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[interviste] Ebony intervista Michael Jackson: il Re del Pop parla di Dio, di musica e dell’essere padre

Ultimo Aggiornamento: 13/11/2018 18.15
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Il 12 novembre 2007, Michael Jackson compare sulla copertina della rivista Ebony, per un numero tutto speciale dedicato al 25° anniversario dell'uscita di "Thriller".
Per l'occasione, il Re del Pop rilasciò un'intervista nella quale venne invitato ad esprimersi su alcuni importanti temi d'attualità e a raccontare i segreti del suo processo creativo. Eccone alcuni estratti.


Riguardo al processo creativo che ha portato alla nascita dell’album “Thriller”, Michael racconta:
Sono stato piuttosto cauto. Anche se, in un certo senso, è arrivato tutto insieme, consapevolmente, creato da questo universo. Una volta che la chimica giusta entra nella stanza, deve avvenire la magia. Deve. È come inserire alcuni elementi in un emisfero ed esso produce questa magia in un altro. È scienza. Ed entrarvi con certe persone, così fantastiche, è semplicemente meraviglioso. […] Lavoravamo su una traccia e poi ci incontravamo tutti a casa di Quincy Jones, suonavamo quanto prodotto fino a quel momento e lui diceva: “Smelly, lascia che ti parli” ed io rispondevo “OK”. “Se la canzone ha bisogno di qualcosa, te lo dirà” affermava, “Lascia che parli con te”. Così ho imparato a farlo. La chiave per essere un ottimo scrittore è non scrivere. Ti devi fare da parte. Lasciare spazio a Dio per entrare nella stanza. E quando scrivo qualcosa che so essere giusto, mi inginocchio e dico grazie. Grazie, Jehovah! […] Io scrivo continuamente. Quando sai che qualcosa è giusto, a volte senti che qualcosa sta arrivando, una gestazione, quasi come una gravidanza. Ti emozioni, senti qualcosa che sta crescendo e, magicamente, eccolo lì! È un’esplosione, è così bello che esclami, WOW! Ecco, è questo. È così che lavora attraverso di te. È una cosa meravigliosa. Un universo a cui puoi accedere, con quelle 12 note...






Quando gli chiedono se avesse intenzione di lavorare con artisti della nuova generazione, lui risponde:
Sicuramente. Sono sempre stato il tipo a cui non interessa se si tratta del postino o del ragazzo che pulisce i pavimenti. Se è una canzone grandiosa, è una canzone grandiosa. Alcune delle idee più geniali provengono proprio dalla gente comune, che si limita a dire “Perché non provi questo, o fai quello”. Sarebbe un’idea fantastica, dovresti solo provare. […] Voglio sempre fare una musica in grado di ispirare o influenzare la generazione successiva. Vuoi che ciò che crei viva, che si tratti di una scultura, di un dipinto o di musica. Come disse Michelangelo, “So che il creatore se ne andrà, ma il suo lavoro sopravvivrà. Ecco perché, per sfuggire alla morte, io cerco di legare la mia anima al mio lavoro”. Ed è così che mi sento. Io do tutto me stesso nel mio lavoro. Voglio solo che esso viva.





Gli viene poi domandato se ritiene di aver in qualche modo influenzato la storia:
Sì, lo credo, davvero. Sono molto orgoglioso di aver aperto delle porte, e che questo abbia contribuito ad abbattere dei muri. Girando per il mondo, facendo tour, negli stadi, vedi l’influenza della musica. Quando semplicemente guardi fuori dal palco e, lontano fin dove può arrivare l’occhio nudo, vedi solo persone. È una sensazione meravigliosa, ma è arrivata dopo parecchio dolore. […] Quando sei al top della tua carriera, quando sei un pioniere, la gente viene da te. Chi sta in cima, è lì e vuoi raggiungerlo a tutti i costi. Ma mi sento grato. Per tutti quei record battuti, per i grandi album, per i primi posti nelle classifiche, tuttora mi sento grato.


Riguardo al genere di musica che più amava creare, Michael svela il segreto delle sue melodie:
Ti faccio un esempio. Questa storia del rap che sta accadendo ora, quando è iniziata, ho sempre pesato che avrebbe preso una struttura più melodica, per renderla universale, dato che non tutti parlano inglese. Così sei limitato al tuo paese. Ma è quando riesci ad avere una melodia, che tutti sono in grado di canticchiare, che riesci ad arrivare in Francia, in Medio Oriente, ovunque! Ora è in tutto il mondo, perché hanno inserito quella parte melodica, lineare. Chiunque deve poterla canticchiare, dal contadino irlandese alla signora che pulisce i bagni di Harlem, da chiunque sappia fischiettare al bambino che schiocca le dita. Devi essere in grado di canticchiarlo.





Quando gli viene chiesto un parere corsa alla presidenza tra Obama e Clinton, la sua risposta ci fa capire molto della sua reale visione del mondo:
A dire il vero, non seguo molto queste cose. Siamo stati educati a non farlo. Non cerchiamo uomini per risolvere i problemi nel mondo. Non possono farlo. È così che la vedo. È qualcosa che va oltre noi. Pensaci, non abbiamo controllo sul terreno, può tremare. Non abbiamo il controllo dei mari, possono provocare degli tsunami. Non abbiamo il controllo dei cieli, ci sono le tempeste. Siamo tutti nelle mani di Dio. Penso che gli uomini debbano tenerne conto.


Poco dopo, non a caso, gli domandano le sue preoccupazioni sulla condizione del mondo oggi. E Michael, come ben sappiamo, ci aveva visto bene:
Sono molto preoccupato per la difficile situazione dovuta al fenomeno del riscaldamento globale. Sapevo che sarebbe arrivato, ma avrei voluto che l’interesse delle persone si fosse acceso prima. Comunque non è mai troppo tardi. È stato descritto come un treno in corsa; se non lo fermiamo, non riusciremo mai a tornare indietro. Quindi dobbiamo occuparcene ora. È questo che stavo cercando di fare con “Earth Song”, “Heal The World” e “We Are The World”, scrivere quelle canzoni per risvegliare la coscienza della gente. Vorrei che le persone ascoltassero ogni parola.
Vorrei semplicemente che tutti (incluse le autorità) facessero di più per i bambini, li aiutassero di più. Non sarebbe fantastico?



Parlando della differenza tra il Michael di 25 anni prima e il Michael attuale, i sentimenti sono chiari:
Quel Michael è probabilmente lo stesso Michael di oggi. Volevo prima di tutto ottenere alcune cose. Ma ho sempre avuto questo grillo nella testa, le cose che volevo fare, crescere dei figli, avere dei bambini. Me lo sto godendo davvero molto.


Riguardo alle affermazioni della stampa sul suo conto, il giudizio è semplice:
Non presto attenzione a queste cose. A mio parere, è tutta ignoranza. Di solito nulla è basato su fatti reali. È tutto costruito, sai, sul mito. Sulla persona che non riesci a vedere. Ogni quartiere ha un ragazzo che nessuno capisce, e si spettegola su di lui. Senti delle storie su di lui, si vocifera che abbia fatto questo o quello. Le persone sono folli! Voglio solo fare della musica fantastica. Ma tornando a Motown 25, una delle cose che mi toccarono maggiormente è stato che, una volta fatta la performance, che non dimenticherò mai, c’era Marvin Gaye dietro le quinte, insieme ai Temptations, a Smokey Robinson e ai miei fratelli. Tutti loro mi abbracciavano, mi baciavano, mi stringevano. […] Quella era la mia ricompensa. […] Ricordo chiaramente come eseguii la performance, e so che ero molto arrabbiato con me stesso, perché non era venuta come volevo. Volevo che fosse ancora di più. Ma non fino a quando avevo finito. C’era un bambino, un giovane ragazzino ebreo nel backstage con indosso uno smoking, che mi disse “Chi ti ha insegnato a muoverti in quel modo?”. Io gli risposi “Immagino sia stato Dio… e le prove”.


Fonte delle informazioni: MJUPBEAT

Traduzione e redazione a cura di Vittoria Moccia per Michael Jackson FanSquare.




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13/11/2018 18.15
 
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Bella intervista. [SM=g5818274]
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