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Italiani all'estero

Last Update: 9/17/2013 9:23 PM
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Re: Re:
Rarronno, 02/04/2013 16:01:



Aggiungici che probabilmente ogni giorno lavora due ore in meno rispetto a quanto farebbe con l’equivalente italiano (raramente dopo le 17/17.30 c’è ancora qualcuno in un ufficio tedesco, salvo i classici lavori senza orario) e guadagna sensibilmente di più.

Per quel poco che ci son stato in Germania il rapporto stipendi - costo della vita è tra i migliori al mondo; la Baviera poi è più cara ma ancora più ricca.
Peccato che il clima è veramente schifido, il mare è a un milione di chilometri, il tedesco credo ci si metta una vita ad impararlo bene e anche i tedeschi sono abbastanza difficili da capire.

EDIT P.s. Sery, per curiosità, come mai non ti sei trovata bene con i tedeschi?




Mmm beh è una sensazione in generale, poi nello specifico ogni persona è diversa anche in Germania,eci sono personebuone e valide.
Io ho vissuto in Germania e ho lavorato anche per aziende tedesche( e parlo anche il tedesco), e generalmente posso confermare che hanno la tendenza a credersi migliori degli altri, ossia lo danno per scontato, in modo del tutto naturale, che loro sono i migliori per nascita. La cosa lascia abbastanza attoniti. C'è molto razzismo tra le classi tedesche più alte, credono che loro stanno a pagare ancora la seconda guerra mondiale per colpa degli altri e cose simili, pure ora riguardo alla crisi, tutti sono i cattivi e loro sono i santi poveri che devono pagare, se leggete in giornali e i libri tedeschi via accorgerete di questo: penso sia un sentimento generalizzato dalla stampa per quanto ne so. Per il resto sono molto competitivi su tutto, anche nei rapporti umani, e personalmente io non lo vedo come un pro, ma questo può essere più o meno congeniale asecondadella persona. L'istruzione poi è molto selettiva in Germania, si studia solo ciò che serve per il lavoro, e io ho trovato in questo un'aridità sconcertante, oltre che una scarsissima cultura generale. Ho avuto conferma di ciò non solo dalla mia esperienza ma da esperienze diffuse.
I tedeschi poi sono un po' difficili di per sè, freddi distaccati e poco sinceri. Ma questa è un'esperienza mia maturata negli anni, c'è chi si trova benissimo in Germania,dipende dal carattere, dal come si prendono certe posizioni. Io personalmente, non fosse per il lavoro ben retribuito, non capirei cosa ci si va a fare in un posto del genere.
Germania tra l'altro terra piuttosto bruttina e che offre poco, per fortuna per lo meno è a buon prezzo.

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4/2/2013 10:40 PM
 
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In effetti il clima e' terribile in inverno,ma la Baviera e' bella!Non mi parla cosi' negativamente delle persone,sul lavoro si sente molto rispettato e lo stipendio,in 2 anni,e' gia' salito a 2600euro!Dice che gli italiani sono apprezzati nel lavoro e che i tedeschi non e' che abbiano queste enormi capacita' organizzative,quindi noi siamo bene accetti;sulla cultura e' vero,sono abbastanza ignoranti.Ragazzi miei,spiegatemi in questo momento in Italia per un giovane quali sono le possibilita'...a quest'ora stava ancora davanti ad un pc a 400 euro! [SM=g27825]
4/7/2013 11:52 AM
 
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Ho trovato questo oggi in prima pagina sull'Ansa. Tutto sommato i dati che fornivo all'inizio erano corretti; anzi, sono stato annche troppo ottimista. Qui di seguito riporto l'articolo per intero, così vi risparmio anche il clic.


Esplode fuga da Italia, +30% emigrati
Dati Aire, si emigra piu' da Lombardia. Germania la piu' gettonata
06 aprile, 21:54


Esplode fuga da Italia, +30% emigrati

La crisi ha fatto "esplodere" l'emigrazione italiana, che nel 2012 ha registrato un boom che non si vedeva da decenni: più 30,1% rispetto all'anno precedente. Ad andare all'estero sono più uomini che donne, più trentenni e lombardi. La Germania il Paese preferito come punto d'arrivo. A rivelarlo sono i dati più recenti dell'Anagrafe della popolazione Italiana Residente all'Estero (Aire), resi noti dalla trasmissione "Giovani Talenti" di Radio 24 oggi.

Lo scorso anno l'emigrazione dalla Penisola è passata dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini erano il 56% contro il 44% di donne, e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita "la fuga dei talenti" che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.

A livello generale, la Lombardia si rivela la regione che maggiormente alimenta l'emigrazione: ben 13.156 lombardi hanno trasferito la propria residenza all'estero nel 2012, davanti ai veneti (7456), ai siciliani (7003), ai piemontesi (6134), ai laziali (5952), ai campani (5240), agli emiliano-romagnoli (5030), ai calabresi (4813), ai pugliesi (3978) e ai toscani (3887). Il 62,4% degli emigrati nel 2012 ha scelto l'Europa come Continente di destinazione, seguita dall'America Meridionale, l'America Settentrionale e Centrale e l'Asia-Africa-Oceania. Per Paesi, la Germania è la prima meta di destinazione (10.520 italiani l'hanno scelta), seguita da Svizzera (8906), Gran Bretagna (7520), Francia (7024), Argentina (6404), USA (5210), Brasile (4506), Spagna (3748), Belgio (2317) e Australia (1683). Sono 2.320.645 gli italiani complessivamente espatriati dal Paese a partire dal primo luglio 1990, quasi 600 mila di questi appartenevano alla fascia 20-40 anni. Gli italiani complessivamente residenti all'estero al 31 dicembre 2012 ammontavano a 4.341.156, in crescita di 132.179 unità rispetto all'anno precedente.


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4/9/2013 7:44 AM
 
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Re: Re: Re:
sery84, 4/2/2013 8:09 PM:




Mmm beh è una sensazione in generale, poi nello specifico ogni persona è diversa anche in Germania,eci sono personebuone e valide.
Io ho vissuto in Germania e ho lavorato anche per aziende tedesche( e parlo anche il tedesco), e generalmente posso confermare che hanno la tendenza a credersi migliori degli altri, ossia lo danno per scontato, in modo del tutto naturale, che loro sono i migliori per nascita. La cosa lascia abbastanza attoniti. C'è molto razzismo tra le classi tedesche più alte, credono che loro stanno a pagare ancora la seconda guerra mondiale per colpa degli altri e cose simili, pure ora riguardo alla crisi, tutti sono i cattivi e loro sono i santi poveri che devono pagare, se leggete in giornali e i libri tedeschi via accorgerete di questo: penso sia un sentimento generalizzato dalla stampa per quanto ne so. Per il resto sono molto competitivi su tutto, anche nei rapporti umani, e personalmente io non lo vedo come un pro, ma questo può essere più o meno congeniale asecondadella persona. L'istruzione poi è molto selettiva in Germania, si studia solo ciò che serve per il lavoro, e io ho trovato in questo un'aridità sconcertante, oltre che una scarsissima cultura generale. Ho avuto conferma di ciò non solo dalla mia esperienza ma da esperienze diffuse.
I tedeschi poi sono un po' difficili di per sè, freddi distaccati e poco sinceri. Ma questa è un'esperienza mia maturata negli anni, c'è chi si trova benissimo in Germania,dipende dal carattere, dal come si prendono certe posizioni. Io personalmente, non fosse per il lavoro ben retribuito, non capirei cosa ci si va a fare in un posto del genere.
Germania tra l'altro terra piuttosto bruttina e che offre poco, per fortuna per lo meno è a buon prezzo.




Grazie mille per la risposta.

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6/7/2013 8:06 PM
 
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Ieri ho sentito che l'Italia è di fatto indietro da un punto di vista competitivo/tecnologico/avanguardisco di almeno 25-30 rispetto al mondo.
Ci vorranno altri 30 anni,prima di vedere una minima crescita e solo se ci saranno in questi 30 anni a venire persone capaci e oneste alla guida.
Voi che ne dite? Pensate la stessa cosa o vedete il futuro dell'Italia in modo diverso? Ha senso in caso continuare a perserverare in un Paese così?


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Re:
sery84, 6/7/2013 8:06 PM:

Ieri ho sentito che l'Italia è di fatto indietro da un punto di vista competitivo/tecnologico/avanguardisco di almeno 25-30 rispetto al mondo.
Ci vorranno altri 30 anni,prima di vedere una minima crescita e solo se ci saranno in questi 30 anni a venire persone capaci e oneste alla guida.
Voi che ne dite? Pensate la stessa cosa o vedete il futuro dell'Italia in modo diverso? Ha senso in caso continuare a perserverare in un Paese così?




Boh, dipende rispetto a chi e in che ambito. Rispetto allo Zimbabwe, alla Corea del Nord e alla Mauritania.
Se veramente la competitività fosse indietro di 30 anni in tutti i settori, la nostra industria non esisterebbe più e saremmo a pascolare le capre (oddio, io due caprette me le prendo, per star sicuro).

Ma si, i problemi ci sono; però le stime su 30, 50, 150 anni lasciano il tempo che trovano.


Io sono convinto che se politicamente si agisce sui soliti problemi (ossia se si costringe la gente a darsi una "svegliata", non la si rapina e non le si mettono i bastoni tre le ruote), l'Italia può anche ritornare a competere nel medio periodo con i paesi "avanzati" , tenendo conto però che (i) la grande industria che è morta per un bel po' non la rivedremo (ii) è difficile che diventiamo come la Svizzera; (iii) se guardiamo il valore assoluto del PIL, c'è il dato demografico da tenere in considerazione.

Poi il problema è anche culturale (una certa approssimazione nelle cose e una diffidenza verso impresa/ricchezza e una generale apatia), ma credo che con le "svegliate" anche questi aspetti possano andare a migliorare.
[Edited by Rarronno 6/8/2013 12:31 PM]

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Re: Re:
Rarronno, 08/06/2013 12:08:



Boh, dipende rispetto a chi e in che ambito. Rispetto allo Zimbabwe, alla Corea del Nord e alla Mauritania.
Se veramente la competitività fosse indietro di 30 anni in tutti i settori, la nostra industria non esisterebbe più e saremmo a pascolare le capre (oddio, io due caprette me le prendo, per star sicuro).

Ma si, i problemi ci sono; però le stime su 30, 50, 150 anni lasciano il tempo che trovano.


Io sono convinto che se politicamente si agisce sui soliti problemi (ossia se si costringe la gente a darsi una "svegliata", non la si rapina e non le si mettono i bastoni tre le ruote), l'Italia può anche ritornare a competere nel medio periodo con i paesi "avanzati" , tenendo conto però che (i) la grande industria che è morta per un bel po' non la rivedremo (ii) è difficile che diventiamo come la Svizzera; (iii) se guardiamo il valore assoluto del PIL, c'è il dato demografico da tenere in considerazione.

Poi il problema è anche culturale (una certa approssimazione nelle cose e una diffidenza verso impresa/ricchezza e una generale apatia), ma credo che con le "svegliate" anche questi aspetti possano andare a migliorare.




Il mondo avanzato naturalmente, la situazione che viviamo è quella dell'Argentina di un tempo. L'Italia non è competitiva ed è indietro di 3 decenni. Basti pensare a Seoul copertapraticamente interamente dal wifi gratuito, agli Stati Uniti dove una percentuale del PIL è investita in ricerca e dove si sono fondate le più grandi aziende del web che valgono come nazioni intere, ma anche all'Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, ecc... dove il servizio è al centro.

In Italia mezzo Paese è assistito, ossia c'è una mentalità assistenzialista che ha mandato tutto allo scatafascio. Per me è inconcepibile che per delle persone per cui "lo Stato ci deve dare lavoro" e per colpa delle quali chi lavora davvero non arriva a fine mese per pagare le tasse per mantere questa gente, e non riceve invece i servizi in ritorno e manco la possibilità di pagare il debito pubblico. Per colpa di questa mentalità l'intero Paese va a rotoli. Le riforme da fare sono urgentissime oramai e devono essere drastiche... non ha senso che una persona che ha lavorato nel privato per anni possa perdere il lavoro immeritatamente, mentre dipendenti pubblici inutili, no.
Il taglio sulla spesa da fare è in quella direzione, e la mentalità da cambiare anche. Così facendo si limiterebbe pure il vizio dell'antimeritocrazia, altra piaga italiana. Ma per chi lo farà mai?

Il federalismo come nel resto del mondo potrebbe aiutare di molto la situazione, unito ad una revisione della tassazione sul lavoro e sulle imprese, e alla detassazione totale di chi fa innovazione. La grande industria, quella che produce prodotti, la lasciamo ai Paesi emergenti, qui non si può competere con quelli, bisogna fare la grande industria di cervelli, del lusso, di innovazione; la produzione e gli operai non specializzati possono stare fuori. Un Paese avanzato si vede anche da questo.
[Edited by sery84 6/8/2013 1:45 PM]

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Re: Re: Re:
Ti rispondo in grassetto.

sery84, 08/06/2013 13:42:




Il mondo avanzato naturalmente, la situazione che viviamo è quella dell'Argentina di un tempo. L'Italia non è competitiva ed è indietro di 3 decenni. Basti pensare a Seoul copertapraticamente interamente dal wifi gratuito, agli Stati Uniti dove una percentuale del PIL è investita in ricerca e dove si sono fondate le più grandi aziende del web che valgono come nazioni intere, ma anche all'Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, ecc... dove il servizio è al centro.

Vabbè il wifi libero non significa niente, praticamente tutto il centro di Genova è coperto; leggevo che in un piccolo paesino del torinese tutti gli studenti di elementari o medie sono stati dotati di Ipad (mi piacerebbe vedere l'IMU di quel comune...). Se lo leggessero a Seoul magari direbbero "in Italia si che sono avanti". Però non lo sono eh.....
In compenso probabilmente a Zurigo (dico a caso eh) non c'è Wifi pubblico, ma rimane una città piuttosto vivivile.
Anche la percentuale di PIL investito in ricerca significa poco. Anzitutto bisogna distinguere tra pubblico e privato, poi bisogna vederne l'efficienza. In Italia la cifra è bassa, ma il problema più grosso è che - soprattutto nel pubblico - la ricerca non funziona. Altrimenti si può dire che abbiamo una pubblica amministrazione efficiente perchè spendiamo tanto in quel settore......

Sull'industria dei servizi vedi sotto.



In Italia mezzo Paese è assistito, ossia c'è una mentalità assistenzialista che ha mandato tutto allo scatafascio. Per me è inconcepibile che per delle persone per cui "lo Stato ci deve dare lavoro" e per colpa delle quali chi lavora davvero non arriva a fine mese per pagare le tasse per mantere questa gente, e non riceve invece i servizi in ritorno e manco la possibilità di pagare il debito pubblico. Per colpa di questa mentalità l'intero Paese va a rotoli. Le riforme da fare sono urgentissime oramai e devono essere drastiche... non ha senso che una persona che ha lavorato nel privato per anni possa perdere il lavoro immeritatamente, mentre dipendenti pubblici inutili, no.
Il taglio sulla spesa da fare è in quella direzione, e la mentalità da cambiare anche. Così facendo si limiterebbe pure il vizio dell'antimeritocrazia, altra piaga italiana. Ma per chi lo farà mai?

D'accordissimo su tutto, era quello che intendevo con una "svegliata".

Il federalismo come nel resto del mondo potrebbe aiutare di molto la situazione, unito ad una revisione della tassazione sul lavoro e sulle imprese, e alla detassazione totale di chi fa innovazione. La grande industria, quella che produce prodotti, la lasciamo ai Paesi emergenti, qui non si può competere con quelli, bisogna fare la grande industria di cervelli, del lusso, di innovazione; la produzione e gli operai non specializzati possono stare fuori. Un Paese avanzato si vede anche da questo.

Qua sono in parte in disaccordo. Un grande paese che si concentra solo sui servizi è morto; l'industria - e la relativa produzione - sono essenziali. La Germania la conosci meglio di me, gli Stati Uniti si stanno reindustrializzando, e di fianco alla Google hanno industria "produttiva" di elite quasi in ogni campo (oltre a tantissime piccole imprese). A reindustrializzarsi ci stanno provando anche in UK (non so come vada però, è tanto che non ci metto piede), consci del fatto che un paese come loro che vive solo di servizi è morto. Pure Svizzera/Austria che sono piccole e potrebbero vivere solo di servizi e turismo corteggiano pure le piccole industrie del nordovest e del Triveneto.
Il tutto perchè la grossa industria/l'industria d'elite è essenziale, ma anche la piccola serve; in Germania c'è la BMW ma c'è pure il produttore della robetta che vendono al LIDL a due lire).

In Italia per fortuna abbiamo ancora delle ottime industrie, magari di nicchia (ma non tutte), ma che ci sono invidiate in tutto il mondo.





Scusate se ho scritto da cani.

Ciao

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Re: Re: Re: Re:
Rarronno, 15/06/2013 19:54:

Ti rispondo in grassetto.



Scusate se ho scritto da cani.

Ciao




Ciao, la produzione di USA e Germania è appunto d'elite, come quella che dovrebbere essere in Italia, come quella del lusso,la grande pruduzione di massa invece è destinata altrove per un bel po' di decenni.
Il fatto è che non si ha una produzione di elite se non ci sono ricerca e servizi.

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6/19/2013 10:53 PM
 
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Re: Re: Re:
sery84, 08/06/2013 13:42:




Il mondo avanzato naturalmente, la situazione che viviamo è quella dell'Argentina di un tempo. L'Italia non è competitiva ed è indietro di 3 decenni. Basti pensare a [SM=g2927025] [SM=g2927025] [SM=g2927025] Seoul [SM=g2927025] [SM=g2927025] [SM=g2927025] copertapraticamente interamente dal wifi gratuito, agli Stati Uniti dove una percentuale del PIL è investita in ricerca e dove si sono fondate le più grandi aziende del web che valgono come nazioni intere, ma anche all'Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, ecc... dove il servizio è al centro.

In Italia mezzo Paese è assistito, ossia c'è una mentalità assistenzialista che ha mandato tutto allo scatafascio. Per me è inconcepibile che per delle persone per cui "lo Stato ci deve dare lavoro" e per colpa delle quali chi lavora davvero non arriva a fine mese per pagare le tasse per mantere questa gente, e non riceve invece i servizi in ritorno e manco la possibilità di pagare il debito pubblico. Per colpa di questa mentalità l'intero Paese va a rotoli. Le riforme da fare sono urgentissime oramai e devono essere drastiche... non ha senso che una persona che ha lavorato nel privato per anni possa perdere il lavoro immeritatamente, mentre dipendenti pubblici inutili, no.
Il taglio sulla spesa da fare è in quella direzione, e la mentalità da cambiare anche. Così facendo si limiterebbe pure il vizio dell'antimeritocrazia, altra piaga italiana. Ma per chi lo farà mai?

Il federalismo come nel resto del mondo potrebbe aiutare di molto la situazione, unito ad una revisione della tassazione sul lavoro e sulle imprese, e alla detassazione totale di chi fa innovazione. La grande industria, quella che produce prodotti, la lasciamo ai Paesi emergenti, qui non si può competere con quelli, bisogna fare la grande industria di cervelli, del lusso, di innovazione; la produzione e gli operai non specializzati possono stare fuori. Un Paese avanzato si vede anche da questo.



andrà male, male, male, male, male. [SM=g2927017]
E oggi sono di buonumore.
[Edited by °Mark Lanegan° 6/19/2013 10:55 PM]
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