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[testimonianze] Intervista a Gonzague Saint Bris, autore del libro "Au Paradis avec Michael Jackson"

Ultimo Aggiornamento: 28/12/2015 09.55
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Riporto su questo topic: se non avete visto il video sottotitolato guardatelo perché ne vale davvero la pena! [SM=g27822]

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Finalmente!!!! [SM=g27828]
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girovagando ho trovato la traduzione di alcune parti del libro
fonte mjdangerous forum

Ecco la traduzione di alcuni brani del libro

IN PARADISO CON MICHAEL JACKSON

In questo libro pubblicato nel 2010 dallo scrittore Gonzague Saint Bris,”Au Paradis avec Michael Jackson”,racconta le sue impressioni su Michael Jackson dopo averlo accompagnato in un viaggio in Africa,scoprendo un aspetto totalmente sconosciuto dell’artista,il suo amore per la lettura,per l’arte e la storia.

BENVENUTO A CASA,MICHAEL

Quando eri sulla terra,tu già sognavi l’Eden e di voler tornare in Paradiso.Mi hai chiesto di accompagnarti, quella era l’Africa delle tue radici.
Un giorno mentre siamo andati nella foresta del Gabon, mi hai detto,”Non giudicare un uomo fin quando non avrai camminato per due lune di fila dentro i suoi mocassini.”Quando pronunciasti queste parole, con l’inchiostro nero dei tuoi occhi,ho capito che si trattava di un messaggio.
Ora che sei in Paradiso,è il mio turno di tornare sul percorso del tuo eterno ritorno.
Per me tu non sei mai stato un mortale.
La cosa fantastica della lingua inglese è che ho potuto darti del Tu rivolgendomi a te con il Lei, e darti del Lei chiamandoti familiarmente Tu.
A volte sembravi un fantasma,eri lì eppure eri assente, a volte eri lontano ed era il tuo modo di avvicinarti.
Come i Principi di questo mondo, a chi noi abbiamo dato il nome di Icone, eri grazioso nel tuo camminare sul tapis roulant del tempo.
Tu andavi avanti pur restando fermo, progredivi senza muoverti, ti fermavi, tornando indietro prendevi distanza dal presente in una pratica ritmica del canto delle origini.
Non avevi realmente un futuro qui, perché ciò che ti aspettava era meglio, tu sei stato disegnato per l’eternità, tu sei stato auspicato per la perpetuità.
L’entusiasmo di essere non è un futuro morto.
Eri inconsapevole,forse,nei grandi lavori preparatori,nel lavoro estenuante,la monumentale opera,il lungo cammino che precede la Resurrezione.

Gonzague Saint Bris



RITORNO IN AFRICA

“Un uomo senza cultura è come una zebra senza strisce”(proverbio africano citato da Michael Jackson)

Nella Cadillac color cacao che dall'aeroporto ci portava a Libreville seguiti da una folla scalmanata, Michael mi ha detto, ”Il mio ritorno in Africa è il ritorno in Paradiso”.
Nel momento in cui il velivolo di Michael Jackson ,un Boeing 707 da Los Angeles, atterra a Libreville sulla pista dell'aeroporto Léon Mba,sul terreno dell'Ecuador a due passi dall'Oceano Atlantico, l’Africa si prepara a un nuovo duello, sulle spiagge dell’oceano si è diffusa la notizia che lo scrittore afro-americano Alex Haley, premio Pulitzer è morto, è stato il leggendario autore di quel capolavoro che è anche un best-seller Roots (Radici), la grande saga del ritorno alle radici in Africa. E’ un segno, la trasmissione di un testimone. L’arrivo a Gabon del cantante più grande dei nostri tempi, la riunione del continente assomiglia ad un enorme simbolo dei loro antenati. D'altra parte trascindo decine di milioni di fan di tutte l’età, più di tutte le star,annuncia il colore è il nero: ”Il mio ritorno in Africa è il ritorno in Paradiso”.
Nel parcheggio dell'aeroporto a dargli il benvenuto c’è una folla delirante. Salito sulla Cadillac che ci porta fuori l’aeroporto, Michael irradia una gioia senza pari, una folla nera insegue la limousine presa ormai d’assalto da una marea di adolescenti lungo il viale ai bordi del mare.
Migliaia di bambini corrono dietro la limousine di Michael Jackson, che in piedi nella parte posteriore, con indosso una camicia con la figura di topolino,ringrazia l’un l’altro con un sorriso irresistibile.
Ora la macchina della mega-star si dirige verso la capitale e la folla variopinta mette ritmo al suo aspetto glorioso con un boato di amore.
I festeggiamenti con la sua ritrovata Africa sono appena iniziati, mai dall'arrivo di Nelson Mandela, un ospite aveva riunito tale folla e generato tale fervore, la visita è stata organizzata come per un capo di Stato: assemblee generali, la massima sicurezza, riconoscimento di persone eminenti ed Entourage, ricevimenti al palazzo presidenziale di Omar Bongo, nella sala degli Ambasciatori decorata in legno chiaro e preziosi soffitti intarsiati e pelletteria.
Ma prima delle riunioni ufficiali, Michael, che è venuto con uno dei suoi cugini più piccoli, Brett, ha voluto incontrare questo gruppo di ragazzini nel Palazzo Okoumé, dove si è stabilito con il suo seguito, una merenda con mille bambini organizzato da lui.
Nella sala da ballo l'idolo che racchiude in sé la musica e la danza nera da Cab Calloway a James Brown, scopre l’eccitazione locale e la danza etnica. Una giovane di 13 anni, naso egiziano,occhi alti e a mandorla come quelli nubiani, stretta di anca e gambe infinite sculettava davanti a lui, E dopo questo esercizio di seduzione, tutta orgogliosa, viene a sussurrare in un orecchio:”tocca a voi”.
“... Non hai un'altra storia di Leonardo da dirmi durante la cena?”, Michael mi ha chiesto gentilmente.
Poi ho pensato a La Cena. Il modo in cui era stato dipinto il celebre affresco poteva eccitare la sua immaginazione, era la prova che i problemi potrebbero essere più personale: Metamorfosi e identità.
-Vorrei raccontare la straordinaria storia di un’opera di Leonardo da Vinci, il famoso affresco de La Cena nel monastero di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Questo quadro rappresenta una scena estremamente nota: Cristo a tavola con i suoi apostoli. Sono 13 a tavola ma fra di loro c’è un traditore,Giuda, Ludovico Sforza, conosciuto come El Moro, duca di Milano, ha chiesto a Leonardo da Vinci di dipingere “l'ultima cena” sulle pareti del refettorio di Santa Maria delle Grazie. Leonardo iniziò a lavorare, ma, come sempre, era distratto da altre sue opere. Nemmeno appare per il lavoro, infine viene convocato dal suo mecenate, avvertito delle sue assenze.
Sforza, gli domanda con rabbia: ”Dove eravate?”
“Vedete Maestà, ho bisogno di trovare un tipo abbastanza bello per fare il modello di Cristo."
Poche settimane dopo lo trova, ma un anno dopo non ha ancora finito il suo lavoro.
Sei mesi dopo, Ludovico Sforza lo convoca furioso e gli dice: ”Ti stai prendendo gioco di me?ancora non hai finito, i monaci mi dicono che non vieni mai a lavorare, il priore ti ha denunciato”
“Guardi signore, mi manca la cosa più difficile, per mesi ho cercato un ragazzo che abbia un aspetto sporco come Giuda e mi creda non è facile, vado nei bassi fondi della città,nei rifugi mal frequentati e ogni notte nei bordelli del borgo per trovare qualcuno che possa rappresentare Giuda.”
In effetti una notte Leonardo vide un ragazzo con l'occhio torvo, bocca storta, l'aspetto nodoso, imbronciato, gli si avvicina e gli dice “Casting infernale! Ti piacerebbe posare per me?” L’altro che lo ha riconosciuto,”Ah sì, io so chi sei, tu sei Leonardo, ma in primo luogo che cosa ci fai in un posto come questo?...e mi hai anche chiesto di posare, ma per fare cosa?”
Leonardo gli dice: ”E’ per fare Giuda….ma ti darò dei soldi” l’uomo fece un movimento di ritiro e di indignazione allo stesso tempo, impallidisce e il dolore è disegnato sul suo viso: ”No,no,non lo posso fare, non mi puoi chiedere di fare Giuda!” ”Ma perché?”gli chiede Leonardo. La risposta è inconfutabile” Perché è a me che un anno e mezzo fa, mi ha chiesto di posare per incarnare il Cristo!"
“Whoow!” esclama Michael.
E poi mi ha proposto di parlare a lungo di Michelangelo. Sono stupito per la sua conoscenza del Rinascimento italiano, mi da mille dettagli sulle relazioni contrastanti e piene di rivalità tra Leonardo e Michelangelo. La serata è proseguita e sono diventato sempre più silenzioso, abbagliato e stupito da questa eloquenza improvvisa causata dalla sua passione per la scultura e la pittura.
“Come fai a sapere tutto questo?”gli ho chiesto
“Da Diana”,mormora con voce soave.
“Ma chi è Diana?”
“Diana Ross ,naturalmente”
“Ah, bene! Non sapevo che aveva un tale interesse per la pittura.”
Poi vedo il volto di Michael illuminarsi. Mi dice:” È lei a cui devo tutto.Lei mi ha insegnato l’amore per l’arte. Non solo mi ha fatto capire meglio i maestri del Rinascimento, ma mi ha rivelato i misteri della pittura di Poussin e mi ha insegnato le caratteristiche di Degas". Il paradosso è che questo cittadino del mondo mi ha invitato nel cuore dell'Africa per discutere dei maestri della cultura europea!
Lo ha fatto a Libreville, capitale del Gabon, dove la storia in sé era una lezione. Questa città è stata fondata da schiavi liberati dai francesi di una nave diretta per il Brasile, quest’ultima ha offerto loro una terra dove avrebbero potuto costruire una città che divenne la capitale.
Anche se la notte era scesa, Michael voleva discutere di ciò che era visibilmente il suo argomento preferito: il Rinascimento e il duello Vinci-Michelangelo.
“Lo sapevi che Michelangelo era un bambino prematuro?” ho chiesto a Michael.
“No non lo sapevo, lo ignoravo”
Alla vigilia della sua nascita, sua madre era ancora in viaggio. La signora Buonarroti cadde e fu trascinata dal cavallo...il giorno dopo ha dato alla luce prematuramente un figlio di nome Michelangelo. Alla fine del mese il bambino è stato affidato a un'infermiera di Firenze, figlia e moglie di scalpellini... In tutta la sua vita, Michelangelo ha pensato che l’amore per la pietra e il suo dono prodigioso per la scultura e le origini della sua immensa carriera sono emerse per aver passato la sua infanzia accanto a scalpellini.
Grazie a Michael ho conosciuto lo scopo del duello pittorico tra Michelangelo e Leonardo da Vinci, quando ogni artista aveva ricevuto l'ordine dal gonfaloniere di Firenze, (magistrato civile nelle città medievali), di dipingere nella sala del Gran Consiglio. Alla destra quello di Da Vinci, la battaglia di Anghiari; alla sinistra quello di Michelangelo, la battaglia di Cascina. Non furono solo i due grandi artisti che intrapresero un combattimento singolare, ma fu tutta la città che entrò in combattimento. Ben presto la città intera si divise in due, da un lato gli Angelistas e dall'altro i Vincistas pronti per il confronto, in una disputa che non era nient'altro che estetica.
Ma la più divertente, ha dichiarato Michael, era la storia dei disegni rubati. Mentre i due pittori lavoravano ognuno nel suo lato, preparando i suoi cartoni e prendendo tutte le precauzioni dei più grandi segreti per non essere spiato dal rivale, i disegni di Michelangelo sparirono senza che mai si sapesse chi li aveva sottratti.
E Michael aggiunse ridendo a crepapelle:” Magari la causa del furto sta semplicemente nella preservazione della moralità pubblica! Sembra che i signori di Firenze vedessero con molto cattivo occhio l'esposizione esagerata di soldati nudi che mostravano le loro parti intime”
Sedotto dalla sua conoscenza dell’artista che sembrava riguardare tutti gli aspetti del personaggio, interrogai Michael sulle relazioni di Michelangelo col denaro.
“Su questo punto era terribile, egli non smetteva di compatirsi per la sua solitudine ma anche delle pene e i pericoli per i quali si sentiva stanco e di tutto ciò che era destinato a passare per "aiutare a casa".Egli alludeva senza dubbio alla famiglia che soffriva la fame e viveva a sue spese, tenendo saldamente le operazioni commerciali ed immobiliari. Come ogni toscano era tormentato dall'antico amore per la sua terra ed il denaro, anche se non si trasformò mai in un grande proprietario terriero, rimase ossessionato per il desiderio di profitto che lo spinse ad aumentare la fortuna dei Buonarroti. Questa avidità sfrenata si riflette nel consiglio che egli dà ai suoi fratelli per negoziare un bene: "Fate attenzione a non comprare niente per necessità, in modo di poter mercanteggiare. È orribile! Si può dire senza sbagliarsi che Michelangelo era duro nel commercio"
“Che cosa è che ti ha sorpreso di più di Michelangelo?"
"Da un lato, la sua incredibile insensibilità e considerazione per gli altri, quella feroce indifferenza che fa si che non assista neanche al funerale di suo fratello, la sua unica scusa può essere che fosse assorbito dal suo lavoro.
Dall'altra parte la sua energia prodigiosa, ancora cavalcava all'età di 88 anni, sembrando un leggiadro cavaliere che torna al suo quartier generale al tramonto. In definitiva ha lavorato fino al limite, con l’impegno di un giovane, nel lavoro di San Pietro a Roma durante gli ultimi diciassette anni della sua vita.
Più interessante è il modo in cui, alla sua morte, è impossibile, modificare il complesso architettonico che ha creato. Non vuole che ogni mediocre possa minare il suo lavoro e che nessun altro artista possa successivamente cambiare la sua visione delle cose,vuole che il suo lavoro sia definitivamente fissato nel marmo dell'immortalità. Ancora più sorprendente (e qui, guardando attentamente Michael, ho capito che stava parlando di quello che anche a lui era interessato), il rifiuto dell'autorità dei poteri temporali, quando vogliono interferire con la sua guida artistica. E’ capace di una violenza strana, di una brutalità incredibile, perfino con l'inviato del Papa. Mi ricordo di una lettera dove con molta insolenza ha detto chiaramente a San Pietro che il loro lavoro era trovare il denaro e occuparsi della rete di trasporti, mentre tutto quello che riguardava la creazione ed i piani dell'opera, era di sua competenza.
Ho detto a Michael ”In definitiva era come te, una voce senza maestro"
Il nostro gioco proseguiva, si estendeva su tutti i colori della tavolozza di pittura. A mia volta per metterlo alla prova, gli chiesi:
"Sai dove è sepolto Michelangelo, il tuo amato maestro?"
Attese, guardando dubbioso, poi rispose: ”A Firenze credo”
“Sì, nella Basilica di Santa Croce.”
E' tardi, mentre terminava la cena, Michael mi propone di rimanere per vedere i cartoni animati, sfortunatamente i video che gli hanno dato alla reception sono in lingua francese e lui educatamente li rifiuta, io lo saluto. Lasciando la suite all'ottavo piano, lo lascio abbandonato a quello vizio impunito che è la lettura.
Tutto era magico in questo incontro, il luogo, il momento, le questioni d'interesse, gli scenari. A che cosa devo il dono di questo viaggio iniziatico?
In realtà, niente mi preparava a incontrarmi con la mega-star. Michael era per me come una stella cadente di chi aveva ascoltato il suono setoso nelle nuvole e le canzoni trepidanti nella terra, come tutti gli abitanti del pianeta. Come tutto il mondo, io ero affascinato dal suo talento come ballerino, quando passavano Beat it e Billie Jean su MTV. Fu il primo Nero a conquistare l'immacolato canale musicale americano. Semplicemente vidi sullo schermo del televisore qualcuno che parlava di quello che gli interessava molto: le fonti della cultura, la civiltà europea e più particolarmente l'arte, i castelli, i quadri, le chiese, l'essenza stessa di quel paese per il quale, senza sapere perché, sentiva tanto amore: Francia. Il mondo intero proclamava che Michael era un re. Non si sapeva come chiamarlo.Era chiamato "Il Re del Pop", "L'Imperatore del Videoclip." Ma se i media possono creare stelle, niente è come la gente per creare re.
Michael sarebbero stato incoronato anche in Africa: prima in Costa d'Avorio e poi, durante il suo viaggio in Abissinia, incoronato re nel territorio Sanwi..

Michael Jackson in Gabon, è Peter Pan in Africa. Il suo intero percorso, si svolgerà sotto il segno della comunicazione e del contatto sia nello smeraldo della giungla o nell’oro della savana. L’idolo è di estrema profondità. Sua sorella La Toya afferma ” La vista di un bambino africano malnutrito in televisione lo immerge in una crisi di lacrime” E Michael non lo smentisce, bensì tutto il contrario: "Se io non avessi deciso di guardare al mondo con gli occhi di un bambino, sarebbe probabilmente morto da tempo perché mi sentirei troppo male".… Sei mesi prima, il giorno del suo compleanno, lanciato il suo messaggio: "Voglio vivere per vedere un mondo senza guerre, senza fame, senza soffrire. E voglio aiutare a costruire quel mondo. Più tempo vivrò più potrò fare del bene.” Quando inizia il suo tour di concerti in Gabon, in un ritorno alle radici della sua musica, piena di magia, aveva 33 anni, l'età di Cristo.… ” Il più bello della vita privata è dentro di noi ", Così parla sotto il suo cappello nero, con gli occhiali scuri, la camicia scarlatta, pantaloni scuri, che gira il mondo con la tribù catodica e l'Africa in cerca di se stesso.… A Franceville, davanti al gruppo Imperio de Djogo, si sente sorpreso mentre è seduto nella tribuna ufficiale. In quel momento Michael comincia a parlare di Degas, il pittore. La scena di danza a cui aveva appena partecipato a Franceville, probabilmente l’aveva ispirato.
“Perché parli del pittore Degas?”
“Perché nei suoi quadri è l'unico che tratta l'universo della danza con una verità che trovo solo nella sua pittura. Anche se nei suoi temi eleganti, le celebri ballerine o i fantini prima delle gare, non cede mai alla pacchianeria. Il suo stile è moderno. Quello che mi piace delle ballerine di Degas è che le ritrae durante l'allenamento senza dipingerle con il loro sudore e la bruttezza, perché io so che la danza è un misto di fatica e di fervore. Comprendo come lavora Degas, soprattutto quando vedo le sue ballerine alla sbarra.”
“Tu quando balli soffri?”
“Uno spettacolo è come una maratona di due ore, ogni volta perdo cinque chili.”
“Quando il concerto finisce, l’atmosfera intorno com’è?”
“Ci sono ragazze nel corridoio, sulle scale, sento i ragazzi della sicurezza che le fanno uscire dall’ascensore, ma io rimango tranquillo nella mia stanza e scrivo una canzone e quando ho bisogno di fare questo, parlo con me stesso, dopo esplodo sul palco, in questo consiste la mia vita.”
Il giorno dopo ci addentriamo nella profondità della regione, di questa provincia Woleu-Ntem ,è la foresta in una regione fangosa, sono commosso per l’elezione di Michael, ha voluto visitare una missione cristiana, la Saite-Therese parrocchia d'Ango, fondata da padri bianchi nel 1920 .In questa chiesa, in questa scuola, in quel piccolo seminario, Kisito Sait, tutti i bambini portano fiori e striscioni: "Benvenuto a casa Michael”. Una volta che le grida di entusiasmo dei piccoli si sono placate egli ha detto loro: “Ho avuto la gioia di accettare Gesù Cristo nel mio cuore come il mio salvatore personale ed egli mi ha perdonato, ha alleviato le mie sofferenze e ha cambiato la mia vita. Ma la mia gioia più grande è stato quando mi ha battezzato con lo Spirito Santo. Quando ho sperimentato la luce di Dio nel mio cuore e l’ho lodato in altre lingue, ho sentito una tale gioia che non c'è gioia più grande, o uguale. E voglio dire solo che amo il Signore con tutto il cuore."
…A partire dal 12 di febbraio di 1992, Michael passa dell'Emisfero Nord, nel quale si trova la città di Oyem, all'Emisfero Meridionale, dove ritorna a Franceville. Lì, viviamo la miracolosa esperienza del vero ritorno alle origini, con la scoperta della maestosa valle dell'Ogooué Entrambi siamo affascinati per la bellezza serena di questo bacino fluviale che costituisce una gigantesca riserva di acqua.
Così, Michael scopre Franceville, il suo altipiani, le sue cascate, i suoi cannoni. Qui è dove ho assisto ad una scena incredibile. I Pigmei si sono mossi per vederlo, loro che abitualmente non abbandonano mai le loro capanne rotonde. Non hanno mai visto tanta gente unirsi nella Piazza dell'Indipendenza. Mentre un gruppo di ballerini affascinano la star, soprattutto gli eccezionali tamburi, la natura africana riprende i suoi diritti: una pioggia tropicale cade sul pubblico, preceduta da lampi e tuoni. È come un segno al delirio della danza. I Pigmei cominciano ad agitarsi ritmicamente davanti a lui, mentre la mega-star si alza sullo sgabello, come un capo tribù, per vederli ballare invece di rimanere seduto.
Quella stessa notte, Michael Jackson decide che passeremo la notte nella giungla. Rimarremo nel cuore dell'Africa con chi agisce già come un feticista che comincia a riconoscere le molle della stregoneria ed i suoi effetti. Nel hotel Lekoni Palace, Michael Jackson non dorme. Senza dubbio ora sa che i Bakotas, gruppo etnico della regione, mentre sono addormentati si trasformano in pantere, forse ha imparato che il pappagallo Gabonese grigio con la coda rossa di Port Gentil, è quello che imita meglio il suo tono di voce.
Quella sera a cena, Michael ha cambiato la sua dieta e ha chiesto per la prima volta, pollo fritto con le banane a fette sottili.
L’ho lasciato alle dieci di sera, sembra che alle tre del mattino ha svegliato il capocuoco per chiedergli del pane e che all’alba si è fatto portare una colazione con cereali. Alle sette della mattina quando esco sul mio balcone ho come un’apparizione, anche lui è sul suo balcone circolare, appoggiato di profilo come una figura di punta in Africa, silenzioso e tranquillo, scrutando l’alba rosata su un paesaggio rinverdito per la stagione delle piogge, immerso in un manto di nebbia blu.

La mattina gli lancio un "Mbolo" di benvenuto e Michael mi risponde con un “Samba” forte e cordiale.
Alcune ore più tardi, ci incontriamo nella reception dell'hotel:
“Quando ti vidi questa mattina, sul tuo balcone, di profilo con lo sfondo dell’aurora, era come vedere un quadro. Non è per lusingarti quello che ti dico, ma, per la progressione della luce in quell’istante stesso, mi ha fatto pensare alla frase di Leonardo da Vinci: ” Guarda la luce e ammira la sua bellezza. Quello che hai appena visto non c'è più e quello che vedrai non c'è ancora”.
Un silenzio, poi Michael risponde: ” esatto, questa è la mia passione per la pittura, è il modo in cui mi avvicino a essa. Studiando le pitture di Poussin ho imparato a sfidare le prime impressioni. In un paesaggio, quello che vedi non è quello che è. Il più delle volte, ciò che è raffigurato è quello che c'è tra il soggetto e te.”
Si riferisce al dipinto di Nicolas Poussin, a cui si deve la decorazione del Palazzo del Lussemburgo a Parigi.
“Sei abbastanza misterioso”
“Sì, perché era anche Poussin. E 'stato senza dubbio iniziato ai segreti esoterici e di tutti i suoi quadri hanno un rapporto con la morte e la vita dopo la morte, ma nascosto sotto una forma simbolica nelle sue composizioni e nell'atteggiamento dei personaggi.”
“Allora per te si tratta di una pittura codificata, ma, come spiegare, quale è il messaggio?”
“Che il mondo è effimero e l'uomo è minuscolo davanti alla grandezza della natura.”
“Allora Poussin è classico o non lo è?”
“Classico nel suo modo di dipingere e non classico nel suo modo di avvicinarsi ai misteri della vita e nel cercare di trasmetterceli.”
“Perdonami Michael, ma sono un po’ confuso, mi spieghi in quale modo, si possono codificare i suoi quadri?”
“Non hai mai osservato un suo lavoro? Nicolas Poussin utilizza numeri, simboli e geroglifici. Tutto ciò che per insegnare la ragione pratica che la saggezza conduce alla felicità.”
“A te, Michael, che cosa ti ha portato personalmente la pittura di Poussin?”
Risponde di profilo. Un profilo perduto davanti al paesaggio...
“Solo l’assenza di passione può assicurarci l'assenza di sofferenza.”
“A che cosa pensi quando guardi il quadro I PASTORI DI ARCADIA?”
“Che grazie a Nicolas Poussin ho un'abilità con la pittura e un posto nel cosmo!”
Peccato che Nicolas Poussin non può essere al nostro fianco per chiarire la nostra conversazione. Ci avrebbe detto: “I colori nella pittura sono i richiami che persuadono la vista, come la bellezza dei versi nella poesia." Egli ci avrebbe spiegato perché "la pittura non è che un'idea di cose immateriali." Ci avrebbe indicato la sua regola: "Dalla mano del pittore non deve uscire nessuna linea che non si sia formata prima nel suo spirito." Egli non ci avrebbe occultato la sua ossessione per la perfezione: "Quello che vale la pena essere fatto, vale la pena che sia ben fatto." Né dissimulato il suo piccolo difetto: La "mia natura mi obbliga ad amare e a cercare le cose ben ordinate." In definitiva, ci avrebbe rivelato ciò che era la sua arte d’avanguardia: "La novità nella pittura non consiste in un tema ancora non visto, bensì nella buona e nuova disposizione ed espressione, e così, da volgare e vecchio, il tema si converte in singolare e nuovo."
“Posso ora stupirti, è il mio turno, di sorprenderti e magari anche confonderti?” mi dice Michael con una leggera risata.
“Non chiedo altro”.
“Lo sapevi che Nicolas Poussin aveva dipinto, a modo suo, -La Cena- di Leonardo?”
“No lo ignoravo”
“Lo sapevi che ha dipinto due volte- La Cena- per la sua serie- Sacramenti-?”
“Per niente”
Trionfante e felice, Michael stava per battermi con la rivelazione finale!
“Conosci il -Dialogo dei morti- scritti da Fénelon (François Fénelon), precettore del giovane duca di Borgogna, figlio di Luigi XIV, in cui immagina un dialogo sulla pittura opponendo Poussin a da Vinci?”
Sorrido, questo è un viaggio iniziato bene!
Michael Jackson che non concede un’intervista da dieci anni mi parla spesso di pomeriggio, tenendo nella mano destra la sua Bibbia rilegata in nero. Sempre con le sue maniere delicate e i suoi sorrisi serafici che contrastano con la brutalità delle sue guardie del corpo. Subito mi fa questa confidenza: "La gente crede i conoscermi, ma io sono uno delle persone più sole del mondo. Ho una relazione col tempo che, senza dubbio, non è facile da comprendere. Sono un'anima vecchia in un corpo giovane."
Ha una passione per i libri? Nella sua casa, in California, s’immerge nelle opere di filosofia, medicina, storia e architettura. È anche un grande amante delle biografie storiche. I suoi personaggi preferiti sono uomini di libertà: il marchese di La Fayette con il quale condivide il segno dello zodiaco, la Vergine; Abraham Lincoln, che ha un duplicato della sua sagoma alta con la forma di un robot, nella sua casa di Encino, castello rosa e ocra che poteva credere fiorentino; Nelson Mandela, l'uomo che ha detto: "Non siamo ancora liberi, stiamo realizzando solo la libertà di esserlo". Senza dimenticare il sovrano del suo cuore, il suo culto del re, quello che non ha mai smesso di affascinarlo: Luigi XIV, Il Re Sole.
“Che cos’è che ti piaceva dell'epoca di La Fayette?” Domandai a Michael.
“Quando hai parlato di lui in televisione, sono rimasto impressionato per il suo doppio destino, la disgrazia e la ricchezza che cadono contemporaneamente in un ragazzo di quattordici anni, che si ritrova contemporaneamente orfano di padre e milionario per eredità!”
“Sì, ma ciò che è degno di nota è la velocità con cui si disegna il suo destino. All'età di sei anni è già sposato con la donna della sua vita. All'età di diciannove anni, George Washington lo fa Generale dell’esercito degli Stati Uniti. A vent’anni è più famoso in Francia che in America, per questo motivo l'hanno chiamato l'Eroe dei Due Mondi. Ed inoltre il modo in cui ha vissuto il suo ideale e condotto tutti i combattimenti della libertà è d’avanguardia: ha difeso gli indiani ed i neri in America come agli ebrei ed i protestanti in Francia”
“Pensi che ha veramente aiutato gli indiani?”
“E’ certo. Gli storici dicono che ha studiato la questione Indio con il governatore indiano di New York dell’epoca. E non ci crederai, ma sai come si chiamava quel Governatore?. Il suo nome era Clinton.”
Incateno Michael chiedendogli da cosa nasce la sua ammirazione per Lincoln.
“Perché si è potuto dire di lui che era un "boscaiolo diventato re." E’ uno di quei rari presidenti degli Stati Uniti che sono nati in una capanna di legno. I suoi compagni di scuola lo chiamavano Abe. Si prendevano gioco di lui a causa dei suoi grandi piedi: aveva il quarantasei! Ed inoltre, come te e me, adorava navigare lungo i grandi fiumi. Nella sua gioventù ebbe il coraggio di scendere lungo l'Ohio e il Mississippi!”
(Gonzague) “Tu hai conosciuto Mandela, che impressione ti ha fatto?”
(Michael) “Non si può non essere impressionati da un uomo che, dopo venti anni di carcere mostra una tale serenità. Inoltre è il più grande dei democratici, io lo trovo realmente regale. E non ero molto lontano dalla verità, perché in seguito ho saputo che era il figlio di una famiglia reale di etnia Xhosa, il suo bisnonno era il re del popolo Thembu. Uno dei figli del re, chiamato Mandela, era il bisnonno di Nelson Mandela.
“Per quanto riguarda la tua devozione per Luigi XIV, puoi spiegarla?”
“Piuttosto dovresti essere tu a parlarmi del più grande re che ha conosciuto la Francia. A proposito di questo devo farti una domanda: è vero che ha perso tutti i suoi capelli all'età di venti anni?”
Ero già stato in grado di misurare il grado di conoscenza di Michael, ma ora mi aveva veramente sbalordito. Come poteva sapere la storia della Francia fino a questi dettagli?
“Si è vero, era andato in guerra contro i Paesi Bassi,con l’assedio di Dunkerque e Bergues, ma contrasse una forte febbre tifoidea. Era talmente indebolito che si credeva potesse morire, quando finalmente guarisce aveva perso tutti i capelli. E’ per questo che inizia a portare la parrucca, per nascondere la sua calvizia. La parrucca aveva dei buchi dai quali lasciava uscire i pochi ciuffi che gli rimanevano. Installa inoltre vicino alla sua stanza, a Versailles, il gabinetto delle parrucche, dove andava a cercare la parrucca per la messa, la parrucca per la caccia, la parrucca per la cena.
“Non si è mai visto uno come lui - mi dice Michael - è veramente unico.”
“Disilluditi, ai tempi della colonizzazione, proprio qui, nella confluenza dell'Ogooué col Ngounié, c'era un sovrano nero, N'Combé, col soprannome del Re Sol. Sembra che avesse un aspetto infernale: era vestito con un immenso abito di popeline scozzese con quadri neri, interamente sbottonata, al fine di lasciare vedere la sua camicia bianca sulla quale brillava una spilla con tre grandi diamanti intagliati ad Amburgo. Il suo perizoma, di un rosso brillante, era un po' più piccolo di quello che la decenza avrebbe voluto. Attorno al suo collo, ballava un'ampia cravatta fatta di una vecchia tenda. Aveva in mano un bastone del tamburo e la testa era ornata con un cappello tipo "manico della padella".
“E’ vero che a Versailles è arrivato un elefante grigio dall’Africa?”
Sì, ed inoltre è una storia poco conosciuta. Un'altra volta i miei complimenti! Questo animale era stato offerto al Gran Re dai Portoghesi nel 1668; veniva dal Congo ed aveva quattro anni. Fu condotto nel serraglio di Versailles dove visse tredici anni. Si trasformò rapidamente in uno dei più perfetti cortigiani di Sua Maestà. Nel momento in cui Luigi XIV si avvicinava e lo accarezzava, egli lanciava bramiti di gioia e gli faceva ogni tipo di moina con la sua proboscide. L'elefante reale diventò celebre a Parigi ed i pittori più rinomati si disputarono l'onore di dipingere il suo ritratto. Ma ad uno di essi, lo prese a male, ed avendo riempito la sua proboscide di acqua, la spruzzò all'artista e al quadro. Subito dopo, esaltato dal favore del re, divenne pericolosamente vendicativo e, avendo giudicato che uno dei suoi sorveglianti gli aveva mancato di rispetto, lo prese con la sua proboscide, lo fece girare in aria e lo scaraventò al suolo.

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[Modificato da 4everMJJ 16/11/2012 07.49]

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16/11/2012 07.53
 
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Grazie LOREMJ! Ho modificato il tuo post inserendo il link alla fonte e l'ho inserito nel primo post [SM=g27822]
Ne ho letto qualche pezzo qua e là, davvero interessante, ci farò un pensierino su questo libro... che ovviamente col cavolo che lo traducono in italiano, quello di Sullivan invece subito [SM=g27826]

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16/11/2012 17.18
 
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Bellissimo e interessantissimo questo video, sarei stata ore a sentire i racconti di quest'uomo favoloso [SM=g27823]

Consiglio la visione perchè ne vale proprio la pena, la sua cultura era immensa come la sua bontà...

Inizierò a pensare all'acquisto di questo libro, altro che Sullivan [SM=g2927026]
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A rate, ma oggi sono riuscita a [SM=g27823] guardarmi il video anch'io.
Qualche considerazione che mi è venuta spontanea mentre lo guardavo.


1) Ah, ma allora è proprio vera la storia che propina sempre Morandi, del cuoco indiano che in realtà era italiano!! Ci facciamo sempre distinguere [SM=x47954] !

2) 07:28: nel '92 Michael aveva perso Bubbles e cercava un'altra scimmia [SM=g27831] ?? Mi sa che c’è qualcosa che non va in questo racconto….forse cercava un’altra scimmia e basta.
Ma è anche vero che tempo fa scoprimmo (e c'è un topic che "l'originale" Bubbles era stata con lui pochi anni...

3) In certi momenti non è che questo Gonzague mi abbia fatto una gran bella impressione, devo proprio dirlo, come la maggior parte della gente di cui invece Mike amava circondarsi…non per la storia del braccialetto in vendita, che col libro ci può anche stare...ma a pelle, non so....

4) Assolutamente inquietante, ed evidentemente Michael la pensava davvero così, la frase sul perché delle trasformazioni del suo volto a 13:06
La mia più grande gioia è sapere che posso modellare il mio volto: una volta fatto ciò, non si può fare a meno di guardarsi allo specchio e sentirsi sublime.

5) Molto bello il discorso che fa da 26:00 a 28:00 ca

6) Bello anche il racconto dell'esibizione su Pergolesi (min 32:00, ma anche il seguente, con il suo volere preservare per sé la conoscenza), ma è piuttosto ridicolo che chi ha tradotto abbia sentito il bisogno di censurare la parola “castrato” e sostituirla con “bambino corista".

7) 33:15 [SM=g27836]

8) L'ultimo disegno commissionato a Celine Lavail: finalmente un Michael diverso e decisamente più intrigante.

LOREMJ: grazie per la super postata, ne ho letto la metà poi mi è venuta la cecagna [SM=x47979] : il resto me lo stampo e lo leggo con calma.
16/11/2012 19.38
 
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Premetto che ho guardato solo una parte del video ma quoto il punto 3 di Miss:

3) In certi momenti non è che questo Gonzague mi abbia fatto una gran bella impressione, devo proprio dirlo, come la maggior parte della gente di cui invece Mike amava circondarsi…non per la storia del braccialetto in vendita, che col libro ci può anche stare...ma a pelle, non so....

Chissà magari una volta guardato tutto il video riesco anche a capire il perchè (in certi punti mi è sembrato volesse far ridere a tutti i costi mettendoci del suo)
[Modificato da badgirl. 16/11/2012 19.39]
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15/01/2013 21.16
 
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Nonostante sia ben conscia del fatto che lo leggerò in qua e in là, l'ho ordinato (usato) su Amazon.fr e mi è arrivato qualche giorno fa.
La storia di questi due (MJ e Gonzague) mi incuriosisce proprio e, da una scorsa veloce, ho visto alcune foto con Debbie per me inedite.
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Re:
(Miss Piggy), 15/01/2013 21:16:

Nonostante sia ben conscia del fatto che lo leggerò in qua e in là, l'ho ordinato (usato) su Amazon.fr e mi è arrivato qualche giorno fa.
La storia di questi due (MJ e Gonzague) mi incuriosisce proprio e, da una scorsa veloce, ho visto alcune foto con Debbie per me inedite.


[SM=g27811] lo preso anch'io sempre su amazon.fr, ma non so quando avrò il tempo di leggerlo. [SM=x47980] Ho un sacco di aretrati.. [SM=g2927032]


Michael, though you're far away, you're always in my heart. Fabienne
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