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[top news] Rolling Stone intervista Paris Jackson: "Mio padre Michael è stato ucciso"

Ultimo Aggiornamento: 01/02/2017 15.55
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In una lunga intervista alla rivista Rolling Stone, la secondogenita di Michael Jackson - Paris - si lascia andare in confessioni inedite sulla sua vita e quella del papà.
Ecco la traduzione integrale in italiano dell'intervista ad opera dello staff di MJFanSquare.





Paris Katherine Jackson inizia da un famoso cadavere: "È Marlyn Monroe" sussurra, di fronte ad un muro coperto di foto raccapriccianti dell'autopsia. "E questo è John Fitzgerald Kennedy, questi non si trovano online".
In un giovedì pomeriggio di fine Novembre, Paris sta visitando il Museum of Death (Museo della Morte ntd), un angusto labirinto degli orrori su Hollywood Boulevard.
Non è raro per i visitatori svenire o vomitare davanti a foto di decapitazioni o cimeli di serial killer.
Ma Paris, non lontano dalla fase emo e gotic della sua adolescenza, sembra trovare il tutto in qualche modo rassicurante.
Questa è la sua nona visita. "È impressionante!" dice, "Hanno una vera sedia elettrica e una vera testa!"

Paris Jackson ha compiuto 18 anni lo scorso Aprile; a seconda dei momenti può apparire più giovane o più matura, avendo vissuto il passaggio da una vita riparata a una dolorosamente esposta.
È una vera e propria ragazza del 21° secolo, con un suo senso della moda che è un mix tra hippie e punk (oggi indossa una camicia, dei jeggings e delle scarpe Converse).
Ha gusti musicali ampi (ha decorato le sue scarpe da ginnastica con i testi dei Möntley Crüe e degli Arctic Monckeys); è ossessionata da Alice Cooper che chiama "bae" (baby ntd) e dal cantautore Butch Walker. Ama i Nirvana e Justin Bieber.



Paris Jackson posa davanti alla stella di papà Michael, Hollywood Walk of Fame


Ma è, più di tutto, figlia di suo padre.
"Fondamentalmente, come persona, lei è mio padre", dice il fratello più grande, Prince Michael Jackson. "L'unica cosa diversa sarebbe la sua età e il suo sesso". "Paris è simile a Michael - aggiunge - "in tutti i suoi punti di forza, e anche in quasi tutte le sue debolezze. E' molto appassionata. E' emotiva fino a poter lasciare che le emozioni offuschino il suo giudizio".

Con velocità impressionante Paris ha impresso sulla sua pelle più di 50 tatuaggi. Alcuni li ha fatti di nascosto quando era ancora minorenne. Nove di essi dedicati a Michael Jackson, morto quando lei aveva 11 anni, facendola risucchiare con suo fratello Prince e il loro fratello più piccolo, Blanket, in una spirale che li ha portati fuori dal piccolo mondo chiuso, quasi idilliaco, che avevano percepito fino a quel momento.

"Si dice sempre che il tempo guarisce", dice Paris. "Ma in realtà non è così. Semplicemente, ti abitui. Io vivo la vita pensando: 'OK, ho perso l'unica cosa che sia mai stata importante per me'. Andando avanti, nulla di quello che succede può essere così brutto rispetto a quello che è già successo. Quindi, posso gestirla". Michael va ancora a farle visita nei suoi sogni, dice: "Io lo sento con me tutto il tempo".

Michael, che si vedeva come Peter Pan, amava chiamare la sua unica figlia Trilli. Paris ha FAITH, TRUST e PIXIE DUST tatuati vicino alla sua clavicola. Ha la copertina di Dangerous tatuata sull'avambraccio, il logo di Bad sulla mano, e le parole QUEEN OF MY HEART (Regina del mio cuore ntd.) con la calligrafia di suo padre, presa da una lettera che lui le aveva scritto, sull'interno del polso sinistro.
"Lui non mi ha portato altro che gioia" - dice - "quindi perché non avere ricordi costanti di quella gioia?"

Ha anche tatuaggi dedicati a John Lennon, David Bowie, e del (alcune volte) rivale del padre, Prince, oltre a Van Halen e MÖNTLEY tatuato all'interno del labbro.
Al polso destro Paris porta un braccialetto fatto di corda e giada che Michael ha comprato in Africa. Lo indossava quando morì e la tata di Paris lo ha preso per darlo a lei. "C'è ancora il suo odore", dice.

Fissa con i grandi occhi blu-verdi le attrazioni del museo senza batter ciglio, fino a quando non si arriva ad una sezione di animali imbalsamati. "Non mi piace questa stanza", dice arricciando il naso. "Supero il limite con gli animali, non riesco. Questo mi spezza il cuore".
Recentemente ha salvato un cucciolo, un incrocio tra un Pitbull e un Koa, che è iperattivo e ha una convivenza un po' difficile con Kenya, un coccoloso labrador portato a casa da suo padre una decina di anni fa.

Paris si definisce "insensibile" ai richiami anche più espliciti della mortalità umana. Nel Giugno 2013, sprofondando nella depressione e nella tossicodipendenza, ha tentato di uccidersi all'età di 15 anni, tagliandosi i polsi e ingerendo 20 pillole di Motrin. "Era semplicemente odio di sé", spiega, "bassa autostima, pensare che non sarei riuscita a fare niente di buono e che non meritassi più di vivere".

Era diventata autolesionista; si tagliava, riuscendo a nasconderlo alla sua famiglia. Alcuni dei suoi tatuaggi coprono le cicatrici di quei tagli, e quelli che lei chiama segni del consumo di droghe.
Prima di allora, aveva già tentato il suicidio "molteplici volte", ammette. "Solo una volta è diventato pubblico". L'ospedale aveva la regola delle tre prove e dopo l'ultima hanno insistito affinché entrasse in un programma di terapia.



Paris fa la cheerleader per la sua scuola superiore Sherman Oaks, California, 2013. Vince Pugliese/ZUMA


Scolarizzati a casa prima della morte di suo padre, Paris era d'accordo nel frequentare una scuola privata a partire dal settimo grado. Ma non è riuscita ad adattarsi e ha iniziato ad uscire con le uniche persone che l'avevano accettata: "Un sacco di persone più grandi che facevano un sacco di cose folli", racconta. "Stavo facendo un sacco di cose che a 13/14/15 anni non si dovrebbero fare. Ho provato a crescere troppo in fretta, e non ero una così bella persona".

Ha dovuto far fronte anche al cyberbullismo, e lotta ancora contro crudeli commenti online. "Tutta la questione riguardante la libertà di espressione è grandiosa" - dice - "ma non credo che i nostri padri fondatori avessero predetto i social media quando crearono questi emendamenti".

Ha subito un altro trauma di cui non ha mai fatto menzione in pubblico. Quando aveva 14 anni, una persona molto più grande di lei e completamente estranea l'ha aggredita sessualmente. "Non voglio rivelare troppi dettagli, ma non è stata una bella esperienza ed è stato davvero difficile per me. Quando è successo non l'ho detto a nessuno".

Dopo il suo ultimo tentativo di suicidio, ha trascorso più di un anno in un istituto terapeutico nello Utah. "E' stato grande per me, sono una persona completamente diversa. Prima - sussurra con un piccolo sorriso - ero matta, effettivamente lo ero. Stavo attraversando un sacco di, come dire, rabbia giovanile. E stavo anche affrontando la mia depressione e la mia ansia senza nessun aiuto".
Anche suo padre, dice, ha lottato con la depressione, e a lei sono stati prescritti gli stessi antidepressivi che prendeva lui, anche se adesso non prende più psicofarmaci.

Ora, più sobria e felice come non è mai stata, con le sigarette al mentolo come unico vizio che le resta, Paris ha lasciato la casa di sua nonna Katherine poco dopo aver compiuto 18 anni per trasferirsi nella vecchia proprietà della famiglia Jackson ad Encino. Trascorre quasi ogni minuto del giorno con il suo fidanzato, Michael Snoddy, un batterista di 26 anni, originario della Virginia.
"Non avevo mai incontrato nessuno prima che mi facesse sentire come mi fa sentire la musica", dice Paris. Quando si sono incontrati, lui aveva uno sconsiderato tatuaggio della bandiera degli stati confederati, che ora ha nascosto e che aveva sollevato dubbi comprensibili tra i Jackson. "Ma più ho modo di conoscerlo - dice Prince - più capisco che è un ragazzo davvero eccezionale".

Dopo il diploma di scuola superiore, Paris ha fatto un tentativo al college, ma non fa per lei.
È l'erede di un'immensa fortuna, ma vuole guadagnare i propri soldi, e ora che è legalmente adulta vuole abbracciare l'altra sua eredità: la celebrità.
È bella, carismatica ed è la figlia di uno degli uomini più famosi che siano mai vissuti, che scelta aveva?

Per il momento è una modella, un'attrice, un work in progress. È in grado di mostrare un equilibrio regale che è quasi intimidatorio, pur rimanendo una persona alla mano, al punto da diventare amica del suo tatuatore dal pizzetto enorme.
Ha modi impeccabili, si vede che è stata educata bene.
Ha incantato il produttore-regista Lee Daniels in un recente incontro, che ha cominciato a parlare col suo manager riguardo a un ruolo per lei nel suo show di Fox, Star.
Suona un paio di strumenti, suona e canta canzoni, ma non è sicura che arriverà mai ad un contratto discografico.

Fare la modella, in particolare, le viene naturale, e lo trova terapeutico. "Ho avuto problemi di autostima per molto tempo", rivela Paris, che capisce le scelte di chirurgia estetica di suo padre dopo aver visto i troll online sezionare il suo aspetto da quando aveva 12 anni.
"Un sacco di gente pensa che io sia brutta e un sacco di gente no. Ma nel momento in cui faccio la modella mi dimentico dei miei problemi di autostima e mi concentro su ciò che mi dice il fotografo... E mi sento bella. In questo senso, il mio è sano egoismo".

Ma soprattutto, di suo padre condivide l'impulso a guarire il mondo ("Ho davvero paura per la grande barriera corallina, è come se stesse morendo. Tutto questo pianeta è come se stesse morendo. Povera Terra") e vede la fama come un mezzo per attirare l'attenzione su queste cause.
"Sono nata con questa piattaforma" dice. "Voglio sprecarla e nascondermi o voglio ingrandirla e usarla per cose più importanti?"
Suo padre non ne sarebbe dispiaciuto. "Se vuoi essere più famosa di me, puoi farlo" le diceva. "Se non vuoi esserlo, puoi fare anche questo. Ma io voglio solo che tu sia felice".



Michael Jackson con Prince e Paris (che gli tiene la mano) nel 2003. Bauer-Griffin.com


Al momento, Paris vive nello studio di registrazione privato dove suo padre compose "Beat It". La casa principale, acquistata da Joe Jackson nel 1971 con i primi diritti dei Jackson 5 e ricostruita da Michael negli anni '80, è in fase di ristrutturazione.
Ma lo studio, realizzato da Michael in un edificio in mattoni oltre il cortile, sembra essere più o meno delle dimensioni di un decente appartamento a Manhattan, con cucina e bagno.
Paris lo ha trasformato in una piacevole stanza per dormire.

Ovunque ci sono tracce di suo padre, più inconfondibilmente nelle opere d'arte da lui commissionate. All'esterno dello studio c'è una foto incorniciata, fatta in stile Disney, di un castello a cartone animato su una collina, con un Michael disegnato tipo cartone in primo piano e un piccolo bambino biondo che lo abbraccia. La didascalia dice: "Di Bambini, Castelli e Re". All'interno c'è un murale che prende un'intera parete, in un angolo della quale è rappresentato un libro verde intitolato 'Il segreto della vita'. Anche qui c'è un Michael di cartone che, da una finestra, guarda giù verso i fiori che fioriscono, e al centro di ogni fioritura si può vedere il cartone animato del volto di una bambina con le guance rosse.

L'arredamento scelto da Paris è un po' diverso. C'è un poster di Kurt Cobain nella stanza da bagno, un poster degli Smashing Pumpkins sul muro, un pc portatile con adesivi degli Against Me! e de La Storia Infinita, arazzi psichedelici Paisley, tante candele finte.
Dischi in vinile (Alice Cooper, Rolling Stone) servono da decorazioni murali.
In cucina, su di un contatore, c'è un disco di platino incorniciato, dedicato a Michael da Quincy Jones ("L'ho trovato in soffitta", fa spallucce Paris).
Sopra un garage adiacente, c'è un mini-museo creato da Michael come un regalo a sorpresa per la sua famiglia, con le pareti e anche il soffitto ricoperti di foto della loro storia. Michael lo utilizzava per fare le sue prove di danza, ora il fidanzato di Paris ha messo la sua batteria lassù.

Ci dirigiamo fuori, in un ristorante di sushi nelle vicinanze, e Paris inizia a descrivere la vita a Neverland.
Ha trascorso i suoi primi sette anni nel mondo di fantasia di suo padre di 2700 acri, con il suo parco divertimenti, zoo e cinema. Durante questo tempo, lei non sapeva che il nome di suo padre fosse Michael e né era a conoscenza della sua fama. "Pensavo che lui si chiamasse semplicemente papà", dice. "In realtà non sapevamo chi fosse. Ma lui era il nostro mondo. E noi eravamo il suo".
(Paris dice che Capitan Fantastic è il suo film preferito, dove Viggo cerca di creare un rifugio utopico per i figli).



Paris col suo papà, 2001. Cortesia di Paris Jackson


"Non potevamo semplicemente andare sulle giostre ogni volta che volevamo" ricorda, camminando su una strada buia adiacente alla proprietà di Encino. Le piace camminare lungo la corsia, vicino alle auto. Fa ammattire il suo ragazzo, e la cosa non piace neanche a me.
"In effetti avevamo una vita abbastanza normale. Avevamo la scuola ogni giorno e dovevamo essere bravi. E se lo eravamo, il fine settimana, o giù di lì, potevamo scegliere se guardare un film nel nostro cinema o andare a vedere gli animali o qualsiasi altra cosa. Ma se ci comportavamo male, allora non avremmo fatto nessuna di quelle cose".
Nel suo libro del 2011, Jermaine lo ha definito "un esempio di ciò che la paternità dovrebbe essere; ha instillato in loro l'amore che ci ha dato nostra madre e l'emotività paterna che nostro padre, non per colpa sua, non ha potuto darci. Michael era padre e madre in uno".

Michael ha dato ai ragazzi la possibilità di frequentare una scuola ordinaria. Hanno rifiutato. "Quando sei a casa - dice Paris - tuo padre, che tu ami più di ogni altra cosa, a volte entra, nel mezzo della lezione, e fa tipo 'Grande, la lezione è finita per oggi, si va in giro con papà'. Noi eravamo tipo 'Non abbiamo bisogno di amici. Abbiamo te e Disney Channel!'. Buffo".
Suo padre le ha insegnato a cucinare. "Era un cuoco fantastico", ricorda. "Il suo pollo fritto è il migliore del mondo. Lui mi ha insegnato come fare la torta di patate dolci".

Paris sta cuocendo quattro torte, più il gumbo (zuppa ndt) per il Giorno del Ringraziamento a casa di nonna Katherine, che si tiene il giorno prima in ossequio al credo dei Testimoni di Geova.
Michael ha istruito Paris su ogni genere di musica che si possa immaginare. "Mio padre ha lavorato con Van Halen, così ho conosciuto Van Halen", racconta. "Ha lavorato con Slash, così ho conosciuto i Guns N 'Roses. Mi ha fatto conoscere Tchaikovsky e Debussy, Earth, Wind and Fire, i Temptations, Tupac, i Run-DMC".

Dice che Michael enfatizzava la tolleranza. "Mio padre mi ha cresciuto in una casa molto aperta", dice. "Avevo 8 anni ed ero innamorata di questa ragazza sulla copertina di una rivista. Invece di rimproverarmi, come la maggior parte dei genitori omofobi, mi prendeva in giro: Oh, ti cerchi una fidanzata".
"Era il nostro punto di riferimento" - racconta Paris. "Oltre ad amarci, la sua prima preoccupazione era l'istruzione. E non era: 'Oh, sì, il potente Colombo è arrivato in questa terra!' Ma era: No, cazzo, lui ha massacrato gli indigeni". Davvero l'avrebbe detto così? "Lui diceva le parolacce. Imprecava come un marinaio". Ma era anche "molto timido".

Paris e Prince sono abbastanza consapevoli dei dubbi da parte dell'opinione pubblica riguardo alla loro discendenza (il fratello più piccolo, Blanket, avendo la carnagione più scura è meno oggetto di speculazioni).
La mamma di Paris è Debbie Rowe, un'infermiera che Michael ha incontrato dal suo dermatologo, il defunto Arnold Klein.
Hanno contratto un matrimonio definibile come non convenzionale e durato tre anni, durante il quale - ha testimoniato la Rowe - non hanno mai condiviso una casa. Michael ha detto che la Rowe voleva avere i suoi figli "come regalo per lui" (Rowe ha dichiarato che Paris ha il nome del luogo in cui è stata concepita).

Klein, il suo datore di lavoro, è tra i diversi uomini - tra cui Mark Lester (attore protagonista nel film Oliver! del 1968) - sospettati di essere il padre biologico di Paris.
Tra un pezzo di sushi e l'altro Paris accetta di affrontare l'argomento, a sua detta, per l'unica volta.
Poteva optare per una risposta facile, logica, sottolineando che non importa e che in entrambi i casi Michael Jackson era suo padre.
Questo è ciò che il fratello - che si definisce "più obiettivo" rispetto a Paris - suggerisce: "Ogni volta che qualcuno mi fa domande su questo" - dice Prince - "chiedo 'qual è il punto? che differenza fa?' In particolare a chi non è coinvolto nella mia vita. Come può questo influenzare la tua vita? A me non la cambia".

Ma Paris è certa che Michael Jackson fosse il suo padre biologico. Ci crede con un tale fervore che è toccante quanto sia convincente.
"Lui è mio padre", esclama lanciando un'occhiata diretta ed impetuosa. "Lui sarà sempre mio padre. Mai non lo è stato e mai non lo sarà. Le persone che lo conoscevano bene dicono che lo rivedono in me in un modo che fa quasi paura".
"Io mi considero nera" dice, aggiungendo che suo padre "mi guarderebbe negli occhi, mi punterebbe il dito e mi direbbe: Tu sei nera. Siate orgogliosi delle vostre radici. E io penserei 'OK, lui è mio padre, perché avrebbe dovuto mentirmi?' Perciò, io credo solo a quello che lui mi ha detto. Perché, che io sappia, non mi ha mai mentito. Gran parte delle persone che non mi conoscono mi chiamano bianca", ammette Paris. "Ho la pelle chiara e, soprattutto da quando ho i capelli biondi, sembro nata in Finlandia o qualcosa del genere". Ma sottolinea che non è molto insolito che i figli di razza mista siano come lei, notando con precisione come la sua carnagione e il colore degli occhi siano simili all'attore Wentworth Miller, che ha un padre nero e una mamma bianca.

In un primo momento, non aveva alcun rapporto con Rowe. "Quando ero molto, molto piccola, mia mamma non esisteva", ricorda Paris. Alla fine si rese conto che "un uomo non può far nascere un bambino", e quando aveva 10 anni o giù di lì, chiese a Prince: "Dobbiamo avere una mamma, vero?". Così lo chiese a suo padre. "E lui rispose: Sì. E io chiesi, 'Qual è il suo nome?' E lui: 'Debbie'. E io mi sono detta: Ok, bene, conosco il suo nome".
Dopo la morte di suo padre ha iniziato a cercare sua madre online, e si sono ritrovate quando Paris aveva 13 anni.
Dopo il suo trattamento di recupero Paris ha contattato di nuovo la Rowe.
"Aveva bisogno di una figura materna", dice Prince, che si rifiuta di commentare sul suo rapporto, o mancanza di esso, con Rowe. (Il manager di Paris ha rifiutato di mettere la Rowe a disposizione per un'intervista e la Rowe non ha risposto alla nostra richiesta per un commento). "Ho avuto molte figure materne" - dice Paris citando sua nonna e le varie tate, "ma dal momento in cui mia mamma è entrata nella mia vita, non è stata una cosa da 'mamma'. E' più una relazione adulta".
Paris si rivede nella Rowe, che ha da poco completato un ciclo di chemio lottando contro il cancro al seno: "Siamo entrambe molto testarde".

Paris non è sicura di cosa Michael provasse per la Rowe, ma dice che la Rowe fosse "innamorata" di suo padre. Ed è anche sicura che Michael fosse innamorato di Lisa Marie Presley, dalla quale lui ha divorziato due anni prima che Paris nascesse: "Nel video musicale 'You Are Not Alone' posso vedere come la guardava, era completamente preso" dice, con una risata affettuosa.



Con la madre Debbie Rowe, che sta combattendo il cancro al seno, nel mese di ottobre. Paris non ha conosciuto la Rowe fino alla morte di Michael. Blue Wasp/Splash News


Paris Jackson aveva circa nove anni quando si è resa conto che gran parte del mondo non vedeva suo padre nel modo in cui lo vedeva lei. "Mio padre piangeva davanti a me di notte" dice, seduta al bancone di un bar di New York verso metà Dicembre, muovendo tra le dita un piccolo cucchiaino. Inizia a piangere anche lei. "Immagina un tuo genitore che piange davanti a te sul fatto che il mondo lo odia per qualcosa che lui non ha fatto. Per me lui era l'unica cosa che contava. Nel vedere tutto il mio mondo che soffriva, ho iniziato ad odiare il mondo per quello che gli stava facendo. Pensavo 'Come può la gente essere così meschina?'. Fa una pausa. "Mi dispiace, mi sto emozionando".

Prince e Paris non hanno alcun dubbio sull'innocenza del padre riguardo alle accuse di molestie su bambini. L'uomo che loro conoscevano era il vero Michael.
Anche in questo caso sono convincenti: se potessero andare a parlarne porta a porta potrebbero influenzare il mondo.
"Nessuno, se non io e i miei fratelli, ha sperimentato il suo leggerci la sera A Light in the Attic, prima di andare a letto", dice Paris. "Nessuno ha sperimentato il suo essere padre come abbiamo fatto noi. Se lo avessero vissuto, cambierebbero completamente l'intera percezione di lui per sempre".
Suggerisco gentilmente che quello che Michael disse a lei in quelle notti era pesante per una bambina di 9 anni. "Lui non ci raccontava cazzate", risponde. "Cerchi di dare ai bambini la migliore infanzia possibile. Ma devi anche prepararli per il mondo di merda".
Il processo di Michael si concluse con un'assoluzione, ma mandò in frantumi la sua reputazione e ha alterato il corso della vita della sua famiglia. Decise di lasciare per sempre Neverland. Trascorsero i successivi quattro anni in giro per il mondo, trascorrendo lunghi periodi nella campagna irlandese, in Bahrain, a Las Vegas. A Paris non importava: era emozionante, e casa era dove c'era suo padre.

Nel 2009, Michael si stava preparando per un'ambiziosa serie di concerti all'Arena O2 di Londra. "Lui ci incitava", ricorda Paris. "Era tipo: 'Sì, andiamo a vivere a Londra per un anno'. Noi eravamo super-eccitati, avevamo già una casa lì in cui saremmo andati a vivere".
Ma Paris ricorda lo sfinimento di Michael quando iniziarono le prove. "Gli dicevo: 'Facciamo un pisolino'" - dice - "perché sembrava stanco. Noi avevamo lezione al piano di sotto in salone, e vedevamo la polvere cadere dal soffitto e sentivamo il rumore dei piedi perché lui stava provando al piano di sopra".

Paris ha una forte avversione per AEG Live, i promotori dei concerti che hanno organizzato il This Is It Tour. La sua famiglia ha perso la causa per omissione di soccorso contro di loro, poiché la giuria ha accettato la tesi di AEG secondo cui Michael fosse responsabile della propria morte. "AEG Live non tratta bene i suoi artisti. Li prosciuga e li fa lavorare fino alla morte". (Nessun rappresentante di AEG ha voluto commentare.) Lei dice di aver visto Justin Bieber in un recente tour e di essersi "spaventata" per lui. "Era visibilmente stanco; ho guardato il mio biglietto, ho visto AEG Live, e ho pensato a come mio padre fosse sempre esausto ma non riusciva a dormire".

Paris accusa il dottor Conrad Murray - che è stato condannato per omicidio colposo nella morte di suo padre - per la dipendenza dal Propofol che lo ha portato ad essa. Lo chiama "il 'dottore" con aria ironica.
Ma lei ha dei sospetti più oscuri sulla morte di suo padre. "Ci dava dei suggerimenti riguardo a persone che avrebbero voluto farlo fuori" - dice - "e a un certo punto era come se: 'Un giorno mi uccideranno'" (Lisa Marie Presley ha raccontato a Oprah Winfrey di una conversazione simile con Michael, che esternò i suoi timori su persone non specificate che lo avevano preso di mira per ottenere la sua metà del catalogo Sony/ATV, dal valore di svariati milioni di dollari).

Paris è convinta che suo padre in qualche modo sia stato assassinato. "Assolutamente", afferma. "Perché è ovvio. Tutti i segnali lo indicano. Sembra una teoria di cospirazione e una stronzata, ma tutti i veri fan e tutta la famiglia lo sa. È stato organizzato. È stata una cazzata".
Ma chi avrebbe voluto Michael Jackson morto? Paris si ferma per alcuni secondi, forse considerando una risposta specifica, ma poi dice solo: "Un sacco di gente".
Paris vuole vendetta, o almeno giustizia. "Naturalmente", dice con occhi incandescenti. "Sicuramente la voglio. Ma è una partita a scacchi e io sto cercando di giocare la partita a scacchi nel modo giusto. E questo è tutto quello che posso dire in questo momento".

Michael voleva che i figli indossassero delle maschere in pubblico, una misura protettiva che Paris riteneva stupida, ma poi successivamente ha capito.
Così è stato ancora più impressionante quando una bambina coraggiosa si avvicinò spontaneamente al microfono durante la cerimonia funebre, pubblica, di suo padre, il 7 Luglio 2009: "Da quando sono nata papà è stato il miglior padre che si possa immaginare, e volevo solo dire che lo amo così tanto".
Aveva 11 anni, ma sapeva quello che stava facendo.
"Sapevo che dopo la sua dipartita ci sarebbero state molte chiacchiere negative, e che un sacco di gente avrebbe dubitato del modo in cui ci aveva cresciuti. Quella è stata la prima volta in cui l'ho difeso pubblicamente e di certo non sarà l'ultima".
Secondo Prince in quel momento la sorella più piccola ha mostrato di "avere più forza di tutti noi".



Paris al memorial di suo padre, mentre dice: "Papà è stato il miglior padre che si possa immaginare". Kevork Djansezian/Getty


Il giorno dopo la visita al museo della morte Paris, Michael Snoddy e Tom Hamilton, il suo manager 31enne, vanno a Venice Beach.
Passeggiando sul lungomare Snoddy ricorda una sua esperienza come artista di strada quando si trasferì a Los Angeles.
Paris ha i capelli legati in una coda di cavallo. Porta occhiali da sole rotondi, una camicia a quadretti verdi su un paio di leggins e uno zaino con i colori dell'arcobaleno.
Ha uno stato d'animo più scuro oggi. Non parla molto, e si tiene aggrappata stretta a Snoddy.
Ci dirigiamo verso i canali, fiancheggiati da case ultramoderne che a Paris non piacciono "Sono troppo fredde" - dice - "Non urlano 'Hey! Vieni a cena!'".
È felice di scorgere un gruppo di anatre "Ciao amici!" - grida - "Venite a giocare con noi!".

Tra loro sembra esserci una coppia di innamorati, che sguazza nell'acqua poco profonda. Paris sospira e stringe la mano di Snoddy "Obiettivi!" dice "Hashtag obiettivi!".
Il suo spirito si solleva e andiamo a piedi verso la spiaggia per guardare il tramonto. Paris e Snoddy salgono su un muro per guardare lo spettacolo tra il rosa e l'arancio. È un momento di pace, fino a quando non si avvicina una donna di mezza età in tenuta da jogging fosforescente. Sorride alla coppia mentre preme il pulsante di una piccola radio che porta attaccata alla vita, facendo partire una canzone datata dal ritmo magnetico.
Paris sorride e si gira verso il suo ragazzo.
Mentre il sole scompare, cominciano a ballare.

Traduzione a cura di Giusy Mascolo per il Michael Jackson FanSquare.
Revisione e impaginazione a cura di Vincenzo Compierchio con la collaborazione di Marco Piccolo
.

Intervista di David LaChapelle originariamente pubblicata sul website della rivista Rolling Stone, il 24/01/2017.


Di seguito il servizio del Corriere.it inerente all'intervista:

[Modificato da Compix83 27/01/2017 09.02]
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Michael è morto troppo presto per questa ragazza, aveva bisogno di lui... È cresciuta troppo presto e male.
Ma di una cosa sono fiera di lei,è una tipetta tosta e questo mi piace e come difende il suo rapporto con il padre che lei considera solo e unico.
Che non faccia più sciocchezze.


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La Morte è solo un passo verso l'Immortalità...
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Paris ne ha passate tante ma ha anche avuto la fortuna di avere un padre che, nei pochi anni in cui è stato vicino ai propri figli ha dato loro tanto amore e una guida ferma e sicura. Mi auguro che questo alla fine faccia la differenza perché il peso - e non solo i vantaggi - che l'essere figli di MJ comporta è grande. Un sentito grazie allo Staff.
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Video ad opera del canale Youtube "Smelly Jackson", che con voce in italiano e sottotitoli in inglese riassume egregiamente le dichiarazioni di Paris a "Rolling Stone".

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Dove è possibile acquistarne una copia? Online magari?
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ilaMJJ93, 30/01/2017 00.09:

Dove è possibile acquistarne una copia? Online magari?



Sul sito di Rolling Stone non ho trovato nulla. È probabile che presto troverai qualche copia in vendita su Ebay.
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Ok! Perfetto grazie mille. Proverò li allora :)
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Re:
ilaMJJ93, 30/01/2017 06.43:

Ok! Perfetto grazie mille. Proverò li allora :)



Di nulla, magari facci sapere quando la troverai [SM=g27811]
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31/01/2017 17.23
 
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Re:
ilaMJJ93, 30/01/2017 00.09:

Dove è possibile acquistarne una copia? Online magari?




www.ebay.it/itm/PARIS-JACKSON-LIFE-AFTER-MICHAEL-ROLLING-STONE-MAGAZINE-50TH-FEBRUARY-9-2017-/371853792102?hash=item5694369366:g:NloAAOSw...


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