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La morte di Michael Jackson: una perdita importante nel mondo della musica nera

Last Update: 7/18/2012 5:54 PM
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6/29/2012 7:13 AM
 
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Di Rahiel Tesfamariam, 26.06.12
Bellissimo articolo (che mi ha passato Cristiana [SM=g27822] ) che fa una riflessione sulla situazione musicale, alquanto sterile, di oggi. Mi ha colpito molto l'ultima frase: triste ma veritiera che rispecchia putroppo la nostra realtà [SM=g27813]

La morte di Michael Jackson, come quelle di grandi artisti prima e dopo, danno origine ad una perdita maggiore per la musica nera.

E'difficile credere che è passato così tanto tempo da quando il mondo ha perduto Michael Jackson. Il "Re del Pop" è morto un giovedì di tre anni fa per una overdose di farmaci somministratigli dal suo medico, Conrad Murray, che è stato poi riconosciuto colpevole di omicidio colposo e condannato a quattro anni di carcere.



Jackson accetta il “Performer del Millennio” ai MTV Video Music Awards del 2002.

Ogni generazione ha i suoi momenti quando un amato personaggio pubblico ci è sottratto. E' un ricordo che spesso rimane per sempre impresso nella nostra memoria. Non importa quanto tempo è passato, puoi guardare indietro e ricordare esattamente dove eri quando hai ricevuto la notizia che ti ha fatto domandare se le cose sarebbero mai state più le stesse. Per molti di noi, la morte di Michael Jackson è stata uno di quegli “eventi nel tempo” rivoluzionari.
Abbiamo la sensazione che questi momenti stiano avvenendo sempre più spesso, soprattutto nel mondo della musica nera. Ma la vera tragedia è che non stiamo perdendo solo questi artisti amati. Stiamo perdendo anche la nostra cultura.

Solo in questo ultimo anno, abbiamo perso leggende musicali come Etta James, Don Cornelius, Donna Summer e, naturalmente, Whitney Houston. A livello locale, la gente di Washington ha pianto la perdita di Chuck Brown "Padrino del Go-Go" (Go-go è un sottogenere della musica funk sviluppato dentro e intorno a Washington, ndt) che ha messo la capitale della nazione all'attenzione culturale del paese.

Guardate come cerchiamo di far rivivere il passato. Si restituisce Tupac a Coachella sotto forma di un resuscitato, voci di un film biografico su Whitney Houston, ed i fratelli Jackson che sono partiti per un tour in 16 città, senza il loro fratello Michael. Ma non è mai la stessa cosa. Con ogni morte, un pezzo dell’immaginazione artistica del pubblico e, inevitabilmente, di chi siamo noi come popolo, muore con esso.
Anche se non si è accantonata l’importanza intergenerazionale che rimane in mezzo a noi, non posso fare a meno di essere preoccupata per lo stato dell’intrattenimento nero. Siamo lontani da una siccità culturale, ma gran parte della musica di oggi non pulsa con la stessa anima che ha fatto quell’epoca passata.

Gran parte della mia delusione deriva dalla commerciale hip-hop. Mi rattrista che i miei nipoti non hanno un equivalente degli “Arrested Development” mentre rimproverano i maschi neri "che disprezzano la mia regina nera, tenendosi l'inguine e diventando osceni" (da People Everyday, ndt) sulle stazioni radio urbane che ascoltano tutti i giorni. Dove sono i “Fugees” e i “Tribe Called Quest” per la nuova generazione? Perfino nel regno del R&B, per tutti gli “H-Town" quelli che parlano di "Knockin the Boots", c'è rimasto un Boyz II Men che canta di amare qualcuno fino alla "Fine della strada" (End of the Road) oppure "Water Runs Dry". C’era grande equilibrio, e di conseguenza, potevamo scegliere la nostra musica “alla carta”.

Steve Harvey ha insistito su questo punto in "The Original Kings of Comedy”, (documentario diretto da Spike Lee, ndt), quando ha parlato della differenza tra gli “Earth, Wind and Fire” che chiedevano "ti dispiace se ho guardato nei tuoi occhi, finché non mi sono ipnotizzato e ho perso il mio orgoglio?" (da Love's Holiday, ndt) e gli artisti di oggi che chiedono "Who shot ya ?" (chi ha sparato, di Notorius B.I.G., ndt). La differenza tra Lenny Williams che piange a modo suo "Cause I love you" (perché ti amo) e gli artisti di oggi che fanno musica satura di sesso, ma completamente priva di amore.

Come molto del nostro cibo, la musica che consumiamo oggi è progettata con una tecnologia molto avanzata e lontano da qualcosa di naturale o di produzione propria. La pubblicità, la produzione sintetica della musica è diventata così scarsa che un artista mainstream come Jay-Z ha sentito il bisogno di proclamare la "Death of Auto-Tune” come una critica e una sfida a persone come T-Pain, che hanno reso popolare la tecnologia “Auto-Tune”.

Gli artisti non sono alla base gli unici da biasimare per questo compromesso sull'integrità culturale. Il settore aziendale è portato a non investire nella realizzazione di musica senza tempo, come “Love’s Holiday” degli EWF, mentre è in linea con le tendenze dei consumatori al fine di avere un richiamo di massa. Dipende da una formula ora. Agli artisti è richiesto di fare del "pop crossover" al fine di essere sostenibili anche se la cultura ne soffre di conseguenza. La rapper Nicki Minaj è un buon esempio di come un suono stereotipato e un genere “sesso forzato” prosperi sfidando ogni probabilità. Il suo singolo stile crossover "Starships" ha debuttato al numero 9 della Billboard Hot 100, anche se era, come ha osservato la rivista, "un distacco nel sound per la rapper della “Young Money".

Con questo livello di successo calcolato, a cosa ricorrerà questa generazione di artisti per portare avanti la musica con la stessa visione globale che ha avuto Michael Jackson? Il genio dietro "Thriller", ha attraversato ogni confine umano che ci divide. Pochi artisti possono diffondere la cultura di una nazione nei modi in cui ha fatto Michael. Aveva i suoi difetti (molti), ma ha messo l’America in buona luce agli occhi del mondo. E ci ha fatto, come americani, stare bene con noi stessi.

Questo non significa ignorare il fatto che artisti del calibro di Rihanna hanno un simile interesse globale. Ma non era solo la musica di Michael ad essere di portata globale, lo era anche la sua passione per l’assistenza. MJ era un servitore. E'difficile immaginare artisti contemporanei come Rihanna e Beyonce che offrono l'equivalente di "We Are the World" con la sincerità che ha avuto il volontariato di Michael. Ma questo non può essere un’affermazione su di loro tanto quanta è la differenza tra la generazione del “baby boom” (anni 50-60, ndt) di Michael, che ha vissuto i diritti civili ed i movimenti del “Black Power”, contro la mia generazione, che apparentemente ha un filone molto più egocentrico e materialista che la sta attraversando. L’arte egoista permea il nostro paesaggio culturale contemporaneo perché molti di noi hanno preso le nostre libertà per scontato e non provano un senso di impegno per vivere una vita di assistenza.

Non possiamo riportare (in vita) Michael oppure uno di questi artisti che sono mancati. Ma possiamo sperare di vivere in un mondo dove le persone di spettacolo capiscono che diventare il più grande di tutti i tempi è molto più della musica; è anche toccare l'umanità in un modo che cambia per sempre le persone.

Alla fine, come nutriremo la nostra cultura dipenderà da quanto siamo interessati al benessere del nostro prossimo e dalle esigenze del nostro mondo.

www.washingtonpost.com/blogs/therootdc/post/michael-jacksons-death-like-those-of-the-great-artists-before-and-since-results-in-a-greater-loss-for-black-music/2012/06/26/gJQAbFnx4V_b...

- Traduzione a cura di Niki64.mjj per MJFanSquare.
In caso di diffusione della traduzione si prega di riportare la fonte, grazie. -

[Edited by Niki64.mjj 6/29/2012 9:12 PM]
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6/29/2012 1:47 PM
 
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Bè è tutto abbastanza vero, mi riconosco molto nella prima parte dell'articolo (e ormai evito di citare i miei artisti preferiti che sono sempre di meno [SM=g27819] ); penso che comunque ci sia un impoverimento generale nella società, non solo nella musica... e un altro "uguale" a Michael d'altra parte non c'è e non ci sarà, lo sappiamo

Grazie Niki [SM=g27822]
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6/29/2012 2:43 PM
 
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Triste verità, è vero che sono pochi gli artisti moderni che, per quanto mi riguarda, riescono a colpirmi. Purtroppo per quelli "grandi" come me,la morte di Michael, come quella di Donna Summer o di Whitney Houston, hanno lasciato un vuoto nella musica nera che non si riuscirà a colmare. Grazie Niki
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6/29/2012 3:27 PM
 
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Grazie per aver postato un così bell'articolo che non fa altro che affermare la realtà dei fatti..
Con la scomparsa di Michael (aldilà dell'aspetto della musica nera che credo c'entri poco, pensiamo solo all'enorme perdita di Amy Wynehouse, che era bianca)sembra quasi che si sia tranciata di netto un'epoca culturale, abbiamo reciso le ali al pensiero e alla sua originalità.
Come se fosse morto Shakespeare, Omero, Catullo, Hugo...
Solo che questa volta non ci è rimasto su molto per ricostruire una cultura di valori e di significato...
Molta pochezza...
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6/29/2012 5:08 PM
 
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ed i fratelli Jackson che sono partiti per un tour in 16 città, senza il loro fratello Michael. Ma non è mai la stessa cosa. Con ogni morte, un pezzo dell’immaginazione artistica del pubblico e, inevitabilmente, di chi siamo noi come popolo, muore con esso.

Verissimo!!
Credo che questa "decadenza" colpisca molti altri settori, ma per restare alla musica è un dato di fatto che non ci sia più la miriade di grandi artisti che c' erano in passato e non solo nella musica nera: penso anche ad altri generi musicali!!
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6/29/2012 6:52 PM
 
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Bell'articolo.
Triste realtà. Purtroppo di grandi artisti ai giorni nostri ce ne sono pochi.
Grazie Niki.
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6/30/2012 7:59 AM
 
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Grazie per l'articolo Niki, purtroppo è così non ci sono rimasti artisti.
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7/1/2012 1:31 AM
 
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Non ci sono rimasti solo pochi artisti, c'è una povertà culturale (come giustamente voi rimarcavate) in tutti i settori (politica, arte in generale, letteratura etc etc). La povertà sociale e l'inaridimento di certi valori soppiantati da un materialismo e da un disagio crescente frutto della crisi economica che ci ha investito, ha prodotto come conseguenza lo spostarsi di interessi culturali a beneficio di quelli economico- politici. Non si investe più come prima sulla cultura. Chissà se nel mondo di oggi Michael avrebbe ricevuto la stessa attenzione da parte di discografici e compagnia bella. Lui era figlio del suo tempo.
7/1/2012 4:48 PM
 
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Se posso tirare fuori un'idea che forse ho già esposto ma magari ribadire torna utile, eccola qui.
In realtà i grandi della musica che muoiono entrano di diritto in una hall of fame e bella lì. Saranno compianti, ricordati, il loro passaggio non è stato vano.
Ma per quanto dispiaciuti per le grandi perdite, bisogna essere più che ottimisti per il futuro. Continuano a nascere talenti, la musica non si ferma mai, vi sono sempre nuove cose e giovani incredibili artisti stanno bussando alle porte (per essere un po' retorici).
La tiritera che non c'è più grande musica non è assolutamente vera, anzi. Forse è vero il contrario che un numero elevato di dischi di ottima qualità continua ad uscire anche oggi solo che non ci accorgiamo a causa di un monopolio dell'informazione musicale. Ci vogliono dieci-quindici anni prima che ci si accorga di un grande artista, e di solito solo dopo la sua scomparsa capiamo quanto grande x o y è stato.
Si tenga anche conto che la frase "oggi non ci sono più grandi artisti di musica" è stata riferita a lennon nel 1962, quando venne bocciato con il suo gruppetto di liverpool alle audizioni della decca. E poi abbiamo visto che cosa è successo con quel gruppetto. Poi, la storia si è ripetuta nei 70, che avevano il difetto di non essere i magnifici 60, e così di decade in decade. Oggi, finalmente stiamo scoprendo quanto magnifici fossero i 90's e tra qualche anno toccherà ai 00's.
La cosa al limite un po' avvilente è leggere su youtube di ragazzini di quindici anni che dicono "vorrei essere nato nei 60's per ascoltare x o y".
In realtà, questo è un atteggiamento di malinconia mista ad una buona "ignoranza", detto nel termine buono del termine.
E ovviamente quando da ragazzino anche io ho detto questa identica frase sul mio primo forum musicale, è apparso un grande della musica italiana che mi ha scritto esattamente quello che sto scrivendo a voi adesso (senza che io sia quel grande che mi ha scritto all'epoca, ovvio). HO imparato la lezione e ho cambiato presto idea, accorgendomi della verità della cosa.

p.s.
ma in effetti, come poi ho avuto modo di dire a quel "grande", i sei anni che vanno dal '66 al '72 sono i più importanti nella storia del rock. Logico che si guardi ad un'età dell'oro per alcuni periodi della storia, come potrebbe essere per il rock quel periodo lì. Solo che è/era il suo racconto ad essere vero da un punto di vista teorico e storico, non quel mio passato atteggiamento vittimistico




[Edited by °Mark Lanegan° 7/1/2012 4:51 PM]
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7/1/2012 7:45 PM
 
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Re:
°Mark Lanegan°, 01/07/2012 16.48:


Se posso tirare fuori un'idea che forse ho già esposto ma magari ribadire torna utile, eccola qui.
In realtà i grandi della musica che muoiono entrano di diritto in una hall of fame e bella lì. Saranno compianti, ricordati, il loro passaggio non è stato vano.
Ma per quanto dispiaciuti per le grandi perdite, bisogna essere più che ottimisti per il futuro. Continuano a nascere talenti, la musica non si ferma mai, vi sono sempre nuove cose e giovani incredibili artisti stanno bussando alle porte (per essere un po' retorici).
La tiritera che non c'è più grande musica non è assolutamente vera, anzi. Forse è vero il contrario che un numero elevato di dischi di ottima qualità continua ad uscire anche oggi solo che non ci accorgiamo a causa di un monopolio dell'informazione musicale. Ci vogliono dieci-quindici anni prima che ci si accorga di un grande artista, e di solito solo dopo la sua scomparsa capiamo quanto grande x o y è stato.
Si tenga anche conto che la frase "oggi non ci sono più grandi artisti di musica" è stata riferita a lennon nel 1962, quando venne bocciato con il suo gruppetto di liverpool alle audizioni della decca. E poi abbiamo visto che cosa è successo con quel gruppetto. Poi, la storia si è ripetuta nei 70, che avevano il difetto di non essere i magnifici 60, e così di decade in decade. Oggi, finalmente stiamo scoprendo quanto magnifici fossero i 90's e tra qualche anno toccherà ai 00's.
La cosa al limite un po' avvilente è leggere su youtube di ragazzini di quindici anni che dicono "vorrei essere nato nei 60's per ascoltare x o y".
In realtà, questo è un atteggiamento di malinconia mista ad una buona "ignoranza", detto nel termine buono del termine.
E ovviamente quando da ragazzino anche io ho detto questa identica frase sul mio primo forum musicale, è apparso un grande della musica italiana che mi ha scritto esattamente quello che sto scrivendo a voi adesso (senza che io sia quel grande che mi ha scritto all'epoca, ovvio). HO imparato la lezione e ho cambiato presto idea, accorgendomi della verità della cosa.

p.s.
ma in effetti, come poi ho avuto modo di dire a quel "grande", i sei anni che vanno dal '66 al '72 sono i più importanti nella storia del rock. Logico che si guardi ad un'età dell'oro per alcuni periodi della storia, come potrebbe essere per il rock quel periodo lì. Solo che è/era il suo racconto ad essere vero da un punto di vista teorico e storico, non quel mio passato atteggiamento vittimistico








Ho capito quello che tu dici, e sono anche d'accordo sull'ottimismo e fiduciosa [SM=g27821] , l'unica cosa che volevo chiederti è se nel discorso ti riferivi esplicitamente anche alla musica nera (perchè mi pare che tu non la preferisca, ma essendo Prof... [SM=g27822] )
Premetto che anch'io sono tanto ignorante-dal-verbo-ignorare, e generalizzando, ad oggi, per quanto riguarda gli ultimi anni, non ho grande... "entusiasmo"... diciamo così.
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