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La morte di Umberto Eco

Last Update: 6/23/2016 10:23 AM
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2/24/2016 7:34 PM
 
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Mi sembra doveroso aprire un topic a riguardo, per ricordare uno dei più grandi intellettuali del Novecento non solo italiano. Ci mancherà moltissimo. Ho amato i suoi romanzi, i suoi saggi e le sue Bustine di Minerva, le sue acute analisi e la sua innovazione anche nella televisione. Una perdita enorme per questa società già molto misera e degradante.
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2/24/2016 10:52 PM
 
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Degradante e degradata, insistiamo e facciamoci del male!
Sinceramente ho letto ben poco di suo, articoli più che altro, e ricordo quanto ho goduto, l'anno scorso, quando disse, senza indulgere nel politicamente corretto, "Con i social network parola a legioni di imbecilli ".
Certo che mancherà, a tutto il mondo.

La moglie ieri ha detto che le sue ultime parole sono state "Mi chiudo come un riccio" (vado a memoria, potrei sbagliare qualche sfumatura): non sono bellissime?
[Edited by (Miss Piggy) 2/24/2016 10:54 PM]
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2/25/2016 1:45 PM
 
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La morte di Umberto Eco è una grande perdita per la cultura. Mi piace ricordarlo con alcune sue frasi:

"Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

"Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l'uso e l'ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?"

"Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti."

"Si nasce sempre sotto il segno sbagliato e stare al mondo in modo dignitoso vuol dire correggere giorno per giorno il proprio oroscopo."

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3/12/2016 1:20 PM
 
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Ci vuole un coraggio a definire Eco "uno dei più grandi intellettuali del novecento" e "una perdita enorme per questa società già molto misera e degradante". Nulla di personale Anto ma l'osservazione è doverosa. Società misera e degradante che Eco a contribuito a determinare. Nel suo famigerato romanzo "Il nome della rosa" distorce la verità storica sul medioevo e sull'inquisizione arrivando a concludere che Dio e la verità non esistono. Un relativista antistorico, per questo il mondo lo ha esaltato. Eco era un nominalista radicale e tale è rimasto per tutta la sua vita. Per lui non esistevano verità universali, ma solo segni, nomi e convenzioni. Le cose esistono per come uno le percepisce perciò di ogni cosa ciò che rimane è solo il nome. Gran bella filosofia non c'è che dire, che ovviamente non considera le prevedibili e pericolose conseguenze. Eco è stato anche un abile giocoliere che si è preso gioco di tutti: dei suoi critici, dei suoi lettori, e soprattutto dei cattolici che lo invitavano nei loro convegni. In occasione del referendum del divorzio nel 1974, si rivolse ai divorzisti delle colonne dell'Espresso. Il suo appello per una intelligente impostazione della loro campagna propagandistica, recitava così: «La campagna per il referendum dovrà essere scevra di presupposti teorici, spregiudicata, immediata, volta a un effetto a breve scadenza. Diretta eminentemente a un pubblico facile preda di sollecitazioni emotive, dovrà vendere una immagine positiva del divorzio che ribalti esattamente gli appelli emotivi di parte avversa... I temi di questa campagna di «vendita» dovrebbero essere: il divorzio fa bene alla famiglia, il divorzio fa bene alle donne, il divorzio fa bene ai bambini... Da anni i pubblicitari italiani vivono un loro dramma di identità: colti e informati, si sanno oggetto di una critica sociologica che li indica come servi fedeli del potere consumistico... Tentano campagne gratuite per la difesa del verde e la donazione del sangue. Ma si sentono esclusi dai grandi problemi del proprio tempo, condannati a vendere saponette. La battaglia per il referendum sarà la prova della sincerità di tante aspirazioni civili più volte asserite. Basta che un gruppo di agenzie esperte, dinamiche, spregiudicate, democratiche, si coordini e si autofinanzi per sostenere una campagna del genere. Basta un giro di telefonate, due riunioni, un mese di lavoro intenso. Distruggere un tabù in pochi mesi è una sfida che dovrebbe far venire l'acquolina in bocca a ogni pubblicitario che ami il suo mestiere...».

Il tabù da distruggere era la famiglia, che, per un relativista come lui, non aveva nessuna ragione di esistere. La distruzione della famiglia in Italia, dal 1974 è proseguita, per tappe successive. Eco l'ha accompagnata con compiacimento, uscendo di scena alla vigilia dell'approvazione delle unioni omosessuali, che è l'esito conclusivo dell'introduzione del divorzio, quarant'anni prima. La famiglia naturale viene sostituita da quella innaturale.
Eco sarebbe stato d'accordo con l'istituzione del matrimonio omosessuale perchè secondo lui la famiglia è solo un nome; per il resto esiste solo per come uno la concepisce: per alcuni è unione uomo-donna, per altri è uomo-uomo o donna-donna, per altri ancora uomo-cane, donna-gatto e via discorrendo.

Oltre alle varie frasi citate aggiungo: "l'odio è la vera passione primordiale.E' l'amore che è una situazione anomala", (Il Cimitero Di Praga, 2010). Grande affermazione, non c'è che dire.

C'è da sperare che il mondo non senta la sua mancanza. Il tempo moderno è intriso di relativismo e il mondo è pieno di relativisti come lui perciò qualcuno che dica scempiaggini al posto ci sarà sempre.

"Con i social network parola a legioni di imbecilli ": questa forse è l'unica su cui ci ha preso.
[Edited by Yukino.mjj 3/12/2016 1:21 PM]
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3/15/2016 6:53 PM
 
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«Quando una qualsiasi autorità religiosa di qualsiasi confessione si pronuncia su problemi che concernono i princìpi dell’etica naturale, i laici debbono riconoscerle questo diritto: possono consentire o non consentire sulla sua posizione, ma non hanno nessuna ragione per contestarle il diritto di esprimerla, anche se si esprime come critica al modo di vivere del non credente. Non ritengo esista il diritto inverso. I laici non hanno diritto di criticare il modo di vivere di un credente. Non vedo perché debbano scandalizzarsi perché la Chiesa cattolica condanna il divorzio: se vuoi essere cattolico non divorzi, se vuoi divorziare fatti protestante. Io confesso che sono persino irritato di fronte agli omosessuali che vogliono essere riconosciuti dalla Chiesa, o ai preti che vogliono sposarsi. Ci sono ricevimenti (laicissimi) in cui è richiesto lo smoking, e sta a me decidere se voglio piegarmi a un costume che mi irrita, perché ho una ragione impellente per partecipare a quell’evento, o se voglio affermare la mia libertà standomene a casa» (In cosa crede chi non crede, Liberal Libri 1996, p. 13).

Il pensiero unico a me personalmente fa orrore da sempre.


edit : e riportiamola per intero la sua considerazione critica
nei riguardi dei social, meglio:

«danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel».
[Edited by migi.mj 3/15/2016 7:07 PM]


Aveva pensato che se gli esseri umani non si esercitavano in continuazione ad aprire e chiudere la bocca,
correvano il rischio di cominciare a far lavorare il cervello.
D.Adams

Il sarcasmo con certe persone è utile quanto lanciare meringhe ad un castello.
Terry Pratchett

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3/16/2016 3:43 PM
 
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Re:
migi.mj, 15/03/2016 18.53:




edit : e riportiamola per intero la sua considerazione critica
nei riguardi dei social, meglio:

«danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel».





Magari ci sono anche io tra questi, ma è un dato di fatto questa frase, se ne leggono davvero troppe, per ogni argomento! [SM=g27829]

[Edited by dollarboy77 3/16/2016 3:43 PM]
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Re: Re:
dollarboy77, 16/03/2016 15.43:





Magari ci sono anche io tra questi, ma è un dato di fatto questa frase, se ne leggono davvero troppe, per ogni argomento! [SM=g27829]





Dovremmo darci, tutti, una regolata, concordo.

P.S.:
Peraltro, bisognerebbe citarle le fonti, mi riferisco al post dell'utente Yukino.mjj!
(strano che stavolta nessuno sia intervenuto a stracciarsi le vesti ....... [SM=g27829] )

Per chi avesse voglia di leggere l'articolo per intero
www.corrispondenzaromana.it/umberto-eco-la-triste-parabola-di-un-nomi...
[Edited by migi.mj 3/16/2016 8:14 PM]


Aveva pensato che se gli esseri umani non si esercitavano in continuazione ad aprire e chiudere la bocca,
correvano il rischio di cominciare a far lavorare il cervello.
D.Adams

Il sarcasmo con certe persone è utile quanto lanciare meringhe ad un castello.
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3/26/2016 12:48 PM
 
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Re:
migi.mj, 15/03/2016 18.53:



«Quando una qualsiasi autorità religiosa di qualsiasi confessione si pronuncia su problemi che concernono i princìpi dell’etica naturale, i laici debbono riconoscerle questo diritto: possono consentire o non consentire sulla sua posizione, ma non hanno nessuna ragione per contestarle il diritto di esprimerla, anche se si esprime come critica al modo di vivere del non credente. Non ritengo esista il diritto inverso. I laici non hanno diritto di criticare il modo di vivere di un credente. Non vedo perché debbano scandalizzarsi perché la Chiesa cattolica condanna il divorzio: se vuoi essere cattolico non divorzi, se vuoi divorziare fatti protestante. Io confesso che sono persino irritato di fronte agli omosessuali che vogliono essere riconosciuti dalla Chiesa, o ai preti che vogliono sposarsi. Ci sono ricevimenti (laicissimi) in cui è richiesto lo smoking, e sta a me decidere se voglio piegarmi a un costume che mi irrita, perché ho una ragione impellente per partecipare a quell’evento, o se voglio affermare la mia libertà standomene a casa» (In cosa crede chi non crede, Liberal Libri 1996, p. 13).





una citazione interessante che a prima letta sembrerebbe liberale, ma non lo è affatto.
La filosofia ha uno scopo. Non è che uno si diverte a ragionare sull'esistenza perchè non ha nulla da fare. La filosofia "indaga sul senso dell'essere e dell'esistenza umana, tenta di definire la natura e analizza le possibilità e i limiti della conoscenza", (wikipedia).
Tenendo presente questo e tenendo presente cos'è il relativismo, corrente filosofica cui appartiene Eco, cerchiamo di rifletterci un po' sopra.
Dunque, secondo il relativismo non esistono verità universali ma solo soggettive. Per capirci, prendo ad esempio l'opera più famosa di Eco, "Il nome della rosa". La rosa non esisterebbe come realtà oggettiva, ma come percezione ed essendo questa diversa da individuo a individuo, ne viene che per una persona la rosa è rosa, per un'altra è una cosa diversa e così via. Quindi alla fine cosa rimane della rosa? Rimane solo il nome.
Ora, dato che la filosofia ha uno scopo, cerchiamo di vedere se questo modo di ragionare può essere applicato alla realtà.
Riprendo ciò che Eco dice sul divorzio e, ipotizzando che in Italia non ci sia una legge sul divorzio, vi chiedo se voi foste il presidente del consiglio e vi trovaste a legiferare sulla questione, avendo la popolazione divisa in due, divorzio sì e divorzio no, cosa fareste? Come vi comportereste? Tenete presente che le singole posizini sono equivalenti secondo il relativismo, non ce n'è una dominante rispetto ad un'altra.

PS: per la fonte non citata nell'altro post mi scuso ma capita di chiudere in fretta un post quamdo tuo figlio di due anni ti chiama ogni 15 secondi
[Edited by Yukino.mjj 3/26/2016 12:54 PM]
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3/26/2016 2:00 PM
 
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Per quel che mi riguarda ti ho già risposto.

La filosofia la lascio a chi ne capisce più di me. E non mi piace affrontare le cose partendo dal mio credo religioso.

A me personalmente tornano in mente i racconti delle mie nonne, nate ai primi del novecento, o della mia mamma casalinga, che mi parlavano di donne non autonome economicamente, che erano costrette a restare in matrimoni falliti di fatto, con uomini non sani, in condizioni di violenze fisiche e/o psicologiche.

All'epoca per un Eco pro-divorzio, vi era tutta una schiera di esimi filosofi cattolici praticanti che avevano pari opportunità di espressione e si appellavano all'anima cattolica del Paese per un voto contro.
(e tralasciamo la Sacra Rota di quegli anni).

C'è stato un referendum ed è passata la legge sul divorzio.
[Edited by migi.mj 3/26/2016 2:21 PM]


Aveva pensato che se gli esseri umani non si esercitavano in continuazione ad aprire e chiudere la bocca,
correvano il rischio di cominciare a far lavorare il cervello.
D.Adams

Il sarcasmo con certe persone è utile quanto lanciare meringhe ad un castello.
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3/29/2016 2:14 PM
 
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Re:
migi.mj, 26/03/2016 14.00:

Per quel che mi riguarda ti ho già risposto.

La filosofia la lascio a chi ne capisce più di me. E non mi piace affrontare le cose partendo dal mio credo religioso.

A me personalmente tornano in mente i racconti delle mie nonne, nate ai primi del novecento, o della mia mamma casalinga, che mi parlavano di donne non autonome economicamente, che erano costrette a restare in matrimoni falliti di fatto, con uomini non sani, in condizioni di violenze fisiche e/o psicologiche.

All'epoca per un Eco pro-divorzio, vi era tutta una schiera di esimi filosofi cattolici praticanti che avevano pari opportunità di espressione e si appellavano all'anima cattolica del Paese per un voto contro.
(e tralasciamo la Sacra Rota di quegli anni).

C'è stato un referendum ed è passata la legge sul divorzio.



Non si tratta di partire da un credo religioso o di conoscere la filosofia. Si tratta semplicemente di fare un ragionamento e di capire le conseguenze del relativismo, cosa comporta nella pratica. E il tuo post è la dimostrazione che hai scelto di non affrontare la questione. Quindi no, non mi hai risposto.
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