fatto, mentalmente e fisicamente.

In un sondaggio, risultò che l'80% degli americani lo credeva colpevole. Questa cosa mi impressiona ancora oggi. Qualunque cosa facesse, ovunque andasse, gli pendeva addosso una coltre di fumo.

Michael non poteva smettere di pensarci. Quei mesi vissuti in tribunale lo tormentavano. Ogni giorno riviveva quei momenti, come quello in cui il bambino lo guardò negli gli occhi e gli disse: "Mi hai molestato".

Tutto ciò lo distrusse. Il suo spirito, la scintilla, la visione della vita, le amicizie. E aggravarono la sua dipendenza dai farmaci, che assumeva per sfuggire a quei flashback. In quattro anni, morì».
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A cura di Giusy Mascolo e Vincenzo Compierchio


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