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[top news] "Michael Jackson: On The Wall" - la mostra sul Re del Pop

Ultimo Aggiornamento: 11/12/2018 16.53
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da vedere!
è una mostra fantastica emozionante e coinvolgente dall'inizio alla fine, uno su tutti l'ultimo ritratto commisisonato da michael e che è stato ultimato quando già lui non c'era più Equestrian Portrait of King Philip II (Michael Jackson) by Kehinde Wiley, 2010. tra foto, dipinti e video tutti gli artisti hanno colto le varie sfaccettature della personalità del re del pop, non vi vogli ospoilerare troppo in caso voleste andare prossimamente ma vi lascio qualche foto (se riesco :D)
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Grazie rosaspina ma ... le foto?

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22/11/2018 11.18
 
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Come previsto, la mostra "Michael Jackson: On The Wall" è sbarcata a Parigi questa settimana e ci sono alcune novità.





Il 21 novembre 2018, durante l’anteprima stampa della mostra “On the Wall”, è stata l’opera d'arte (in alto) di Yan Pei-Ming. L’esposizione è dedicata al cantante Michael Jackson e si terrà al Grand Palais di Parigi, in Francia, dopo aver concluso il suo periodo londinese.

Tra le opere esposte nella mostra dedicata al Re del Pop, inaugurata a Parigi questa settimana, compare un dipinto che ritrae Michael Jackson nei panni di Re Filippo II di Spagna e la famosa stampa di Andy Warhol.

La mostra "Michael Jackson: On the Wall" – esposta per la prima volta alla National Portrait Gallery di Londra a giugno – presenta ora anche a Parigi una serie di ritratti e opere ispirate a Jackson, tra cui collage, video e installazioni.

Nicholas Cullinan, direttore della National Portrait Gallery, spera che lo show di Parigi replichi il successo dell'evento a Londra. Circa 82.500 persone hanno visitato la mostra lì, tra cui celebrità del calibro di Madonna.

L'opera “Equestrian Portrait of King Philip II (Michael Jackson)” dell’artista Kehinde Wiley - uno dei pezzi più importanti della mostra - è stato l'ultimo ritratto commissionato dal cantante prima della sua morte, e mostra un Michael Jackson estremamente regale, pur in maniera eccentrica, mentre cavalca un destriero con indosso un’armatura.



A sinistra possiamo vedere la versione commissionata da Michael, mentre a destra abbiamo la versione originale realizzata nel 1557 da Pieter Paul Rubens, intitolata proprio "Felipe II on Horseback".


Fonte delle informazioni: OAN

Traduzione e rielaborazione a cura di Vittoria Moccia per Michael Jackson FanSquare.
[Modificato da Morphine95 22/11/2018 12.57]




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QUEL CAPOLAVORO DI MICHAEL JACKSON

Una mostra a Parigi celebra il re del pop. Una stella, spiega qui il critico d’arte Francesco Bonami, che tra beatificazione e autodistruzione ha lasciato per sempre il segno.



Andy Warhol, Michael Jackson 1984


Un giorno anche noi avremo una grande mostra dedicata al cantante Jovanotti, dove tutti i grandi artisti contemporanei parteciperanno creando un’opera dedicata alla popstar, così come hanno fatto tanti artisti per celebrare il mito Michael Jackson, diventando una mostra blockbuster: “Michael Jackson On The Wall” al Grand Palais di Parigi dal 23 novembre al 14 febbraio. Speriamo, però, che questo giorno arrivi il più tardi possibile, perché Michael Jackson, a differenza di gente come il cantautore Bob Dylan o l’interprete Mina, mito lo è diventato rimettendoci la buccia. Anche se non è stata la sua morte, come magari si potrebbe pensare nel caso di Kurt Cobain, a farlo diventare una leggenda, ma la sua musica e il suo modo di rappresentarla.

Una mostra su Michael Jackson è, come dicono gli americani, un “no brainer”, ossia una cosa talmente ovvia che non ci vuole cervello per concepirla. Michael Jackson è stato un’opera d’arte vivente, una Monna Lisa maledetta della musica, un uomo diventato immagine come il capolavoro di Leonardo da Vinci. Idolatrato come una divinità. Basta guardare i video dei suoi concerti dove lui appare immobile come il monolite del film di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello spazio” sul palco e la folla impazzisce. Potrebbe rimanere fermo per un’ora e il pubblico continuerebbe ad impazzire raggiungendo molteplici orgasmi. Michael Jackson fermo sul palco basta per farci capire che cosa manca all’arte. Per un capolavoro dell’arte si può fare la fila anche per una giornata, ma poi quando ci si trova davanti non s’impazzisce, non si urla. Non si urla o impazzisce perché sappiamo che ciò che è innanzi a noi non ci farà mai credere di essere lì per noi, mentre la popstar sì.

Chi allora, se non Michael Jackson, è l’artista che più di tante altre star è stato in grado con la sua musica e con il suo corpo di incanalare e condividere la propria energia con il pubblico? Non c’è allora opera d‘arte in mostra che possa competere con il proprio soggetto.

Gli artisti invitati a partecipare al mito di Michael Jackson non hanno potuto fare altro che inginocchiarsi davanti alla sua inarrivabile divinità producendo feticci, agnelli d’oro che idolatrano senza competere con questo Dio fattosi musica e danza. Infatti c’è nella rappresentazione di Michael Jackson qualcosa di simile all’iconografia cristiana. Il cantante è ed ha le sembianze di un Cristo rifattosi uomo, che però usa la musica per compiere i propri miracoli. Magico e sofferente al tempo stesso, diabolico e angelico contemporaneamente, Michael Jackson è uno spettacolo in se stesso, chiunque voglia confrontarsi con la sua immagine deve sottostare a essa. Come appunto con un’immagine sacra, con quella del cantante non si scherza, non si può fare umorismo, davanti a lui non si ride. Si può solo scegliere quale Michael Jackson sogneremmo di essere. È questo il titolo di un’opera di uno dei più importanti artisti afroamericani, David Hammons, "Which Mike Do You Want To Be?".

Kehinde WIley, il pittore americano che ha dipinto il ritratto ufficiale dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha immaginato Michael Jackson come un re, più precisamente Filippo II di Spagna ritratto a cavallo nel 1557 dall’artista fiammingo Pieter Paul Rubens, mentre la pittrice nigeriana Njideka Akunyili Crosby lo immagina più domestico, una semplice copertina di CD appoggiata su una piccola scrivania disordinata. Faith Ringgold invece nella sua opera “Who’s Bad?” lo vede come il capo di una gang di criminali. Il veterano degli artisti irlandesi Michael-Craig Martin lo disegna ancora bambino a soli 11 anni, ma già sulla copertina di Rolling Stones del 1971, il personaggio più giovane mai apparso su una copertina della famosa rivista. Una celebrità del genere non poteva sfuggire alle mani di Andy Warhol, una delle star della Pop Art, né al pennarello del graffitista Keith Haring, che lo scarabocchia come una testa di Medusa e con una croce rossa in fronte. Il fotografo David LaChapelle lo immagina già beatificato oppure diventato un angelo, ma anche come cristo morto di una Pietà. Il britannico Gary Hume lo dipinge a distanza ravvicinatissima diafano e pallido come lo sarà alla fine della sua vita. Praticamente invisibile, solo gli occhi neri sopravvivono, nel video dell’enfant prodige dell’arte digitale americana Jordan Wolfson. Una delle opere capaci di competere quasi testa a testa con il proprio soggetto è la scultura in porcellana di Jeff Koons “Michael Jackson and Bubbles”. Troppo delicata per viaggiare, l’opera è presente nella mostra attraverso una foto di Louise Lawlez. Nella scultura Michael indossa la famosa giacca militare che Koons ha immaginato d’oro, così come la giacca di Bubbles, il famoso scimpanzé che il cantante si portò a casa nel 1985 salvando il povero animale da una fine certa in un centro di ricerca medica in Texas.
Bubbles è anche presente in un’altra scultura, quella molto meno preziosa, anzi un po’ disgustosa, dell’artista californiano Paul McCarthy. L’idolo ritorna a essere regale nel grande ritratto in bianco e nero del pittore cinese Yan Pei Ming. Lorrainge O’Grady paragona Michael Jackson al poeta francese Charles Baudelaire in quattro copie di fotografie. Sia il cantante sia il poeta erano due perfezionisti, ossessionati dalla loro arte e dalla propria immagine.

Nel 16 video proiettati a grandezza naturale Candice Breitz mostra 16 persone che, ognuna a modo proprio, tentano di cantare una canzone della pop star, il titolo è “King”, come se nessuno potesse immaginare Michael Jackson come un normale essere umano, cosa per altro vera.

Michael Jackson non era umano. Non lo era per tragico destino e per sua folle scelta. La mostra su di lui è in un certo senso disumana. Le tante opere d’arte contemporanea apparirebbero morte se attorno a loro non ci fossero i video con le urla e la musica dei concerti che risucchiano e fanno precipitare lo spettatore in un vortice di frenesia ed esaltazione. Questo contrasto fra la sempre più spettrale e quasi lugubre immagine del cantante immortalata dagli artisti visivi e l’inestinguibile energia delle sue performance crea una tensione eccezionale. Le sue cose non possono essere separate, ma è come se si visitasse una mostra che al tempo stesso mostra la Natività di Gesù e la sua Crocifissione. Beatificazione e autodistruzione sono le due forze che a volte si scontrano, mentre altre volte scorrono parallele l’una all’altra. Ci sono poche figure nella storia della cultura contemporanea capaci di poter diventare il tema di una grande mostra. Pochi personaggi riescono a tenere assieme l’aspetto esclusivamente estetico e visivo della loro identità e quello performativo, emotivo e d’intrattenimento.

Dentro Michael Jackson c’è tutta quella storia di nascita, redenzione e morte che fa parte della cultura nera americana: l’uomo invisibile che sorge dal degrado e si trasforma in divinità per poi essere risucchiato dentro la propria storia e i demoni del proprio passato. Ma il culto di Michael Jackson rimane eterno e come ogni Dio che si rispetti può essere avvistato da una parte o dall’altra del mondo da tutti coloro che veramente e sinceramente credono in lui e lo venerano. Così quando la venerazione diventa esposizione, il viaggio dello spettatore può anche essere una grande lezione.


Francesco Bonami

Ecco la photo/video gallery delle opere menzionate nell'articolo:


David Hammons, Which Mike Do You Want To Be?



Michael-Craig Martin, Portrait of Michael Jackson



Faith Ringgold, Who's Bad?



Gary Hume, Michael Jackson



Keith Haring, Michael Jackson



Jeff Koons, Michael Jackson and Bubbles (foto di Louise Lawlez



Paul McCarthy, Michael Jackson and Bubbles



Kehinde Wiley, Michael Jackson as King Philip II



Lorrainge O’Grady, Michael Jackson and Charles Baudelaire



Njideka Akunyili Crosby, Michael Jackson



David LaChapelle, Archangel Michael



David LaChapelle, American Jesus



Candice Breitz - King (a portrait of Michael Jackson)


Post a cura di Vittoria Moccia per Michael Jackson FanSquare.
Si ringrazia LOREMJ per le foto dell'articolo.




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26/11/2018 22.50
 
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Grazie per la trascrizione, davvero interessante...anche se in alcuni passaggi lo trovo forse un pò esagerato, via [SM=g5818181] !
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27/11/2018 14.59
 
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Niente è esagerato quando si parla di Re Michael. [SM=g5818315] [SM=g5818274]
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03/12/2018 09.25
 
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03/12/2018 19.27
 
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DOUBLE-D, 03/12/2018 09.25:


Bel video ha fatto.

La musica è una sostanza pesante senza effetti collaterali. (Gigi D'Agostino)
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04/12/2018 07.50
 
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LIBRO DA AMAZON
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[Modificato da DOUBLE-D 04/12/2018 07.51]


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Re: LIBRO DA AMAZON
DOUBLE-D, 04/12/2018 07.50:





Fantastico! Dovrebbe essere il catalogo della mostra, no?

Attenzione: per chi fosse interessato all'acquisto (forse lo sono anch'io, ho un debole per i cataloghi delle mostre) quello con la copertina rigida è in inglese, mentre l'altro è in francese.

Comunque grazie Double!

[SM=g5818274]





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